Cos’è questa storia dei vecchi libri distrutti dalle aziende di AI

E soprattutto, quanto bisogna allarmarsi?

Un tagliarisma mentre taglia via i dorsi di tre libri sovrapposti
(Glenn Beck/YouTube)
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Da settimane sui social circolano video che mostrano la lama di un tagliarisma mentre recide i dorsi e le rilegature di alcuni vecchi libri, in modo da trasformarli in blocchi di fogli più facili da scansionare e digitalizzare. La notizia che accompagna i video, diffusa a luglio dal sito statunitense 404 Media e ripresa sui social con grande indignazione, è che diverse aziende di intelligenza artificiale (AI) starebbero acquistando in giro per il mondo tonnellate di vecchi libri e manuali fuori catalogo, per usarne i testi come dati di addestramento per i loro modelli. E una volta ottenuta la scansione digitale si disferebbero delle pagine mandandole al macero.

Che le aziende di AI utilizzino vecchi libri cartacei per addestrare i loro modelli non è un fatto nuovo, e nemmeno lo è la scansione distruttiva: una forma di digitalizzazione rapida dei libri stampati. All’inizio del 2026 un’inchiesta del Washington Post aveva scoperto un piano di Anthropic, l’azienda che sviluppa il chatbot Claude, per «scansionare in modo distruttivo tutti i libri del mondo». E dai documenti del progetto, noto internamente come Project Panama, era emerso anche un interesse dei capi dell’azienda a mantenerlo segreto.

Secondo 404 Media, a collaborare con le aziende di AI per reperire e ordinare i libri acquistati all’ingrosso nelle ultime settimane sarebbe stata la società proprietaria di ISBNdb, un enorme database bibliografico online fondato nel 2001. E gli ordini sarebbero stati effettuati in diverse librerie in Germania, Paesi Bassi, Canada, Nuova Zelanda e altri paesi. La stessa ISBNdb sosteneva sul proprio sito di poter procurare fino a un milione di libri per ordine alle aziende di AI, ma dopo le polemiche ha rimosso la pagina in cui descriveva questo servizio, e ha fatto sapere che era soltanto un test di mercato per sapere se c’era domanda.

Indipendentemente dal caso in sé, la vista di libri rilegati che vengono tagliati e distrutti tende a suscitare un certo fastidio e grandi preoccupazioni. Prima di tutto perché il libro è ancora considerato da molte persone il più importante mezzo di trasmissione del sapere nelle società, e pertanto una sorta di oggetto sacro. E poi perché la distruzione dei libri è associata nell’immaginario collettivo alle azioni repressive e di censura tipiche dei regimi autoritari, sia reali che di fantascienza, interessati a ostacolare la circolazione di determinate idee.

Nel caso specifico delle aziende di AI che distruggono libri cartacei, un’obiezione di molte persone è che per digitalizzarli non sia necessario distruggerli: è possibile farne la scansione con altri mezzi, in modo probabilmente meno efficiente e più lento, ma mantenendoli integri. Non essendo strettamente necessaria, la distruzione servirebbe allora a un altro scopo, secondo queste persone: rendere irrecuperabile e quindi inaccessibile la fonte originale dei testi acquisiti, una volta distrutti i libri cartacei da cui provengono.

Una parte di queste paure potrebbe essere infondata, almeno stavolta. Come ha ricostruito il giornalista dell’Atlantic Alex Reisner, non c’è modo di sapere con certezza se i molti libri venduti nelle ultime settimane da diverse librerie siano stati effettivamente acquistati da aziende di AI. È possibile di sì, forse anche probabile, considerato che alcune librerie hanno confermato di aver ricevuto ordini massicci da un unico acquirente, senza dichiararne l’identità.

Non è detto però che quei libri siano rari: è piuttosto improbabile, anzi. Negli ordini abbondano soprattutto libri di saggistica, guide e manuali pubblicati tra gli anni Settanta e Novanta, e scritti in diverse lingue. Si possono definire rari nel senso che probabilmente ne esistono poche copie, ha scritto Reisner, ma potrebbero anche solo essere libri obsoleti, invenduti e di scarso valore. In alcuni casi, secondo le librerie che hanno ricevuto gli ordini, il costo della spedizione supera il valore di rivendita del libro. Uno dei libri venduti, per esempio, è una guida del 1991 su come usare il software di videoscrittura Corel WordPerfect.

