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  • Mercoledì 1 luglio 2026

In certi paesi dell’Asia l’aria condizionata è dappertutto

Per esempio in Cina, Giappone e Singapore: serve ovviamente a rinfrescarsi in estati caldissime, ma è anche un simbolo di successo economico

Un uomo cammina davanti a unità esterne di condizionatori a Tokyo, luglio 2024 (Toru Hanai/Bloomberg)
Un uomo cammina davanti a unità esterne di condizionatori a Tokyo, luglio 2024 (Toru Hanai/Bloomberg)
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Tra i viaggiatori europei che visitano in estate i paesi dell’Asia orientale come Cina, Giappone, Corea del Sud o Taiwan, c’è una raccomandazione classica: portati una sciarpa o una felpa leggera, perché al chiuso l’aria condizionata è fortissima. La raccomandazione (che peraltro viene spesso fatta anche per i viaggi negli Stati Uniti) è simbolo di una differenza non soltanto di temperatura, ma anche culturale e sociale: in molti paesi asiatici l’aria condizionata è ovunque, ed è diventata un requisito fondamentale della vita pubblica, nonostante i suoi consumi inquinanti siano rilevanti.

A Pechino è abbastanza frequente che d’estate si superino i 35 °C e si raggiungano temperature simili a quelle che stanno provocando enormi problemi in Europa in questi giorni. A Tokyo le temperature estive superano costantemente i 30 °C e al caldo si aggiunge un’umidità opprimente. A Singapore, la città-stato che si trova molto vicino all’equatore, le temperature massime sono sempre sopra i 30 °C, e le minime sopra i 25, anche qui con fortissimi livelli di umidità. In molti di questi posti è relativamente frequente arrivare a 40 °C.

In questi paesi l’adozione dell’aria condizionata è stata capillare. Anzitutto nelle case private: in Giappone, per esempio, il 92,5 per cento delle famiglie ha un condizionatore a casa, contro per esempio il 55,1 per cento dell’Italia e percentuali molto inferiori nel Nord Europa. L’aria condizionata è molto diffusa anche negli spazi pubblici: c’è nelle stazioni dei treni, in quelle della metropolitana (e ovviamente sulle vetture), negli uffici pubblici, negli ospedali e, nei paesi più ricchi come il Giappone, anche nelle scuole.

In Giappone l’aria condizionata è installata nel 95,7 per cento delle classi scolastiche, e ci sono perfino polemiche perché il tasso di installazione non è altrettanto alto nelle palestre e nei laboratori.

L’esigenza di proteggersi dal caldo ha anche influenzato l’architettura urbana. Capita spesso nelle grandi metropoli dell’Asia orientale di trovarsi a fare lunghi tragitti sotterranei: le fermate della metropolitana sono connesse ai supermercati o agli uffici, tutto sottoterra, in modo da rimanere sempre in ambienti freschi e condizionati e da ripararsi non solo dal caldo, ma anche dalle frequenti piogge monsoniche. Queste strutture sotterranee servono anche d’inverno per proteggersi dal freddo, perché nelle aree di cui abbiamo parlato finora, tranne Singapore, oltre a estati caldissime ci sono inverni gelidi.

Un condominio a Tokyo con moltissimi condizionatori, luglio 2023 (Toru Hanai/Bloomberg)

Un condominio a Tokyo con moltissimi condizionatori, luglio 2023 (Toru Hanai/Bloomberg)

La grande diffusione dell’aria condizionata, ovviamente, non è prerogativa soltanto dell’Asia orientale. Anche negli Stati Uniti e nei paesi del golfo Persico il tasso di adozione è altissimo. Ma in questi paesi asiatici, che si trovano ad affrontare da decenni temperature che in Europa stiamo ancora imparando a conoscere, l’aria condizionata è una comodità ma soprattutto un simbolo del successo economico nazionale.

L’esempio più noto è una celebre e molto citata intervista di Lee Kuan Yew, il primo ministro che nella seconda metà del Novecento trasformò Singapore in uno dei paesi più ricchi del mondo (il PIL per persona è quasi tre volte quello dell’Italia). Parlando nel 2009 con la rivista statunitense New Perspectives Quarterly, Lee disse che uno dei segreti del miracolo economico di Singapore era stato l’aria condizionata: «È stata un’invenzione di fondamentale importanza per noi, forse una delle maggiori invenzioni della storia. Ha cambiato la natura della civiltà umana perché ha reso possibile lo sviluppo nei tropici. Senza aria condizionata si poteva lavorare soltanto nelle ore fresche del mattino, o al tramonto».

