Zinedine Zidane contro il Brasile
Vent'anni fa il calciatore francese fece una delle più eccezionali prestazioni individuali nella storia dei Mondiali
di Michele Pelacci

Il 1° luglio del 2006, vent’anni fa, il calciatore francese Zinedine Zidane giocò la sua terzultima partita da calciatore professionista. È meno ricordata dell’ultima in assoluto, che finì con la testata al difensore italiano Marco Materazzi nella finale dei Mondiali contro l’Italia, ma fu una delle migliori prestazioni individuali della storia. Lo dice persino la FIFA, che i Mondiali li organizza, sul suo sito ufficiale. Tanti ex calciatori concordano: secondo Pelé, Zidane quel giorno fu «un mago».
La partita in questione era il quarto di finale dei Mondiali del 2006 tra Francia e Brasile. Erano forse le squadre più forti al mondo, vincitrici delle precedenti tre edizioni dei Mondiali; nel 1998 la finale fu proprio Francia-Brasile (vinse la Francia 3-0 con due gol di Zidane). Quella del primo luglio 2006 si giocò al Waldstadion di Francoforte, in Germania, ed è forse la migliore della carriera di Zidane, che pure ne ha giocate tante.
Non fece gol, ma quasi tutto il resto: assist, passaggi, dribbling, finte, protezioni di palla a scopo difensivo. Toccò il pallone con qualsiasi parte del corpo: interno, esterno, collo, suola, punta e tacco del piede, ma anche petto, testa, coscia. Giocò davvero come se avesse avuto «un guanto di velluto su ciascun piede», come disse di lui l’ex calciatore del Real Madrid Alfredo Di Stefano.
Il riassunto in un minuto
Zidane mise in mostra una sorta di concentrato del suo gioco: esteticamente appagante, efficace per quanto sofisticato, a volte imperfetto ma capace di tenere molti spettatori davanti alla televisione. E riuscì a farlo quando la sua carriera era già entrata nella fase finale: aveva già annunciato che si sarebbe ritirato dopo i Mondiali, a 34 anni compiuti da poco.
Fu anche una partita cruciale per gli sviluppi di quel Mondiale: il Brasile era la squadra favorita per la vittoria finale e in attacco giocava con due vincitori del Pallone d’oro, il premio individuale più importante del calcio: Ronaldo e Ronaldinho. Il primo, detto “il fenomeno”, aveva appena segnato il suo 15esimo gol ai Mondiali, un record per l’epoca; da solo Ronaldo aveva fatto più gol ai Mondiali di tutti i giocatori di quella Francia messi assieme. Ronaldinho, invece, era il Pallone d’oro in carica e probabilmente il miglior calciatore del mondo.
Ed erano spesso insieme ad altri due attaccanti fortissimi, Adriano e Kakà, che giocavano per Inter e Milan. Era il cosiddetto “quadrato magico”, uno degli attacchi più forti che il Brasile abbia mai avuto, seppur in fin dei conti poco concreto ed efficace.
La Francia, invece, arrivò a quei Mondiali non solo con meno aspettative, ma con tanti problemi. L’ultimo torneo giocato, gli Europei del 2004, era finito male: aveva perso 1-0 ai quarti di finale contro la Grecia, poi sorprendente vincitrice. Quella deludente sconfitta contribuì alla decisione di Zidane di smettere di giocare con la nazionale francese: per concentrarsi sulla sua squadra, il Real Madrid, e per riposarsi di più. L’allenatore della Francia Raymond Domenech disse che nessun giocatore avrebbe vestito la maglia numero 10, quella di Zidane, per qualche tempo, perché sarebbe stata «troppo pesante da portare».

La Grecia esulta mentre Zidane esce dal campo, agli Europei del 2004 (Claudio Villa/Grazia Neri Agency)
Anche a causa dell’assenza di Zidane, la Francia fece molta fatica a qualificarsi per i Mondiali del 2006. Vinse il proprio girone di qualificazione, ma in sei partite di andata e ritorno contro Svizzera, Israele e Irlanda vinse solo una volta (batté invece due volte ciascuna Cipro e le Faroe). Mentre la Francia stentava e i Mondiali si avvicinavano, Domenech pare che andò «da Zidane col cappello in mano» per chiedergli di tornare a giocare con la nazionale. Zidane accettò, alla condizione di giocare nella sua posizione preferita, come centrocampista offensivo centrale (trequartista), e non sulla fascia sinistra.
Col Real Madrid, intanto, Zidane non stava combinando granché, considerando quant’erano forti lui e la squadra. Per due stagioni, tra il 2004 e il 2006, non vinsero alcun trofeo, e Zidane era lontano dalla forma migliore. Negli anni precedenti aveva vinto, tra le altre cose, i Mondiali e il Pallone d’oro nel 1998, gli Europei nel 2000 e la Champions League nel 2002, segnando in finale uno dei migliori gol nella storia del torneo.
La Francia iniziò il Mondiale faticando parecchio: due pareggi contro Svizzera e Corea del Sud. Verso la fine della partita contro la Corea, condizionata anche da un gol discusso e infine non convalidato al francese Patrick Vieira, Zidane venne sostituito e si arrabbiò molto con Domenech. Uscì dal campo senza nemmeno guardarlo e buttò per terra la fascia di capitano. Era stato ammonito in entrambe le partite, e quindi avrebbe saltato l’ultima del girone, contro il Togo. Quella contro la Corea del Sud, si pensava, poteva benissimo essere stata l’ultima partita della carriera di Zidane.
Con due gol nel secondo tempo, invece, la Francia batté il Togo, peraltro nel giorno del 34esimo compleanno di Zidane: fu la prima vittoria ai Mondiali dal 3-0 con cui batterono il Brasile nella finale del 1998. Per il giornale francese L’Humanité, Zidane era ormai «un ostacolo per il successo», mentre La Provence titolò «Adieu L’Artiste».
Agli ottavi di finale la Spagna era già un’avversaria temibile per la Francia, che comunque riuscì a vincere: con due gol nel finale di partita e soprattutto grazie al 23enne esterno d’attacco del Marsiglia Franck Ribery. Zidane fece il gol del 3-1 finale, ma si infortunò alla coscia.
«Mi sottoposi ad alcuni esami e i medici mi dissero che non avrei potuto giocare contro il Brasile. Ho risposto loro, senza mezzi termini, che non avrei mai rinunciato a giocare contro il Brasile» disse Zidane. Lo staff medico della Francia fece il possibile per farlo giocare contro il Brasile che – pur così pieno di giocatori fortissimi, pur vincitore di tutte e quattro le precedenti partite del Mondiale – temeva Zidane.
L’allenatore brasiliano Carlos Alberto Parreira anziché il quadrato magico mise in campo un attaccante (Adriano) in meno e un centrocampista difensivo (Gilberto Silva) in più, col preciso scopo di marcare Zidane. Solo pochi mesi prima, negli ottavi di finale di Champions League, Gilberto Silva aveva messo in difficoltà Zidane, contribuendo al passaggio del turno dell’Arsenal contro il Real Madrid.

