C’è una nuova destra in America Latina
Sempre più paesi sono governati da leader estremisti, populisti e soprattutto molto allineati a Donald Trump

Negli ultimi tre anni i leader di destra e di estrema destra hanno vinto praticamente tutte le elezioni in America Latina, e cambiato la tendenza politica nel continente. Questa settimana l’estremista di destra Abelardo de la Espriella ha vinto le elezioni presidenziali in Colombia, ed è probabile che la candidata conservatrice Keiko Fujimori vincerà le elezioni in Perù (che si sono tenute a inizio giugno, ma dove il conteggio sta procedendo molto a rilento). Quasi tutti questi leader rappresentano un nuovo tipo di destra latinoamericana, che probabilmente può essere identificata con un aggettivo: trumpiana.
Di fatto, dei grandi paesi del continente, soltanto due sono ancora governati da progressisti: Messico e Brasile, che sono anche i due più grandi in termini di popolazione e di economia. A questi possiamo aggiungere, tra i paesi di maggiore rilevanza, anche l’Uruguay. Gli altri grandi paesi della regione, dall’Argentina alla Bolivia alla Colombia, sono oggi governati dalla destra.
Questi cambiamenti hanno motivazioni in parte sistemiche e in parte specifiche.
La vittoria delle destre in molti paesi è una reazione ai fallimenti soprattutto in economia di precedenti governi di sinistra, come è avvenuto in Argentina e Bolivia. È una reazione al peggioramento delle condizioni di sicurezza e all’aumento delle attività della criminalità organizzata in molti paesi, a cui la sinistra non ha saputo dare risposte ritenute sufficientemente efficaci dall’elettorato. È anche la conseguenza delle interferenze dell’amministrazione statunitense di Donald Trump, che nell’ultimo anno e mezzo ha sostenuto molti candidati di destra alle elezioni, che poi quasi sempre hanno vinto.

Abelardo de la Espriella (nella teca antiproiettile, a destra) e il suo candidato vicepresidente José Manuel Restrepo, 21 giugno 2026 (AP Photo/Rodrigo Abd)
L’effetto di Trump è particolarmente notevole: la destra che governa oggi in gran parte dell’America Latina è diversa da quella che aveva dominato il continente negli anni Duemila, e che era un centrodestra tecnocratico e liberale. La destra al potere oggi è generalmente populista, estremista e ha forti tendenze autoritarie. Soprattutto, prende a esempio Trump nello stile comunicativo e cerca attivamente il sostegno della sua amministrazione.
I precursori di questo tipo di destra latinoamericana sono stati il presidente di El Salvador Nayib Bukele (eletto nel 2019 e poi riconfermato nel 2024) e quello argentino Javier Milei (eletto nel 2023). Bukele e Milei sono anche diventati in un certo senso i modelli dei leader di destra venuti dopo di loro. Bukele deve la sua popolarità alle brutali – ma efficaci – politiche sulla sicurezza e contro la criminalità organizzata. Milei si è invece concentrato sull’economia e ha promesso – con risultati per ora mediocri – di risollevarla dopo anni di inefficaci governi di sinistra.
La destra latinoamericana sta seguendo (e a volte innovando e mischiando) questi due esempi: uno securitario e uno più concentrato sull’economia.
Nell’aprile del 2025 in Ecuador è stato rieletto per un secondo mandato Daniel Noboa: figlio di un ricco imprenditore, era stato eletto per la prima volta nel 2023 ed era ritenuto un centrista. Nel tempo però si è radicalizzato, soprattutto sul tema della sicurezza. Oggi prende esplicitamente a modello Bukele ed è un forte alleato dell’amministrazione Trump. Ha anche cominciato a mostrare tendenze autoritarie.
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In Bolivia nell’ottobre del 2025 è stato eletto Rodrigo Paz, un leader di centrodestra che ha posto fine a vent’anni di governi di sinistra, guidati in buona parte dallo storico leader Evo Morales. Nei primi mesi del suo governo Paz ha adottato misure brutali di austerità, con grossi tagli alla spesa sociale. Questo, assieme all’aumento del costo della vita, ha provocato grandi proteste in Bolivia. Di conseguenza, proprio negli scorsi giorni, Paz ha dichiarato lo stato di emergenza e ha inviato l’esercito nelle strade, dove i manifestanti hanno organizzato blocchi per fermare i rifornimenti alla capitale La Paz. Rodrigo Paz è apertamente sostenuto dall’amministrazione Trump.

La cerimonia di insediamento di Rodrigo Paz in Bolivia, novembre 2025 (AP Photo/Freddy Barragan)
Alle elezioni di novembre in Honduras l’amministrazione Trump ha avuto un ruolo importante: il presidente statunitense ha esplicitamente sostenuto il candidato di destra Nasry Asfura, dicendo che se avesse vinto chiunque altro gli Stati Uniti avrebbero tagliato gli aiuti al paese. Ha vinto Asfura. Anche lui ha promesso una lotta dura contro la criminalità.
A dicembre ha vinto in Cile José Antonio Kast, un politico di estrema destra apertamente nostalgico della dittatura di Augusto Pinochet. Kast sta in mezzo ai due approcci che abbiamo descritto: è un ultraconservatore liberista come Milei, ma ha promesso di schiacciare la criminalità organizzata e l’immigrazione irregolare come Bukele.

José Antonio Kast, novembre 2025 (AP Photo/Cristobal Escobar)
A febbraio di quest’anno in Costa Rica ha vinto la candidata di destra Laura Fernández Delgado, in elezioni ancora una volta segnate dalla questione della sicurezza. Anche Fernández Delgado ha detto che il suo modello è Bukele, e soprattutto si è definita un’alleata fedele di Trump.
A questo club di leader di destra si aggiungono poi tra gli altri il presidente del Paraguay, Santiago Peña, José Raúl Mulino a Panama e Rodrigo Chaves, sempre in Costa Rica. Come dicevamo, si è appena aggiunta la Colombia e potrebbe presto aggiungersi il Perù.
Alla lista dei leader non di destra ma sicuramente allineati a Donald Trump potremmo poi aggiungere Delcy Rodríguez, la presidente ad interim del Venezuela: Rodríguez è diventata un’alleata di fatto dell’amministrazione statunitense, che a gennaio è intervenuta militarmente nel paese per catturare il presidente Nicolás Maduro. Rodríguez, che era la vicepresidente di Maduro, ha contrattato con l’amministrazione Trump un accordo politico che le ha consentito di rimanere al potere. In cambio, oggi il Venezuela è un paese di fatto sotto tutela degli Stati Uniti.



