32 libri consigliati dal Post
La consueta lista messa insieme da redattrici e redattori per chi non sa cosa leggere quest'estate o è solo in cerca di spunti

Puntuale come l’arrivo del caldo, a questo giro la consueta lista di libri consigliati da chi lavora al Post ne contiene di facili da portare in giro, se siete di quelli che leggono solo libri di carta, di scorrevoli da leggere e di immersivi per perdersi ore e ore in una lettura assorta. Ce ne sono che parlano di amicizia, famiglie, radici, animali, posti di cui scoprire cose nuove o che abbiamo capito ancora poco. Alcuni consigli arrivano a loro volta da suggerimenti di libraie, colleghi e amici. Altri sono stati influenzati dai podcast del Post e dagli autori che ospitano – Globo, Wilson o Timbuctu, non bastasse Comodino – e potete considerarli come un doppio consiglio: quando avrete finito di leggere potrete cominciare ad ascoltare.
Tutti i nostri segreti, di Fatma Aydemir
Il mio consiglio di lettura estiva è la ricondivisione di un consiglio che a mia volta ho ricevuto da una libraia che gestisce una deliziosa libreria vicino al mare. Ogni capitolo di questo romanzo breve è il racconto di un membro diverso di una famiglia turca con origini curde, che vive da decenni in Germania ma che torna ad Istanbul a causa di un evento traumatico. È scorrevole – il romanzo in sé è breve – e si imparano un sacco di parole (la mia preferita è canım che, come dice il glossario in fondo al volume, letteralmente vuol dire “tesoro” o “anima mia”). Fatma Aydemir racconta le singole vicende di vita quotidiana di una famiglia immigrata, di cosa vuol dire essere immigrati di seconda generazione in un paese straniero, e integra con tutto questo il tema complesso dell’identità curda, e il rapporto di queste persone con la Turchia.
(Amazon – IBS)
Sofia Calvo
Stay True, di Hua Hsu
Stay True è anzitutto un libro sull’amicizia. Hua Hsu racconta la sua vita all’università negli Stati Uniti degli anni Novanta, in quel periodo in cui non si è più adolescenti ma non si è ancora davvero adulti. Racconta di come si trova un’amicizia, di come la si trasforma in qualcosa di importante, di come la si perde, e di come facendo tutto questo si costruisce se stessi, la propria identità e il proprio posto nel mondo. Per me è un libro estivo, perché le amicizie si trovano e si perdono in estate. Alla fine si piange anche un po’.
(Amazon – IBS)
Eugenio Cau
Mi limitavo ad amare te, di Rosella Postorino
La storia inizia a Sarajevo nel 1992 durante la guerra e segue la vita di Omar, Senadin, Nada e Danilo fino al 2011. Nel mezzo ci sono la guerra, le loro vite in orfanotrofio, il viaggio verso l’Italia, le estati in Romagna, l’adozione, la vita adulta. Il libro parla di amore e amicizia, del rapporto con le proprie origini e con una lingua madre che non si sa più parlare o capire, di religione, della voglia di tornare di alcuni e della voglia di ricominciare di altri, del rapporto con i genitori che ti hanno lasciato e con quelli che ti hanno voluto, e anche della maledizione di avere figli e della sofferenza di non averne. È una storia dolorosa, ma il modo in cui viene raccontata da Rosella Postorino non mira solo a far piangere. Può sembrare un libro “pesante” e poco “da ombrellone”, ma è una storia coinvolgente da cui è difficile staccarsi. Marino Sinibaldi lo ha raccontato meglio di me in questa vecchia puntata di Timbuctu.
(Amazon – IBS)
Alessandra Rima
Molto felice per te, di Holly Bourne
È la storia di quattro donne trentenni, amiche dai tempi dell’università. Tutto comincia quando un baby shower viene interrotto da un incendio, e inizia la ricerca del colpevole. La storia e le vite dei personaggi si svelano attraverso i flashback che emergono dagli interrogatori. Al centro del romanzo c’è una domanda: è davvero possibile avere tutto? È un romanzo che parla di maternità voluta e desiderata e che, nonostante questo, sconvolge la vita di chi la vive, con le difficoltà, le paure, le stanchezze che ne derivano e il bisogno di rispondere alle aspettative che le altre persone hanno nei confronti di una donna che diventa madre. Ma parla anche di chi sceglie di non essere madre e che, per questo, sente di essere giudicata e non capita anche dalle persone che dovrebbero esserle più care. Io l’ho letto in inglese, apprezzandone lo stile e il linguaggio, e l’ho trovato molto scorrevole, si intitola So thrilled for you.
