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  • Venerdì 26 giugno 2026

Egitto e Iran non sono le squadre migliori per la partita del Pride

Giocheranno ai Mondiali a Seattle nel giorno delle celebrazioni cittadine della comunità LGBT+, ma nei due paesi l'omosessualità è perseguitata

Una bandierina dello stadio di Seattle con i simboli del Pride per una partita delle Seattle Reign, squadra femminile di calcio, nell'agosto del 2025 (Alika Jenner/NWSL via Getty Images)
Una bandierina dello stadio di Seattle con i simboli del Pride per una partita delle Seattle Reign, squadra femminile di calcio, nell'agosto del 2025 (Alika Jenner/NWSL via Getty Images)
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Egitto e Iran giocheranno venerdì sera a Seattle l’ultima partita del loro girone dei Mondiali maschili di calcio (in Italia saranno le 5 di mattina di sabato). A Seattle questo è anche il weekend di celebrazioni del Pride, l’insieme di iniziative e manifestazioni a sostegno dei diritti della comunità LGBT+. Il comitato organizzatore locale, composto da autorità cittadine e rappresentanti delle squadre professionistiche di vari sport della città, aveva quindi deciso di trasformare questa partita nel “Pride Match”. Poi però lo scorso dicembre c’è stato il sorteggio dei gruppi del Mondiale e la partita destinata a essere il “Pride Match” è diventata Egitto-Iran. Sia in Egitto che in Iran l’omosessualità è perseguita.

La “partita del Pride” è quindi diventata un problema. Le federazioni egiziana e iraniana da mesi chiedono alla FIFA, l’organo che gestisce il calcio mondiale e organizza il torneo, che ogni riferimento al Pride sia evitato durante la partita. Il comitato organizzatore non intende cedere e la FIFA sta cercando di non prendere una posizione troppo netta, né in una direzione né nell’altra.

Allo stadio Lumen Field di Seattle quindi non ci saranno celebrazioni ufficiali del Pride. Il presidente della FIFA Gianni Infantino già a gennaio aveva  preso le distanze dall’iniziativa, dicendo al giornale svizzero Weltwoche che non c’era «nessuna partita del Pride ai Mondiali», ma che lo stesso giorno erano previsti in città «altri eventi organizzati da organizzazioni esterne», del tutto scollegati dalla partita.

La manifestazione del 25 giugno 2023 a Seattle (AP Photo/Lindsey Wasson)

A Egitto e Iran queste precisazioni non sono bastate: le federazioni calcistiche dei due paesi hanno sostenuto che la promozione di attività legate al movimento LGBT+ all’interno dello stadio sarebbe in contrasto con i valori culturali e religiosi dei loro paesi. Hanno chiesto alla FIFA di vietare i simboli del Pride, ma la richiesta è stata respinta. In un comunicato ufficiale la FIFA ha scritto che i tifosi di ogni orientamento sessuale e identità di genere sono i benvenuti e che «sono consentite le manifestazioni generali a favore dei diritti umani, comprese le bandiere arcobaleno e altre bandiere che rappresentano l’orientamento sessuale e l’identità di genere».

Il compromesso trovato è che non ci saranno attività e celebrazioni del Pride all’interno dello stadio, ma che i tifosi che volessero portarne simboli e bandiere nell’impianto potranno farlo.

In Iran l’omosessualità, sia maschile che femminile, è perseguita sulla base della legge islamica: le pene vanno da alcune decine di frustate fino alla condanna a morte, in base alla presunta gravità della condotta o alla reiterazione della stessa. In Egitto non esiste una legge specifica che definisca l’omosessualità come reato, ma le persone vengono perseguite in base a una legge del 1961 per la “pratica abituale della depravazione”: le pene arrivano fino a 17 anni di carcere.

Un allenamento della nazionale egiziana a Seattle, il 25 giugno 2026 (AP Photo/Manu Fernandez)

A Seattle sono in programma altre due gare dei Mondiali. Non si poteva però spostare il Pride Match per questioni di calendario. Il Pride in città viene storicamente celebrato nell’ultimo venerdì di giugno, una data scelta per la vicinanza con l’anniversario della “rivolta di Stonewall”, avvenuta a New York alla fine di giugno del 1969 e considerata simbolicamente l’inizio del Pride.

Anche nelle ultime due edizioni dei Mondiali ci furono problemi riguardo ai diritti delle persone LGBT+: in Russia nel 2018 la legge del 2013 contro la “propaganda gay” vietava l’esposizione di ogni genere di simbolo LGBT+ in pubblico, compresa la bandiera arcobaleno. Fu organizzata una protesta chiamata “Hidden Flag”: sei attivisti girarono per Mosca vestiti con maglie delle nazionali dei colori che componevano l’arcobaleno.

In Qatar nel 2022 alcune federazioni, fra cui quella tedesca, volevano far indossare ai loro capitani una fascia arcobaleno, per protestare contro la repressione in atto nel paese verso le persone omosessuali e transgender. La FIFA vietò loro di farlo, minacciando multe e ammonizioni per i capitani: i giocatori della Germania protestarono simbolicamente facendo la foto ufficiale della prima partita con una mano sulla bocca, indicando di essere stati obbligati a tacere.