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  • Domenica 28 giugno 2026

E quindi, come sono questi Mondiali a 48 squadre?

Molti dubbi erano forse esagerati e Capo Verde non è poi così male, ma il formato qualche problema ce l'ha

Il logo della FIFA prima di una partita dei Mondiali 2026 (AP Photo/Butch Dill)
Il logo della FIFA prima di una partita dei Mondiali 2026 (AP Photo/Butch Dill)
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È finita la fase a gironi dei primi Mondiali di calcio con 48 squadre. L’allargamento a 48 nazionali fu annunciato nel 2017 e per la FIFA, la federazione che governa il calcio internazionale e organizza i Mondiali, era un modo per aumentare partite e spettatori e introiti del torneo; ma anche, si disse, un modo per rendere i Mondiali più globali, ancora più mondiali. L’allargamento fu accolto da molte parti con delusione e critiche, soprattutto per il timore che al torneo sarebbero arrivate squadre troppo deboli, con divari troppo grandi rispetto alle più forti, e ci sarebbero state quindi partite noiose e squilibrate.

A gironi terminati, dopo 72 partite su 104 totali, ci sono già gli elementi per un primo bilancio sul nuovo formato. E si può già dire che, sebbene restino senz’altro critiche e criticità, altre cose hanno invece funzionato, fino a far cambiare idea a qualche scettico.

Anzitutto, quello da 32 a 48 squadre è solo l’ultimo – l’ultimo per ora – allargamento dei Mondiali maschili di calcio. Nel 1982 si passò infatti da 16 a 24, e nel 1998 da 24 a 32. In 16 anni, quindi, le squadre raddoppiarono, mentre nel frattempo aumentavano le federazioni calcistiche di tutti i continenti: alle qualificazioni per i Mondiali del 1982 parteciparono 109 squadre, a quelle per questi del 2026 le squadre erano 206, non proprio il doppio ma quasi.

Ma non è solo un tema di equilibrio tra qualificazioni e Mondiali. C’entrano, e parecchio, pure i soldi. Perché più squadre ci sono e più partite si possono giocare; ma soprattutto perché ogni nazionale in più ai Mondiali permette alla FIFA di allargare a un paese in più l’interesse verso l’evento: certo, che quel paese sia la Cina o Curaçao fa una grande differenza, ma questa è un’altra storia.

Nel quadriennio 2023-2026 la FIFA prevede ricavi di oltre 14 miliardi di dollari (di cui 11 miliardi dai soli Mondiali), cioè quasi il doppio rispetto ai 7,5 miliardi dei quattro anni precedenti.

Ci sono anche ragioni politiche. Il presidente della FIFA è eletto dalle federazioni dei paesi di tutto il mondo e l’elezione funziona secondo il principio dell'”uno vale uno”, nel senso che il voto della federazione di San Marino vale quanto quello della federazione brasiliana, a prescindere da storia, importanza e rilevanza calcistica. Federazioni le cui nazionali arrivano ai Mondiali diventano federazioni più ricche, e federazioni più ricche sono tendenzialmente federazioni più felici, spesso pure riconoscenti in fase di voto.

Il sudafricano Patrice Motsepe, presidente della CAF (la confederazione che governa il calcio africano), durante il 73esimo congresso della FIFA che si è tenuto a Kigali in Ruanda nel 2023 (AP Photo)

Ma torniamo alle critiche, in particolare quelle legate alla parte calcistica. Secondo i nostalgici dei Mondiali a 32 squadre, c’era il pericolo che i Mondiali a 48 avrebbero avuto, almeno nelle prime settimane, molte partite di scarso interesse tecnico. Si temeva, in breve, che l’arrivo di nuove squadre aggiuntive sarebbe stato inutile, o addirittura nocivo per l’efficacia e la spettacolarità della competizione.

Pochi giorni prima dell’inizio dei Mondiali, Aleksander Čeferin (il presidente della UEFA, la federazione che governa il calcio europeo, ormai spesso in contrasto con la FIFA) aveva detto di aspettarsi «un sacco di partite che non sono interessanti».

Il presidente della UEFA Aleksander Ceferin (a destra) e quello della FIFA Gianni Infantino durante il congresso della UEFA del 2025 (AP Photo/Darko Vojinovic)

Altre critiche riguardarono – e riguardano, perché ne stanno ancora arrivando, seppur meno di frequente – il modo in cui l’allargamento è stato fatto. In percentuale hanno infatti privilegiato molto le squadre africane e asiatiche rispetto a quelle europee (che erano 13 e ora sono 16). Le squadre europee restano le più rappresentate, ma il loro peso percentuale è diminuito: anche grazie ai complicati spareggi intercontinentali, quest’anno le africane sono 10 e le asiatiche 9 (ce n’erano 5 di entrambe nel 2022).

In questo caso, ci sono due modi di vederla, con le solite sfumature nel mezzo. Da una parte c’è chi apprezza l’allargamento a tutto il mondo; dall’altra c’è chi crede che sia sbagliato permettere a squadre meno forti (e peggio classificate nel ranking FIFA) di qualificarsi, mentre forti squadre europee non ci riescono per via della tanta competizione. Sì, certo, in questo caso l’Italia è un ottimo esempio; e sì, questa posizione sulle nazionali europee penalizzate è stata molto citata in Italia dopo che l’Italia non era riuscita a qualificarsi per questi Mondiali (ma già non ci riusciva prima).