(Amazon – IBS)
Francesca Lagrotteria
Le anime morte, di Nikolaj Gogol’
Sedici anni fa al Post eravamo pochi e ognuno faceva di tutto. Tra le tante cose, a me spettava curare il podcast di Paolo Nori, quando ancora nessuno sapeva cosa fosse un podcast, forse nemmeno lui. Lesse a puntate Le anime morte, così pensai che un giorno sarebbe stato bello leggerle, non solo ascoltarle. Pavel Ivanovič Čičikov è un uomo mediocre che cerca di gabbare persone mediocri e che a tratti sembra quasi avere il disprezzo persino di Gogol’, che se lo è inventato. Ha uno strano piano in testa, ma mai quanto i personaggi che incrocia per portare avanti la sua impresa. Immergersi in quel mondo, di lunghi trasferimenti in carrozza e niente notifiche sullo smartphone, è più rilassante di quanto pensiate. Consiglio la traduzione di Paolo Nori, ovviamente.
(Amazon – IBS)
Emanuele Menietti
Sovietistan, di Erika Fatland
Lo sapevate che fino a non molto tempo fa in Kirghizistan spesso gli uomini rapivano le donne per costringerle a sposarli? Che l’ossessione per la produzione del cotone tra Kazakistan e Uzbekistan ha fatto praticamente scomparire il lago d’Aral, o che quella dell’ex dittatore del Turkmenistan per i cavalli forse non è stata nemmeno la cosa più matta del Turkmenistan? Sovietistan dell’autrice e antropologa norvegese Erika Fatland racconta queste e tante altre cose su come le cinque repubbliche dell’Asia centrale – per l’aneddoto sul Tagikistan dovrete leggere il libro – si siano dovute inventare e reinventare tra i pesanti strascichi dell’ex Unione Sovietica, e lo fa con uno sguardo curioso, a volte un po’ rigido ma anche assai disincantato. Qualche cambiamento da quando è uscito (il 2018) c’è stato, ma per chi di Asia centrale non sa nulla oserei dire che è quasi imprescindibile. Fatland è stata anche ospite di Globo, in inglese e in italiano.
(Amazon – IBS)
Susanna Baggio
Un’isola di stranieri, di Andrea Levy
Gilbert, Queenie, Hortense e Bernard sono i quattro protagonisti: due sono neri nati in Giamaica, due sono bianchi nati in Inghilterra. L’unica cosa che hanno in comune è essere, per metà del libro, cittadini della stessa madrepatria: perché durante la Seconda guerra mondiale gli abitanti delle colonie britanniche furono arruolati nell’esercito per combattere contro i tedeschi, e trattati se non con fratellanza, almeno con rispetto e gratitudine. In cambio, finita la guerra il parlamento approvò il British Nationality Act, che allargava la cittadinanza britannica anche alle colonie del Regno. Molti di quei soldati lasciarono di nuovo le loro piccole isole caraibiche e si imbarcarono per cercare fortuna nella piccola isola europea, dove trovarono però ostilità, diffidenza, e razzismo. Levy è nata a Londra, da genitori giamaicani che arrivarono con la famosa nave Empire Windrush, e ha provato a immaginare storie, shock culturali, pazienza e sacrifici, violenza e paura di quando si scontrano le aspettative di chi arriva e i pregiudizi di chi c’è già, i sogni di cambiamento e il desiderio di mantenere immobile lo status quo; con una scrittura che fa anche ridere di gusto.
(Amazon – IBS)
Valentina Lovato
L’album blu, di Yaryna Grusha
È un libro utile per quando sentiamo discettare dall’esterno di paesi dove non abbiamo messo piede o quando – così tante volte, in questi anni – il loro futuro viene deciso sopra le loro teste, senza interpellare i diretti interessati. In questo caso il paese è l’Ucraina, e si impara molto sulla sua storia orgogliosa. Il romanzo però parla anche di noi: l’Italia idealizzata che è il posto dei sogni della protagonista, dove realizzarli e deluderli. È un libro potentissimo sulle radici; sul senso di casa che, come insegna una poesia della scrittrice ucraina Victoria Amelina, “può stare in una tasca”. Yaryna Grusha, pagina dopo pagina, scaccia la «grigia nube sovietica» che incombe fin dall’infanzia di un paese diventato adulto in piazza. Ce lo fa ammirare, da lontano. E ci fa imbarazzare, un poco, per quanto poco l’abbiamo capito. Grusha ha parlato del suo libro in questa puntata del podcast Wilson.
