Perché fare i bagagli ci mette in crisi
Pensiamo più alle cose che lasciamo che a quelle che servono, e più alla vacanza ideale che a quella che ci aspetta

Nel periodo delle vacanze estive è abbastanza facile trovare sui social media content creator che condividono consigli su come preparare i bagagli. Ognuno ha una propria idea su cosa sia indispensabile e su come sistemarlo per ottimizzare lo spazio a disposizione, e molti partono dal presupposto che l’unico criterio coinvolto sia un principio di razionalità. Ma non è sempre così: il più delle volte i bagagli delle vacanze sono un compromesso imperfetto e personale tra vari princìpi che regolano i comportamenti umani.
Uno di questi è la cosiddetta “avversione alla perdita”, un concetto noto nelle scienze economiche e comportamentali, proposto nel 1979 dal famoso psicologo Daniel Kahneman e dal suo collega Amos Tversky. È una normale distorsione cognitiva per cui, di fronte alla prospettiva di perdere o di guadagnare una certa cosa, le persone trovano circa due volte più spiacevole la perdita che piacevole il guadagno: se trovare 100 euro in una tasca di un vecchio abito è piacevole 1, per esempio, perderli dalla tasca camminando è spiacevole 2.
Ne consegue che valutiamo di più un bene quando ne siamo proprietari rispetto a quando non lo siamo: è il cosiddetto effetto dotazione. Applicando questo principio al caso della preparazione dei bagagli, già il fatto di possedere qualcosa la fa sembrare importante e preziosa: lasciarla fuori equivale a una perdita immediata, anche se provvisoria. Ed è per questo motivo che il desiderio di non dover rimpiangere un certo vestito, cappello o paio di scarpe spesso influenza le scelte più del desiderio di trasportare un bagaglio maneggevole e leggero.

Una ragazza trasporta un trolley e una borsa su una strada lungo le rive della Senna, con la Torre Eiffel sullo sfondo, il 21 luglio 2024 a Parigi, in Francia (David Ramos/Getty Images)
Altri autori di ricerche di economia comportamentale, tra i quali George Loewenstein e Daniel Read, teorizzarono negli anni Novanta un altro principio che può influenzare le scelte di chi si prepara per una vacanza: il “pregiudizio di diversificazione”. Quando le persone pensano ai loro bisogni futuri tendono a diversificare le loro scelte molto più di quando si trovano di fronte a un consumo immediato. E si parla di “diversificazione ingenua” quando le scelte vengono compiute cercando di tenere dentro tutto.
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Spesso quindi nei bagagli finiscono oggetti che sono valutati non per una loro utilità intrinseca, ma per quella che avrebbero in diversi scenari ipotetici, la maggior parte dei quali poi non si realizza. Prima di passare tre giorni al mare, per esempio, alcune persone sono portate a mettere nel bagaglio un ombrello, anche se hanno consultato le previsioni meteorologiche e sanno che non è prevista pioggia.
Un discorso simile vale anche per altri beni e gusti personali. Tendiamo a scegliere e a mettere nel bagaglio più di un libro, per esempio, anche quando sappiamo perfettamente che avremo il tempo di leggerne soltanto uno, e forse nemmeno quello. Perché al momento di scegliere vorremmo leggerli tutti, o vorremmo la possibilità di scegliere. Un fattore che influenza questo comportamento, a parte il pregiudizio di diversificazione, è che siamo scarsi a prevedere come le nostre preferenze cambieranno in futuro, in funzione di condizioni diverse da quelle presenti. E questa sostanziale incapacità, definita “pregiudizio di proiezione” e documentata in molti studi ed esperimenti, influenza le nostre scelte.
Per uno studio di economia del 2007 tre ricercatori analizzarono gli archivi di una grande azienda americana specializzata in abbigliamento e attrezzature per il freddo. Confrontarono le date degli acquisti e quelle in cui i clienti avevano successivamente restituito la merce, e scoprirono che le condizioni meteorologiche erano un fattore influente. Più la giornata era fredda al momento dell’ordine, più probabilità c’erano che il prodotto venisse poi restituito, perché i clienti avevano sovrastimato le loro necessità.
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Allo stesso modo, se al momento di preparare i bagagli sta piovendo, per esempio, è possibile che quella condizione favorisca la scelta di mettere un ombrello nel bagaglio indipendentemente dalle previsioni meteo del posto in cui si andrà. Secondo alcuni psicologi ed esperti, c’entra anche una tendenza a immaginare scenari negativi: per esempio ci sono persone che portano un caricatore dello smartphone in borsa e uno di riserva nel bagaglio, pensando all’imprevisto di perderne uno.

Quattro turiste con i soprabiti poggiati sui trolley mentre consultano una cartina a Madrid, in Spagna, il 28 aprile 2025 (Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images)
Le vacanze sono uno dei casi più chiari e frequenti in cui le persone cercano di immaginare le loro emozioni future: i ricercatori Timothy Wilson e Daniel Gilbert, che studiarono questo meccanismo psicologico, lo definirono “previsione affettiva”. Spesso, quando prendono decisioni basate su queste previsioni, le persone tendono a sovrastimarne l’impatto. Pensano che le loro reazioni emotive a un certo evento importante, come sposarsi o trasferirsi in un’altra città, saranno più durature e intense di quanto sono poi in realtà. E vale anche per gli eventi negativi: quando immaginano un lutto, per esempio, le persone non pensano che si riprenderanno tanto facilmente e rapidamente.
La causa principale di questa distorsione cognitiva è che tendiamo a concentrarci solo su alcuni aspetti, trascurandone molti altri che avranno un’influenza sui nostri pensieri e sentimenti. Il momento di preparare i bagagli, di solito, è anche quello in cui le persone pensano a come trascorreranno il tempo durante le vacanze: tendono a idealizzarle e a immaginare solo momenti belli. Non immaginano le code in aeroporto o nei musei, il tempo trascorso sempre con lo stesso vestito, oppure in costume e basta, e tutte le altre situazioni in cui non avranno alcun bisogno di molte cose che mettono nel bagaglio.
Conoscere i pregiudizi e i fattori psicologici che influenzano normalmente i comportamenti può servire a preparare meglio i propri bagagli, o quantomeno a prepararli con la consapevolezza che non esiste il bagaglio perfetto, ma solo compromessi più o meno accettabili. Uno dei consigli più condivisi per non appesantire inutilmente il bagaglio è immaginare la vacanza nel dettaglio e non in astratto, includendo nella lista delle cose da portare solo quelle che potrebbero servire giorno per giorno.
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