Zohran Mamdani ha vinto una scommessa
Alle primarie Democratiche per un seggio alla Camera ha sostenuto candidati molto di sinistra anche per New York: hanno vinto tutti

(Angelina Katsanis/The New York Times/contrasto)
Alle primarie Democratiche di New York per un seggio alla Camera hanno vinto tutti e tre i candidati sostenuti dal sindaco della città, Zohran Mamdani: Brad Lander, Claire Valdez e Darializa Avila Chevalier hanno battuto tre candidati più moderati, ma con più esperienza e sostenuti dall’establishment del partito. In uno stato progressista come New York le primarie Democratiche sono di fatto più importanti delle elezioni, che si terranno il 3 novembre, dato che lì la vittoria dei candidati Democratici contro quelli Repubblicani è praticamente certa.
Per Mamdani, che ha 34 anni ed è stato eletto lo scorso novembre battendo proprio un candidato dell’establishment, Andrew Cuomo, era una scommessa: solitamente i sindaci di New York non si sbilanciano durante queste elezioni e farlo per poi vedere i suoi candidati perdere avrebbe rappresentato per lui una sconfitta simbolica importante. I risultati invece hanno dimostrato la crescente influenza della parte più progressista all’interno del Partito Democratico, composta da candidati che in alcuni casi si definiscono socialisti democratici e hanno come riferimento il senatore Bernie Sanders, la deputata Alexandria Ocasio-Cortez e appunto Mamdani.
La vittoria di Lander, Valdez e Chevalier non era scontata. Sfidavano candidati conosciuti nelle loro circoscrizioni, in carica da anni o che erano sostenuti da candidati uscenti molto noti nella politica locale. Come Mamdani, Valdez e Chevalier hanno meno di quarant’anni ed erano praticamente sconosciute prima di questa elezione, mentre Lander era un po’ più noto: era stato revisore dei conti della città di New York e nel 2025 si era candidato sindaco alle primarie Democratiche, arrivando terzo dietro Cuomo e Mamdani (che poi aveva sostenuto).
Nella campagna elettorale per il sindaco si era fatto notare in particolare per essere stato arrestato per aver protestato contro l’ICE, l’agenzia federale statunitense che si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione, e che dall’inizio del secondo mandato di Trump usa metodi sempre più violenti e brutali nelle sue operazioni.
Tutti e tre hanno condotto una campagna elettorale simile a quella di Mamdani, sia nelle proposte che nei modi: hanno chiesto lo smantellamento dell’ICE, hanno promesso di abbassare il costo della vita della città, in particolare quello delle case, e hanno espresso posizioni molto critiche verso il governo israeliano. Hanno finanziato la loro campagna elettorale con piccole donazioni, criticando le ingerenze delle grandi aziende e dei miliardari nella politica, e si sono fatti conoscere sia andando porta a porta che utilizzando i social media, anche in questo caso con uno stile molto simile a quello di Mamdani.
Zohran Mamdani con Lander, Valdez e Chevalier in uno spot della campagna elettorale
Lander, che ha 56 anni, ha vinto nel 10° distretto, quello che include la parte meridionale di Manhattan e un pezzo di Brooklyn. L’avversario era il deputato uscente Dan Goldman, un ex procuratore federale che nel 2019 ebbe un ruolo importante nelle indagini che portarono al primo procedimento di impeachment contro Donald Trump, poi conclusosi con l’assoluzione da parte del Senato.
Il tema centrale di questa campagna elettorale è stato Israele, già molto presente in quella per l’elezione a sindaco: sia Lander che Goldman sono ebrei e hanno criticato il governo israeliano di Benjamin Netanyahu, ma Goldman si è rifiutato di descrivere come un «genocidio» l’invasione israeliana della Striscia di Gaza. Lander invece, che comunque sostiene l’esistenza di uno stato di Israele, ha usato più volte il termine in campagna elettorale e parla spesso di «apartheid» per riferirsi all’espansione israeliana nei territori palestinesi della Cisgiordania. Ha inoltre criticato il suo avversario perché sostenuto dall’American Israel Public Affairs Committee, un gruppo di lobbying filoisraeliano.

Zohran Mamdani e Brad Lander, il 23 giugno del 2026 (AP Photo/Ryan Murphy)
L’elezione più incerta era quella del 13° distretto, che copre parti del nord di Manhattan e del Bronx. Avila Chevalier ha vinto a sorpresa contro il deputato uscente Adriano Espaillat, che ha 71 anni ed era in carica dal 2017. Chevalier ha 32 anni, è una dottoranda, si identifica come socialista democratica e non ha mai ricoperto cariche pubbliche. Ha accusato Espaillat di essere diventato insensibile alle esigenze della sua comunità, sostenendo la necessità di una nuova rappresentante.
Espaillat non aveva sostenuto Mamdani alle primarie dello scorso anno, ma poi lo aveva rapidamente appoggiato quando era diventato il candidato ufficiale del Partito Democratico, contribuendo ad aumentare il sostegno nei suoi confronti nella comunità latinoamericana di New York. Espaillat ha origini dominicane. Secondo diversi giornali in cambio Mamdani gli avrebbe assicurato in privato che avrebbe ricambiato il sostegno in una futura elezione, ma poi evidentemente ha cambiato idea, sostenendo Chevalier. Mamdani non ha mai spiegato pubblicamente questa decisione, ma alcuni membri del suo staff hanno detto al New York Times che era stato convinto dallo slancio di Avila Chevalier.
Durante la campagna si è parlato molto di vari messaggi che lei aveva pubblicato su X tra il 2018 e il 2022, poi cancellati, in cui tra le altre cose insultava la vicepresidente Kamala Harris, definiva il presidente Joe Biden uno «stupratore» e diffondeva teorie del complotto sulla pandemia di Covid-19, per esempio il fatto che fosse partita dalla Francia e non dalla Cina. Chevalier si è poi scusata e ha detto che quelle opinioni non le appartengono più, ma Espaillat li ha molto pubblicizzati cercando di sfruttarli a suo vantaggio.

Darializa Avila Chevalier a un comizio a New York, 18 giugno 2026 (AP Photo/Ryan Murphy)
Infine Claire Valdez, una deputata statale di 36 anni, ha vinto nel 7° distretto, che comprende parti del Queens e di Brooklyn. Ha battuto Antonio Reynoso, presidente del quartiere di Brooklyn sostenuto dalla deputata uscente Nydia Velázquez, in carica dal 2013 e figura nota e influente nella politica Democratica newyorkese. Reynoso, 43enne di origini dominicane, ha più esperienza di Valdez e ha attratto soprattutto l’elettorato che vive da più tempo del distretto. Al contrario, Valdez ha puntato sui nuovi abitanti arrivati lì sulla scia di un processo di gentrificazione della zona. I due si sono scontrati sostanzialmente su chi è più progressista: entrambi per esempio definiscono «genocidio» le azioni di Israele nella Striscia di Gaza, ma Valdez ha criticato Reynoso per averci messo troppo ad adottare il termine. Anche Valdez, come Mamdani e Avila Chevalier, si definisce socialista democratica.
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