– Leggi anche: L’ultima Italia ai Mondiali

C’è poi una questione che hanno sollevato soprattutto i giocatori e che riguarda il loro benessere. L’aumento del numero di partite e l’introduzione dei sedicesimi di finale (un turno di eliminazione diretta ulteriore che non era presente nelle precedenti edizioni) ha allungato la competizione: nel 2022 i Mondiali in Qatar erano durati 29 giorni, questi dureranno 39. Tutto questo in un calendario già parecchio fitto di partite con le squadre di club. Così come per il Mondiale per club, c’è chi si è semplicemente chiesto se, anche dal punto di vista dei calciatori, ci fosse davvero bisogno di più calcio.

Infantino, il presidente statunitense Donald Trump, la presidente messicana Claudia Sheinbaum, e il primo ministro canadese Mark Carney durante i sorteggi dei gruppi dei Mondiali 2026 (Scott Taetsch – FIFA/FIFA via Getty Images)

Ma il principale problema di questo formato è stato il formato stesso. Le 48 squadre sono state divise in 12 gironi da 4 squadre ciascuno, in cui ognuna ha giocato una volta contro ogni altra. Al turno successivo (i sedicesimi di finale) sono passate le prime 2 squadre di ogni girone e le 8 migliori terze.

Le partite dei gironi sono servite per eliminare 16 squadre su 48 e ritrovarsi dopo oltre due settimane di Mondiali con lo stesso numero di squadre che partecipavano ai precedenti. Quasi il 70 per cento delle partite è servito per eliminare solo un terzo delle squadre. E sono poche le squadre forti che non sono tra le 32 che ce l’hanno fatta. Con le sole eccezioni della Turchia e dell’Uruguay, non ci sono state squadre considerate forti che sono state eliminate ai gironi in modo inaspettato.

La qualificazione delle migliori terze ha poi reso il tabellone della fase a eliminazione diretta non troppo equilibrato. Le nazionali di Marocco, Sudafrica e Canada sono arrivate tutte e tre seconde nel proprio girone. Eppure ai sedicesimi di finale il Marocco affronterà l’Olanda (che è arrivata prima nel suo girone ed è forte e molto in forma), mentre Sudafrica e Canada giocheranno una contro l’altra. Nei Mondiali a 32 squadre era più facile: le prime di un girone giocavano contro le seconde di un altro girone.

Il sistema delle migliori terze non è comunque una novità di questi Mondiali: è già utilizzato in diverse competizioni sportive, come gli Europei di calcio dell’UEFA, che dal 2016 sono a 24 squadre anziché a 16.

Quello che invece ha funzionato bene è stato ciò che prima della competizione aveva generato più dubbi e perplessità. A questi Mondiali hanno fatto il loro debutto nazionali di paesi come l’Uzbekistan, Capo Verde e Curaçao. Alcune di queste squadre, peraltro, hanno ben figurato nella fase a gironi, soprattutto rispetto alle aspettative. Curaçao è riuscita a fare il suo primo gol nella storia dei Mondiali nella partita d’esordio contro la Germania e il suo primo punto contro l’Ecuador. Capo Verde si è addirittura qualificata ai sedicesimi di finale, e il suo portiere Vozinha – che ha 40 anni e gioca nella serie B portoghese – è tra i personaggi fin qui più raccontati di questo torneo. La squadra forse peggiore, la Tunisia, era invece ai suoi terzi Mondiali di fila, i sesti dal 1998.

La presenza di queste nazionali contribuisce anche alla percezione che il Mondiale non sia tanto una competizione tra le migliori nazionali del mondo, ma sia piuttosto la celebrazione più ampia di uno dei pochi sport di squadra che può davvero dirsi globale.

Il portiere di Capo Verde Vozinha fa una parata nella partita dei Mondiali contro l’Uruguay (AP Photo/Marta Lavandier)

In generale non si è assistito a molte partite squilibrate, sicuramente non molte di più rispetto alle precedenti edizioni dei Mondiali. Inoltre, la maggior parte delle partite è stata spettacolare, con molti gol, spesso incerta e a volte decisa solo nel finale. E ovviamente, come sa chi segue il liveblog del Post sui Mondiali, l’aumento di squadre e partite ha anche gonfiato un po’ certe statistiche, per esempio sui gol totali segnati.

Anche con più squadre, i Mondiali sono rimasti equilibrati grazie a un miglioramento delle squadre di medio livello. Molte di loro, che rappresentano paesi non europei, si sono rafforzate tanto in pochi anni, spesso facendo giocare calciatori nati e cresciuti (a volte cresciuti dal punto di vista calcistico) in Europa da genitori migranti provenienti da quei paesi. A questi Mondiali ci sono 292 calciatori (il 23,4 per cento del totale) che giocano per nazionali diverse da quella del proprio paese di nascita.

Questo fenomeno è stato accelerato dalle progressive aperture normative della FIFA, che hanno facilitato il cambio di cittadinanza sportiva per i calciatori con doppia nazionalità, permettendo a federazioni come quella marocchina (in cui 19 calciatori convocati sono nati all’estero) o algerina (composta per oltre il 61 per cento da giocatori nati fuori dai propri confini) di reclutare sistematicamente talenti cresciuti in Europa.

Brahim Diaz, nato in Spagna ma di origini marocchine, gioca col Marocco contro Haiti durante una partita dei gironi (AP Photo/Stew Milne)

Al momento non si sa quante squadre parteciperanno ai Mondiali maschili di calcio del 2030, e quindi nemmeno quale formato sarà scelto per arrivare a trovare una vincitrice. Già diversi mesi fa si era parlato della possibilità che la FIFA decida di allargarli ancora, arrivando a 64 squadre (Infantino ci ha pure scherzato citando l’Italia). I Mondiali a 64 squadre risolverebbero i problemi di formato, ma aggraverebbero tutti gli altri.