Le aziende di AI sono molto interessate non alle edizioni rare e costose, ma ai vecchi libri stampati di cui non esistono versioni digitalizzate: perché è un modo per ottenere grandi volumi di testo al minor costo possibile. Chatbot come ChatGPT o Claude funzionano grazie a enormi quantità di testo utilizzate come dati di addestramento, e per anni diverse aziende di AI hanno utilizzato a questo scopo tutti i testi disponibili su Internet, inclusi libri in formato digitale scaricati illegalmente.

I vecchi libri cartacei sono ottimi dati di addestramento perché costano poco e sono stati scritti molto prima dell’era dei chatbot: le aziende che li acquisiscono hanno la certezza che i testi all’interno di quei libri, a differenza di molti libri più recenti, non sono stati generati dall’AI. Usare testi generati dall’AI come dati di addestramento dei modelli è infatti una pessima idea, perché produce un peggioramento significativo dei risultati, a causa di un fenomeno noto come “collasso del modello”. È un po’ come fotocopiare la fotocopia di una fotocopia: viene sempre peggio.

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Distruggere i libri non è strettamente necessario, né per le aziende di AI né per nessun altro acquirente, ma in sé è un’azione perfettamente legittima e normale. Ogni giorno una quantità incalcolabile di libri viene distrutta, per i motivi più vari. Di sicuro è un’operazione conveniente e rapida per le aziende di AI, che dopo avere eliminato dorso e copertina possono inserire tutte le pagine di ogni libro in uno scanner ad alta velocità attraverso un alimentatore automatico, anziché fare una scansione di ogni libro integro pagina per pagina.

Per le aziende di AI distruggere libri che hanno regolarmente acquistato potrebbe anche essere conveniente perché privo di rischi legali. Da anni sono in corso procedimenti da parte di autori ed editori che le accusano di aver violato il diritto d’autore delle opere nello sviluppo dei modelli linguistici. A settembre del 2025, per un caso del genere, Anthropic aveva patteggiato pagando circa 1,5 miliardi di dollari. Ma l’esito di molti altri contenziosi è ancora incerto, in parte perché manca una chiara definizione legale per le questioni sollevate.

In questo contesto di incertezza, alcune recenti sentenze negli Stati Uniti hanno stabilito che scaricare copie piratate e conservarle è certamente illegale, ma acquistare libri, digitalizzarli e distruggere la copia fisica equivale solo a un cambio di formato, ed è quindi legale. Così come lo è l’uso di materiale protetto da copyright nella fase di addestramento dei modelli linguistici, perché ha un fine “trasformativo”, mirato alla creazione di contenuti nuovi e distinti dai materiali di partenza, che non vengono né duplicati né sostituiti dall’AI.

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Con ogni probabilità, la maggior parte dei libri acquistati nelle ultime settimane non sono libri rari: ne esistono centinaia, forse migliaia di copie identiche. Sono solo libri che le persone non comprano e non leggono, rimasti invenduti per anni in decine di magazzini sparsi nel mondo.

La paura di molte persone però è che in futuro le aziende di AI possano acquisire e distruggere anche libri rari, perché interessate a dati di addestramento che le aziende concorrenti non possiedono. Ma al momento lo sforzo per ottenerli e le informazioni contenute in quei testi non offrono un reale valore aggiunto rispetto ai vecchi – e molto più economici e numerosi – libri invenduti del Novecento.

Un’altra paura più generale, infine, riguarda la possibilità che tutto il sapere umano contenuto nei libri, inclusa l’identità dei loro autori, finisca per essere condensato nell’intelligenza artificiale di un chatbot, o di più di uno. E questo sarebbe certamente distruttivo, ha scritto Reisner, perché è un processo che nasconde il lavoro alla base della creazione della conoscenza, riduce gli incentivi per gli autori a scrivere libri, impedisce agli esperti di entrare in contatto tra loro, e conferisce alle aziende di AI un potere di controllo enorme sulle informazioni a cui le persone possono accedere.