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  • Sabato 27 giugno 2026

In Sudafrica le proteste contro l’immigrazione stanno condizionando la politica

Sono organizzate da un movimento che si dice apolitico, appoggiato dal terzo partito del paese, e sono centrali in elezioni importanti per il governo

Un gruppo di migranti del Malawi in un centro di raccolta in attesa dell'espulsione seguita alle proteste di inizio mese, 18 giugno 2026  (AP Photo/Themba Hadebe)
Un gruppo di migranti del Malawi in un centro di raccolta in attesa dell'espulsione seguita alle proteste di inizio mese, 18 giugno 2026  (AP Photo/Themba Hadebe)
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Il principale movimento che in Sudafrica sta guidando le proteste violente contro l’immigrazione delle ultime settimane sostiene di non voler avere nulla a che fare con la politica. Le sue richieste però stanno monopolizzando la campagna elettorale per le elezioni amministrative di novembre, che saranno una prova importante per il governo: sono le prime dalle politiche del 2024, che per la prima volta in trent’anni hanno portato a un governo di coalizione e tolto la maggioranza assoluta al partito che guidò la lotta all’apartheid, il periodo di violenta segregazione razziale imposto tra il 1948 e il 1994 dai sudafricani bianchi, discendenti dei colonizzatori europei.

Il movimento in questione si chiama “March and March” e la sua leader Jacinta Ngobese-Zuma ha detto di aver ricevuto offerte per entrare in vari partiti, ma non ha specificato quali e ha detto comunque di averle rifiutate tutte. Ha detto di non avere intenzione di trasformare il movimento in un partito vero e proprio e di non avere ambizioni politiche personali. Ha negato anche di ricevere finanziamenti dai partiti e, insomma, non vuole essere collegata alla politica in alcun modo: «Non posso entrare nel sistema se lo voglio combattere», ha detto.

Da mesi March and March e altri movimenti simili stanno conducendo una campagna anti-immigrazione che occupa quotidianamente i principali giornali sudafricani. Gli attivisti sostengono che le proteste siano dirette solo verso i migranti irregolari ma usano una retorica xenofoba che accusa in modo generalizzato l’immigrazione intra-africana di essere la causa di problemi come la disoccupazione e la violenza.

Jacinta Ngobese-Zuma, al centro con in mano una bandiera, durante le proteste anti-immigrazione a Johannesburg, 19 giugno 2026 (Photo by Per-Anders Pettersson/Getty Images)

Nelle ultime settimane March and March ha organizzato ronde in cui i loro attivisti hanno ucciso, derubato e picchiato immigrati irregolari. L’organizzazione ha dato anche una sorta di scadenza: dice che tutti i migranti irregolari presenti in Sudafrica dovranno lasciare il paese entro il 30 giugno, e per quella data hanno indetto una mobilitazione nazionale. La richiesta è chiaramente irrealizzabile e non ha basi legali, ma durante la mobilitazione potrebbero esserci violenze.

Tra i principali partiti del Sudafrica, uMkhonto Wesizwe (MK, cioè “lancia della nazione”) è quello che ha aderito in modo più netto alle istanze del movimento di Ngobese-Zuma. È un partito con posizioni populiste di sinistra in ambito economico, e che prende il nome dall’organizzazione militare del Partito del Congresso (ANC), quello che fu di Nelson Mandela e che guidò la lotta contro la segregazione dei neri negli anni Novanta. Tuttavia sull’immigrazione MK ha sempre sostenuto una linea dura con istanze nazionaliste.

Il partito nacque nel 2023 in seguito a una scissione interna ad ANC, quando l’ex presidente Jacob Zuma, uno dei politici sudafricani più importanti e discussi degli ultimi decenni, ne uscì sostenendo avesse perso la spinta radicale degli inizi. Zuma oggi è presidente del partito, all’opposizione, mentre l’ANC governa ininterrottamente dagli anni Novanta (dal 2024 in coalizione con Alleanza Democratica, di centro e molto forte tra i bianchi, che sono una minoranza ancora molto privilegiata e che detengono gran parte del potere economico).

– Leggi anche: Il ritorno di Jacob Zuma

Le prossime elezioni saranno le prime per MK a livello locale, e sta sfruttando l’immigrazione per provare a guadagnare consensi anche avvicinandosi ai movimenti xenofobi. Il segretario del partito Sibonelo Nomvalo ha detto: «Siamo solidali con la lotta di March and March, senza riserve, perché crediamo che rappresentino una causa giusta». Il partito ha detto anche che intende partecipare alla mobilitazione del 30 giugno.

Jacob Zuma, 18 giugno 2026 (Photo by Per-Anders Pettersson/Getty Images)

Il legame tra March and March e MK non è solo ideologico. Sanele Khambule, direttore e tesoriere del movimento, si candidò per MK alle politiche del 2024. Il quotidiano sudafricano Daily Maverick ha contattato il partito per chiedere chiarimenti sull’attuale status di iscrizione di Khambule, ma non ha avuto risposta.

Anche i principali partiti di destra ed estrema destra appoggiano March and March, ma il caso di MK è peculiare perché l’ANC, da cui proviene, è storicamente un partito con posizioni favorevoli all’accoglienza. E anche perché è l’unico con percentuali di consenso rilevanti: alle politiche del 2024 arrivò terzo e i sondaggi lo indicano al 14 per cento.

L’immigrazione in Sudafrica è un tema molto sentito: è uno dei paesi più ricchi del continente e la principale meta dei migranti economici della regione. Ha 4 milioni di stranieri residenti regolarmente (su una popolazione di oltre 63 milioni), oltre a un numero imprecisato di migranti irregolari.

I movimenti xenofobi accusano gli stranieri di sovraccaricare i servizi e di rubare il lavoro ai sudafricani, tra le altre cose, ma molti di questi problemi dipendono più dall’eredità dell’apartheid che dall’immigrazione attuale. La segregazione razziale concentrò la ricchezza nelle mani dei bianchi, lasciando disuguaglianze che ancora oggi penalizzano la popolazione nera: proprio quella tra cui March and March trova più sostegno.

È anche per questo che l’immigrazione è diventata centrale nella campagna per le amministrative: in Sudafrica sono i comuni a gestire i servizi di base — rete idrica, elettricità, rifiuti —, il cui malfunzionamento alimenta il malcontento che i movimenti dicono di voler risolvere. Anche se sono elezioni amministrative potrebbero avere implicazioni e rilevanza nella politica nazionale, dato che sono considerate una prova sia per il governo di coalizione del Sudafrica sia per MK.