Lee raccontò che la prima cosa che fece quando divenne primo ministro, nel 1959, fu fare installare l’aria condizionata in tutti gli uffici pubblici. Oggi l’ossessione di Singapore per l’aria condizionata è tale che una delle attrazioni principali della città è una serie di enormi serre perfettamente condizionate che imitano il clima mediterraneo, con tanto di cascate al chiuso.

Anche l'aeroporto di Singapore è celebre per la sua altissima cascata al chiuso, tutto in un ambiente condizionato (AP Photo/David Goldman)

Anche l’aeroporto di Singapore ha una celebre e altissima cascata al chiuso, tutto in un ambiente condizionato (AP Photo/David Goldman)

L’intuizione di Lee Kuan Yew però era corretta: se prima dell’aria condizionata, in epoca coloniale, a Singapore gli uffici pubblici chiudevano nel primo pomeriggio, successivamente la produttività è aumentata enormemente.

Questo è confermato da vari studi: uno della Helsinki University of Technology del 2006 ha rilevato che in media i lavoratori d’ufficio hanno le migliori performance a temperature tra i 21 e i 22 gradi, e che più la temperatura si alza più le performance peggiorano. Uno studio dell’Università di Harvard del 2016 ha calcolato che negli studenti universitari che non potevano usare l’aria condizionata la reattività cognitiva peggiorava del 13 per cento.

Altri studi hanno mostrato come la qualità del sonno diminuisca rapidamente sopra i 23 gradi, e c’è poi ovviamente la questione delle conseguenze sulla salute: dopo i 30 gradi si iniziano a registrare tassi di mortalità più alti tra la popolazione.

Persone sedute fuori da un centro commerciale per prendere il fresco a Chongqing, in Cina, settembre 2024 (Cheng Xin/Getty Images)

Persone sedute fuori da un centro commerciale per prendere il fresco a Chongqing, in Cina, settembre 2024 (Cheng Xin/Getty Images)

Seguendo l’esempio dei paesi più ricchi del continente, anche molti stati del Sud est asiatico e dell’Asia meridionale stanno puntando molto sull’aria condizionata. Secondo stime dell’Agenzia internazionale dell’energia nel 2023 erano installate nel Sud est asiatico 37 milioni di unità di condizionatori. Nel 2035 saranno 186 milioni e nel 2050 saranno 457 milioni.

In alcuni di questi paesi l’aria condizionata è anche una questione di status e prestigio. In Thailandia una delle attività di svago principali è il cosiddetto malling: le persone visitano i mall (centro commerciale in inglese) non soltanto per fare shopping, ma anche per godere dell’aria condizionata. La cosa si è così diffusa che oggi nella capitale Bangkok i mall sono estremamente lussuosi e sofisticati e sono diventati un’attrazione turistica sia per le persone thailandesi sia per gli stranieri.

L’Asia è oggi il continente in cui le installazioni di aria condizionata sono le maggiori al mondo. La regione dell’Asia-Pacifico rappresenta da sola il 56 per cento del mercato globale di condizionatori.

Questo presenta degli ovvi problemi di sostenibilità energetica. Oggi l’aria condizionata è responsabile del 2,7 per cento delle emissioni di anidride carbonica (il principale gas serra) legate alla produzione di elettricità. Se si prendono in considerazione anche i gas refrigeranti contenuti nei condizionatori per farli funzionare, si arriva al 3,2 per cento del totale delle emissioni di gas serra. Bisogna comunque considerare che le emissioni provocate dal riscaldamento sono circa quattro volte superiori.

Un altro problema rilevante riguarda il fatto che in molte aree come la Cina e il Sud est asiatico parte dell’energia necessaria per il funzionamento dei condizionatori è ancora ottenuta bruciando carbone e idrocarburi. Altri paesi, come il Giappone, hanno adottato campagne di maggiore sostenibilità, e negli ultimi anni hanno alzato di qualche grado la temperatura dei condizionatori negli uffici e nei luoghi pubblici, per inquinare meno.