Cosa hanno in comune un tifoso delle bighe nell’antica Roma e una fan di Taylor Swift?
La nuova puntata di Superfan racconta di cosa si cerca, in fondo, quando ci si ritrova in un fandom e di come questa necessità risponda a impulsi antichissimi

Sulla lapide di un ragazzo di diciannove anni morto quasi duemila anni fa c’è un’incisione: sottolinea che, in vita, aveva sempre tifato per i Blu. I Blu erano una delle squadre che si contendevano le corse delle bighe, tra gli spettacoli più popolari dell’antica Roma. Chi seguiva le corse si divideva in fazioni — i Blu, appunto, ma anche i Verdi, i Rossi, i Bianchi — e ne portava i colori anche nella vita di tutti i giorni, come fanno oggi i tifosi delle squadre di calcio.
E, come succede anche oggi, c’era pure chi non capiva come fosse possibile essere così appassionati di uomini in piedi su dei carri. Lo storico Plinio il Giovane, per dire, scrisse a un amico tutto il suo stupore per le migliaia di persone che si esaltavano non tanto per la bravura degli aurighi o per la velocità dei cavalli, ma per una casacca colorata: se durante la gara le squadre se le fossero scambiate, osservava con fastidio, i tifosi avrebbero cambiato subito il loro favore.
Comportamenti molto simili a quelli dei fan di oggi, insomma, sono documentati in epoche e contesti lontanissimi da noi. Lo sa bene lo storico dei fandom Daniel Cavicchi, che dai suoi studenti si sente rivolgere sempre la stessa domanda: come facevano i fan a trovarsi, prima dei social network?
Il secondo episodio di Superfan percorre la storia umana per raccontare altri fandom di cui forse non avete mai sentito parlare: i pellegrini medievali che attraversavano l’Europa per venerare le reliquie dei santi, i “music lover” che nell’Ottocento davano fondo ai risparmi per un concerto e i lettori clandestini dei primi romanzi pulp gay e lesbici. Sono tutti esempi che spiegano, da punti di vista diversi, quali sono i bisogni profondi che spingono le persone a riunirsi attorno a ciò che amano, e che nei secoli non sono mai cambiati.
Uno è il desiderio di emozioni intense, di quelle che la vita di tutti i giorni concede di rado e che poi restano attaccate a un oggetto qualunque, come il braccialetto di perline scambiato a un concerto. Un altro è la ricerca di uno spazio in cui sentirsi liberi, che ha sempre attratto soprattutto chi nella cultura dominante non si riconosceva, dalle donne e le persone queer agli appassionati di fantascienza derisi per decenni come eterni adolescenti. E poi c’è la cosa più semplice di tutte: trovare qualcuno con cui condividere quello che si ama.
Questa volta, alla voce di Viola Stefanello si alternano interviste a Cavicchi, grande esperto dei “music lover” ottocenteschi; ad Andrea Horbinski, storica dei media che ricostruisce come si entrava in un fandom prima della rete; e a Federica Pepe, che nei primi anni Duemila, a Salerno, è riuscita a costruire una piccola comunità attorno alle canzoni di Taylor Swift, trovando un gruppo di amici che le sono rimasti accanto fino al giorno del suo matrimonio.
Fonti e ulteriori letture:
– Screaming, Crying, Throwing up: The Medieval Art of Fandom, di Katherine Churchill, nella newsletter Mixed Feelings, 2025
– Relational Virginity and Nonbinary Gender: La Vie De Sainte Euphrosine and La Vie De Saint Alexis, di Katherine Churchill, in The Journal of Medieval Religious Cultures, 2024
– Il libro di Margery Kempe. Autobiografia spirituale di una laica del Quattrocento, a cura di Gabriella Del Lungo Camiciotti, 2002
– Interaction Ritual Chains, di Randall Collins, 2004
– Is “six-seven” really brain rot?, di Joshua Rothman su The New Yorker, 2025
– Listening and Longing: Music Lovers in the Age of Barnum, di Daniel Cavicchi, 2011
– Foglie d’erba, di Walt Whitman
– Fandom Before “Fan”, di Daniel Cavicchi, in Reception: Texts, Readers, Audiences, History, 2014
– Hiiki Renchū (Theatre Fan Clubs) in Osaka in the Early Nineteenth Century, di S. Matsudaira, in Modern Asian Studies, 1984
– Queer Pulp: Perverted Passions from the Golden Age of the Paperback, di Susan Stryker, 2001
– The Great Good Place: Cafes, Coffee Shops, Bookstores, Bars, Hair Salons, and Other Hangouts at the Heart of a Community, di Ray Oldenburg, 1989
– Bowling Alone: The Collapse and Revival of American Community, di Robert Putnam, 2001
– The Ritual Process, di Victor Turner, 1969



