Chi sono i lefevriani
E in che senso si parla di uno “scisma” nella Chiesa, che in realtà è solo l'ultimo capitolo di una lunga serie di scontri con una delle fazioni cattoliche più tradizionaliste

Negli ultimi giorni un vecchio dissidio nella Chiesa cattolica si è aggravato per via della nomina di quattro nuovi vescovi, avvenuta mercoledì contro la volontà della Santa Sede. I vescovi sono seguaci degli insegnamenti dell’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, che negli anni Sessanta contestò la Santa Sede per poi fondare una sua comunità a Ecône, in Svizzera. Questa comunità, che chiamò Fraternità sacerdotale San Pio X, assunse da subito posizioni conservatrici e tradizionaliste, che rifiutano tutte le riforme decise dal Concilio Vaticano II sia da un punto di vista liturgico che dottrinale e culturale.
In particolare i lefevriani – o lefebvriani, così si chiamano gli appartenenti alla Fraternità – si oppongono al dialogo con le altre religioni e negli anni si sono avvicinati ai movimenti dell’estrema destra europea, tanto che alla celebrazione con cui sono stati ordinati i quattro nuovi vescovi era presente anche Roberto Fiore, il segretario del partito neofascista italiano Forza Nuova.
Il Concilio Vaticano II è il più grande tentativo compiuto dalla Chiesa cattolica di modernizzarsi dall’inizio della sua storia. Si svolse tra il 1962 e il 1965, tre anni in cui vennero decisi cambiamenti fondamentali alla liturgia come per esempio la partecipazione attiva dei fedeli a una messa celebrata nella lingua nazionale, e non più in latino, e alla lettura e scelta dei testi. In generale il Concilio avviò un processo di avvicinamento alla società laica e aprì al dialogo con le altre religioni.

L’arcivescovo Marcel Lefebvre tiene un discorso nel settembre 1979 (Photo by Wojtek Laski/Getty Images)
Lefebvre criticò questi cambiamenti, e la Fraternità da lui fondata diventò rapidamente il principale punto di riferimento di chi nella Chiesa cattolica non si riconosceva nelle conclusioni del Concilio. Nel 1975 il vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo revocò il riconoscimento canonico della Fraternità, mentre nel 1976 ci fu un primo provvedimento diretto della Santa Sede: papa Paolo VI sospese l’arcivescovo Lefebvre a divinis per avere continuato le ordinazioni sacerdotali senza autorizzazione. La sospensione a divinis vieta a un sacerdote o vescovo di compiere qualsiasi atto previsto dal suo ruolo.
Dopodiché nel 1988 Lefebvre fu scomunicato perché aveva ordinato quattro vescovi senza l’approvazione papale, un po’ come è successo mercoledì. I vescovi della Chiesa cattolica devono essere scelti dal papa dopo un lavoro di consultazione con i territori svolto da uffici e funzionari appositi. È una scelta importante per la Chiesa, perché garantisce che ci sia la cosiddetta continuità apostolica: i vescovi vengono ordinati da altri vescovi, che erano stati ordinati da altri vescovi ancora e così fino ai primi vescovi scelti dagli apostoli di Gesù. I vescovi poi ordinano i preti, i quali gestiscono le parrocchie.
Nel 1988 Lefebvre aveva 83 anni, e aveva necessità di nominare vescovi a lui fedeli per far continuare la Fraternità. Secondo lui la Chiesa aveva preso una deriva tale da giustificare misure eccezionali per salvaguardare il sacerdozio e la messa tradizionale. Questa giustificazione è simile a quella che ha spinto l’attuale capo della Fraternità, don Davide Pagliarani, a procedere con la nomina di nuovi vescovi in contrasto col papa, visto che due dei quattro vescovi nominati nel 1988 da Lefebvre sono morti tra il 2024 e il 2025.
Si sapeva da inizio febbraio che Pagliarani aveva intenzione di nominare altri vescovi lefevriani, e nelle settimane successive il Vaticano aveva provato a convincere la Fraternità a evitare di procedere con la nomina. Víctor Manuel Fernández, prefetto del dicastero per la Dottrina della fede, aveva proposto ai lefevriani di sospendere la nomina in cambio di un confronto teologico, ma la proposta era stata rifiutata con decisione.
Il 29 giugno papa Leone XIV aveva fatto un ultimo tentativo, chiedendo in una lettera a Pagliarani di rinunciare alle consacrazioni dei vescovi senza mandato pontificio, ma lui gli aveva risposto che i lefevriani vogliono servire la Chiesa cattolica «con mezzi straordinari, come si soccorrerebbe una madre in difficoltà che necessita di un aiuto particolare».

