In Costa Rica ha vinto di nuovo la destra
La nuova presidente sarà Laura Fernández, già più volte ministra, che ha battuto il socialdemocratico Álvaro Ramos

Laura Fernández ha vinto le presidenziali in Costa Rica e diventerà dunque la nuova presidente. Fernández ha 39 anni ed è del Partito del Popolo sovrano, di destra e attualmente al governo: è stata infatti più volte ministra del presidente uscente Rodrigo Chaves e si pone in continuità con lui.
Secondo i dati del Tribunale Supremo Elettorale (TSE) è stato scrutinato circa il 96 per cento dei seggi e Fernández ha ottenuto poco più del 48 per cento, risultato che le consente di evitare il secondo turno. L’affluenza è stata attorno al 70 per cento. L’altro principale candidato, il socialdemocratico Álvaro Ramos, ha subito riconosciuto la sconfitta, si è congratulato con Fernández e le ha assicurato che il suo partito la sosterrà finché le sue decisioni saranno prese per il «bene del paese»: Ramos ha ottenuto circa il 33 per cento dei voti, ben al di sopra di quanto indicato nei sondaggi pre-elettorali. In totale i candidati dell’opposizione erano 20 e secondo le prime analisi questa frammentazione ha favorito la candidata del governo.
In campagna elettorale si è parlato soprattutto di sicurezza: fino a pochi anni fa il Costa Rica era considerato uno tra i paesi più sicuri dell’America Latina, ma il tasso di omicidi sta aumentando e si sta avvicinando a quello di altri paesi della regione con gravi problemi di criminalità, come il Brasile e il Messico. Il Costa Rica è stato tra i primi paesi al mondo a smantellare le proprie forze militari, dopo la fine della guerra civile nel 1948, la sua democrazia è solida e negli ultimi decenni ha investito più nella prevenzione dei crimini, per esempio con programmi sociali e di istruzione, che nel contrasto con le forze armate.
Negli ultimi anni però qualcosa è cambiato: da punto di passaggio nelle rotte per il narcotraffico è diventato un centro di smistamento logistico importante per i cartelli, e la sua rilevanza nelle rotte della droga verso l’Europa e gli Stati Uniti ha acquisito centralità. Questo ha portato a un maggior radicamento dei cartelli e alla creazione di bande locali, che prima non c’erano.
Una delle conseguenze è stato l’aumento della violenza. Negli ultimi quattro anni il governo del presidente Rodrigo Chaves non è riuscito a migliorare le cose in modo soddisfacente, ma anche grazie a una retorica securitaria e populista è arrivato a fine mandato con un’approvazione del 59 per cento. Chaves però non ha potuto ricandidarsi, perché la Costituzione non consente due mandati consecutivi.
Fernández ha più volte sostenuto che il modello da seguire dovrebbe essere El Salvador, dove il presidente Nayib Bukele ha usato lo stato di emergenza per condurre una campagna violenta che ha indebolito le bande criminali, tra arresti di massa e sistematiche violazioni dei diritti umani. Fernández ha a sua volta detto che il Costa Rica potrebbe adottare una sorta di “stato di emergenza” e la sospensione di alcune garanzie costituzionali per poter adottare misure speciali contro il narcotraffico, soprattutto nelle zone più coinvolte. Nayib Bukele è stato tra i primi a congratularsi con Fernández per la sua vittoria.
Secondo le prime analisi, la nuova presidente dovrà affrontare due questioni principali, oltre la sicurezza. Da un lato dovrà cercare di portare avanti un programma di riforme statali e austerità fiscale per ridurre il malcontento sociale, dall’altro dovrà gestire la relazione con il presidente uscente, Rodrigo Chaves, la cui figura è stata centrale nella campagna elettorale e la cui popolarità resta piuttosto alta. Sebbene Fernández sia stata presentata come candidata in completa continuità con Chaves, è possibile che la nuova presidente, una volta al potere, tenti di trovare un proprio spazio e una propria autonomia politica.
Domenica in Costa Rica si è votato anche per eleggere i 57 membri del parlamento unicamerale, ma i risultati definitivi devono ancora arrivare. Anche per le parlamentari il partito di Fernández è dato come favorito, ma non è scontato che ottenga da solo la maggioranza in parlamento: con il 94 per cento dei seggi scrutinati, risulta che ha ricevuto il 39 per cento dei voti. I seggi sono rimasti aperti 12 ore domenica e in totale si sono registrati a votare 3,7 milioni di persone. Il Tribunale Supremo Elettorale ha fatto sapere che le elezioni si sono svolte in un clima pacifico, senza disordini.



