Domani entra in vigore la tassa europea sui piccoli pacchi

Quelli da meno di 150 euro che arrivano da paesi esterni all'Unione Europea: come funziona, come calcolarla e che cambiamenti ci aspettano

(AP Photo/Charles Rex Arbogast)
(AP Photo/Charles Rex Arbogast)
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Da domani, mercoledì primo luglio, inizierà a essere applicato un dazio europeo di 3 euro sui pacchi che valgono meno di 150 euro acquistati da paesi al di fuori dell’Unione Europea. La nuova tassa è stata approvata a dicembre dall’ECOFIN, il gruppo che comprende i ministri delle Finanze dei 27 membri dell’Unione Europea, e ha l’obiettivo di disincentivare gli acquisti di prodotti a basso costo provenienti in particolare dalla Cina, per esempio da siti come Shein, AliExpress e Temu.

Finora questi pacchi erano esenti dai dazi proprio per il loro scarso valore: la loro gestione in dogana sarebbe stata molto più onerosa rispetto a quanto avrebbero fatto incassare. Ora però l’Unione ha voluto togliere l’esenzione per dare una risposta alle aziende europee che da tempo si lamentavano della concorrenza subita soprattutto da parte di quelle cinesi, che hanno costi minori anche perché non sono sottoposte agli standard occidentali molto più rigidi per la tutela dei lavoratori e dell’ambiente.

Secondo i dati della Commissione Europea, nel 2025 nei paesi europei sono arrivati 5,9 miliardi di articoli in pacchi di basso valore da paesi terzi esenti dai dazi: significa circa 16 milioni di pacchi al giorno, quasi tutti provenienti dalla Cina. Il nuovo dazio riguarderà soprattutto gli acquisti online dei consumatori all’interno dell’Unione Europea da paesi esterni, ma più in generale tutti quelli che prevedono spedizioni postali.

Il nuovo dazio si applicherà sulle spedizioni che dai documenti doganali risulteranno avere un valore inferiore ai 150 euro, e verrà calcolato sulla base della tipologia di articolo, cioè per ciascuna voce doganale dichiarata. Ogni bene o merce infatti ha una sua classificazione doganale, che consiste in un codice internazionale che indica cosa si sta esportando e da cosa è composto, e il dazio di 3 euro si applicherà in base a quella classificazione. Se in un solo pacco ci sono prodotti che hanno diverse classificazioni il dazio potrà quindi essere applicato più volte.

Concretamente: se si comprano una maglietta e un paio di ciabatte si pagheranno 6 euro in più (3+3 perché i due prodotti hanno differenti classificazioni); se si comprano due magliette e due paia di ciabatte si pagheranno sempre 6 euro e non 12; se si comprano cinque magliette, si pagheranno invece 3 euro perché sono articoli con la stessa classificazione.

Il dazio di 3 euro sarà a carico del consumatore finale, ma le cose potrebbero cambiare. Col tempo infatti è possibile che le aziende straniere decidano di assumersi direttamente i costi per evitare un calo di ordini: potrebbero ad esempio decidere di abbassare il prezzo di vendita, magari assorbendo il dazio pur di non perdere acquirenti.

Dal primo luglio in ogni caso i consumatori che comprano prodotti da fuori dall’Unione Europea dovranno fare molta più attenzione alle clausole contrattuali di questi piccoli acquisti, e capire se l’azienda ha già incluso i dazi nei prezzi applicati o se dovranno pagarli a parte.

– Leggi anche: I cinesi spendono poco, ed è un problema anche nostro

Il dazio doganale comunque è una misura temporanea e forfettaria: resterà in vigore fino al primo luglio del 2028, quando si cominceranno ad applicare i normali dazi doganali a seconda del tipo di merce. Per esempio, se si comprerà una maglietta da 10 euro dalla Cina, si pagherà 1,2 euro di dazi e non più 3 euro: verrà cioè applicato il normale dazio sull’abbigliamento cinese, cioè il 12 per cento.

Dipende dal fatto che, dal 2028, dovrebbe entrare in funzione il cosiddetto “data hub” doganale europeo per l’e-commerce, cioè una piattaforma digitale unica e centralizzata che sostituirà progressivamente i vecchi e frammentati sistemi informatici nazionali. Il suo scopo sarà quello di rendere i controlli doganali più semplici ed efficaci, anche in caso di pacchi di scarso valore.

A partire dal primo novembre di quest’anno, inoltre, l’Unione introdurrà una handling fee europea di 2 euro: è una commissione che servirà a coprire i costi operativi e di gestione delle autorità doganali legati all’enorme flusso di pacchi da e-commerce di basso valore. Tale contributo si applicherà su ciascuna spedizione, cioè per ciascun pacco, indipendentemente da quanti oggetti conterrà o dalla loro classificazione doganale.

In sintesi: da mercoledì ordinando merci fino a 150 euro da un paese fuori dall’Unione Europea pagheremo il prezzo di ciò che abbiamo comprato, più 3 euro di dazio forfettario europeo (sugli articoli, secondo le casistiche già descritte). Dal primo novembre e fino al primo luglio del 2028 a questi costi andranno aggiunti i 2 euro della handling fee europea (cioè sul pacco). Da luglio del 2028 si pagheranno invece il prezzo delle cose ordinate, i 2 euro di handling fee europea e i dazi effettivi applicati ai prodotti acquistati.

A questo sistema già complicato va poi aggiunto un pasticcio fatto dal governo italiano, che lo scorso dicembre aveva previsto l’introduzione di una tassa italiana di 2 euro per pacco, sempre dal primo luglio, del tutto sovrapponibile a quella dei 3 euro dell’Unione e alla handling fee, peraltro sapendo che entrambe sarebbero entrate in vigore a breve.

Il 23 giugno, proprio per evitare la sovrapposizione delle due tasse dal primo luglio, il Consiglio dei ministri ha rinviato al primo ottobre l’entrata in vigore di questa tassa nazionale. Di fatto, come fa notare il Sole 24 Ore di martedì, il testo dell’Unione sulla handling fee europea prevede però che la tassa nazionale debba essere eliminata quando entrerà in vigore quest’altra misura (cioè il primo novembre). Quindi, conclude il quotidiano, «il contributo nazionale ancora non nato è già morto» o durerà al massimo un mese.