Zidane e Ronaldo prima della partita tra Francia e Brasile ai Mondiali del 2006 (sampics/Corbis via Getty Images)
Ai Mondiali non andò così. Lo si capì nei primi 40 secondi della partita: Zidane controllò una palla contesa a metà campo, si girò usando la suola, resistette alla pressione di Zé Roberto e Juninho Pernambucano e portò la palla verso Gilberto Silva. Lo puntò, come si dice in gergo, e lo dribblò con un doppio passo, una finta con cui si sposta il pallone in maniera inattesa.
Poi però sbagliò il lancio con cui mandare Thierry Henry verso la porta avversaria. Se avesse provato un passaggio meno a effetto e più efficace, nota per esempio l’apprezzato opinionista di The Athletic Michael Cox, avrebbe probabilmente messo Henry nelle condizioni di fare gol. È uno dei motivi per cui Henry non amava giocare con Zidane, e per cui Zidane a volte era considerato fin troppo barocco e inconcludente.
Fu però una giocata che diede grande fiducia ai francesi. Anni dopo l’allenatore Domenech racconterà di essersi girato verso i giocatori in panchina e di aver detto loro di aver già visto abbastanza: «Abbiamo vinto». Zidane dirà invece che capì subito di essere ispirato: «C’era magia nell’aria quel giorno». Fu solo la prima di tante giocate memorabili di Zidane. Un’altra avvenne al 56°, quando gestì una situazione di gioco confusa facendo un sombrero a Ronaldo “il fenomeno”, cioè irrise uno dei giocatori più forti al mondo facendogli passare la palla sopra la testa.
La partita integrale si può vedere su YouTube. Per chi non ha tempo di guardarla tutta, le giocate migliori di Zidane sono a questi minuti: 4:43, 31:35, 47:55, 1:05:11, 1:05:45, 1:07:14 e 1:21:45.
Come sanno fare i grandi giocatori, Zidane riuscì a gestire a suo piacimento il ritmo della partita. Anche andando piano, rallentando: a un certo punto attirò la pressione su di sé e poi la eluse facendo una veronica, uno dei dribbling più associati a Zidane, a Gilberto Silva. Tanti tifosi reagirono urlando «olé!». Non fu solo cosa fece, ma come: con un’estetica molto riconoscibile (maglia fuori dai pantaloncini, fascia da capitano indossata a mezza via tra gomito e spalla) e scarpe dorate che sono tuttora un oggetto di culto per gli appassionati.
Fece l’assist decisivo per l’1-0 finale. Batté una punizione dalla fascia, crossando sul lato più lontano della porta (il secondo palo), dove sbucò Thierry Henry, che tirò al volo e fece gol. In 54 partite assieme con la Francia fino a quel momento, fu solo il secondo assist di Zidane per Henry (il primo fu contro la Danimarca agli Europei del 2000, e per la verità gran parte dei meriti di quel gol furono di Henry).

(Simon Bruty/Anychance/Getty Images)
Il Brasile giocò male e incassò la prima sconfitta dopo 11 vittorie di fila ai Mondiali, tuttora un record. Dopo la partita Zidane andò nello spogliatoio del Brasile per scambiare la maglia con uno di loro, ma Ronaldo – i due giocavano insieme nel Real Madrid – gli chiese di andarsene perché erano tutti troppo demoralizzati. Stavolta La Provence scrisse che Zidane fu «più brasiliano dei brasiliani».
Non fu l’ultima partita della carriera di Zidane, ma inaspettatamente fu l’ultima ai Mondiali per tanti brasiliani fortissimi: Ronaldo, i terzini Roberto Carlos e Cafù, il 26enne Ronaldinho.
La Francia in semifinale vinse 1-0 contro il Portogallo (gol di Zidane su rigore) e come andò la finale ce lo ricordiamo. Ebbe il coraggio di tirare un rigore col cucchiaio in finale ai Mondiali, contro Gianluigi Buffon, il portiere più forte del mondo. Gli andò bene: la palla colpì la traversa e poi entrò di pochi centimetri.
Uno dei compagni di squadra di Zidane che beneficiarono di più dei suoi passaggi, l’esterno Florent Malouda, disse che per la prestazione di Zidane contro il Brasile «un video dei suoi highlights durerebbe mezz’ora. Della sua partita la gente parlerà anche tra 50 o 100 anni».