Papa Leone XIV tiene un discorso durante la cerimonia di consegna del pallio ai nuovi arcivescovi metropoliti il 29 giugno 2026 (AP Photo/Alessandra Tarantino)
Nella lettera con cui nel 1988 annunciava a Lefebvre e ai quattro vescovi ordinati la scomunica latae sententiae, cioè una pena in cui si incorre automaticamente solo per aver commesso il fatto, papa Giovanni Paolo II definì quell’atto «scismatico». La scomunica, che consiste nell’esclusione di un battezzato dalla comunità dei fedeli, fu poi revocata nel 2009 da papa Benedetto XVI in un tentativo di riavvicinamento della Chiesa cattolica ai fedeli lefevriani. Anche papa Francesco nel 2017 fece alcune concessioni alla Fraternità.
La Chiesa cattolica ha tutto l’interesse che gli oltre 700 preti e 500mila fedeli lefevriani tornino a riconoscersi nella sua dottrina ufficiale. Ma i tentativi di riavvicinamento sono stati perlopiù fallimentari, a causa delle resistenze della Fraternità.
Le divisioni tra la Chiesa cattolica e i lefevriani non riguardano soltanto gli aspetti liturgici. Un punto che è sempre stato molto criticato da parte dei lefevriani è l’interpretazione che il Concilio Vaticano II diede al concetto teologico chiamato semina verbi: l’idea, cioè, che nelle religioni e culture di tutto il mondo si possano trovare elementi di bontà e di verità. Questo concetto è alla base del dialogo interreligioso, perché riconosce che Dio opera oltre i confini visibili della Chiesa.
L’inglese Richard Williamson, uno dei quattro vescovi ordinati da Lefebvre nel 1988, di fatto negò la Shoa in un’intervista del novembre 2008, dicendo che nei campi di concentramento non furono usate camere a gas e che gli ebrei uccisi non furono 6 milioni. Posizioni antisemite sono state assunte anche dal vescovo lefevriano Bernard Fellay, che nel 2012 incluse gli ebrei tra i nemici della Chiesa, assieme ai massoni e ai progressisti. Nell’ottobre del 2013 la Fraternità accettò di celebrare il funerale di Erich Priebke, ex membro delle SS condannato in Italia all’ergastolo per il suo ruolo nell’eccidio delle Fosse Ardeatine, in cui 335 uomini furono uccisi per rappresaglia dai nazisti per vendicare un attentato di un gruppo di partigiani.
La scelta di nominare comunque dei vescovi nonostante l’espressa contrarietà di papa Leone XIV è l’ennesimo atto scismatico, che perciò comporta la scomunica sia per chi ha fatto sia per chi ha ricevuto la nomina. Tuttavia lo “scisma” in senso stretto non va inteso come un fatto puntuale, una rottura netta che si origina da una scomunica o da una nomina, ma più come il risultato di un processo più lungo, iniziato con il sostanziale e totale rifiuto da parte della comunità lefevriana di mettere in discussione le proprie convinzioni dottrinali e i propri orientamenti, a fronte dell’altrettanto deciso rifiuto della Chiesa cattolica di trovare un compromesso sui punti più importanti del Concilio, come il dialogo interreligioso e una messa più inclusiva per i fedeli.
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