(Amazon – IBS)
Matteo Castellucci
L’ultima spiaggia, di Lucio Luca
È la storia vera di un caso irrisolto, requisiti fondamentali per una lista estiva. E si impara anche qualcosa. La notte tra il 26 e il 27 gennaio del 1976 qualcuno entra in una piccola caserma dei carabinieri ad Alcamo Marina, in provincia di Trapani, e uccide l’appuntato Salvatore Falcetta e il carabiniere semplice Carmine Apuzzo. Sono gli anni Settanta e quindi si indaga innanzitutto sul terrorismo di estrema sinistra. Quattro persone vengono arrestate e confessano dopo ore di violenze e torture; poi negano tutto in tribunale, inutilmente. Uno morirà in carcere, un altro si farà 22 anni, due scapperanno in Sudamerica. Ma erano davvero innocenti, e ancora non sappiamo chi ammazzò quei carabinieri. Lucio Luca, cronista di grande esperienza che lavora da decenni a Repubblica, ricostruisce questa storia eccezionale e poco nota in modo accurato e appassionante, prima di argomentare una tesi che la collegherebbe a una storia di rifiuti tossici, organizzazioni paramilitari e altri misteri italiani. Forse un po’ troppi. Ma ne vale la pena.
(Amazon – IBS)
Francesco Costa
Un desiderio smisurato di amicizia, di Hélène Giannecchini
Una cara amica libraia mi ha detto “è uscito il libro per te” e il giorno dopo l’ho trovato su un tavolo della redazione, ricevuto da una redattrice, a cui l’ho rubato (forse glielo restituirò, tutto sottolineato): in pratica è il libro che ha raggiunto me. Un desiderio smisurato di amicizia parla di come il mondo queer (termine ombrello che definisce vari modi di essere considerati non conformi alle norme sociali su genere e sessualità) abbia fondato una nuova possibilità di immaginare le relazioni affettive. È un racconto, a tratti autobiografico (Giannecchini ha una storia personale interessante), ma anche una ricerca archivistica, prevalentemente fotografica; parla di dove e quando è nato, dal punto di vista antropologico, il pensiero di una famiglia non fondata su un legame di sangue ma sulla relazione; parla del lessico che ci manca per definire la molteplicità di modi in cui le relazioni esistono al di fuori della famiglia nucleare; dei gesti di cui è fatta l’amicizia, e del suo valore politico. Giannecchini inizia da una constatazione preziosa, che vale un po’ per tutti i disallineamenti rispetto a norme sociali più o meno esplicite: “a un certo punto ci si rende conto della propria devianza e la si coltiva, e personalmente mi viene da pensare che questo mi abbia salvato la vita”.
(Amazon – IBS)
Alessandra Pellegrini De Luca
Qualcuno da odiare, di Ilaria Rossetti
Di solito faccio fatica a leggere libri che abbiano come protagoniste persone che si sentono vicine alle idee e alle pratiche del fascismo, ma conoscevo Ilaria Rossetti per il suo bel libro precedente, La fabbrica delle ragazze, so che scrive molto bene e mi sono fidata. La storia di Abele l’Africano, giovane soldato che vuole aprire un forno tutto suo in Abissinia e che nella vita conoscerà solo la rabbia come reazione alla disillusione, e quella di Ludovica, la badante che lo assiste nei suoi ultimi anni, ci mostrano i sentimenti, le paure e le debolezze su cui il fascismo è riuscito (e riesce) a fare leva per conquistare le persone. Ma queste storie parlano anche di tenerezza, del bene che due persone avvelenate da quello che provano possono farsi a vicenda, e quindi ecco, è stata una fiducia ben riposta.
(Amazon – IBS)
Francesca Ruggeri
La vita agra, di Luciano Bianciardi
Un crudele romanzo autobiografico, ma anche il ritratto della Milano e dell’Italia del boom economico, nel momento in cui stavano trasformandosi per sempre. L’intellettuale provinciale e anarchico Bianciardi racconta la fatica di sopravvivere nella metropoli dei primi anni Sessanta, fra mezze porzioni in osteria, stanze in affitto da condividere, grappa a fiumi e traduzioni da produrre in serie come a una catena di montaggio. Il protagonista, alter ego dell’autore, arriva dalla Toscana con il proposito di vendicare i minatori morti nell’incidente di Ribolla, ma finisce progressivamente risucchiato dal meccanismo stesso che voleva combattere. È un racconto amaro e sarcastico sull’impossibilità di restare fedeli a sé stessi mentre tutto attorno cambia e ogni cosa viene misurata in termini di successo, carriera e consumo.
(Amazon – IBS)
Alessandro Parodi
L’amante, di Marguerite Duras
L’ho trovato in cima a uno scaffale, edizione consunta e in lire. Racconta un frammento di vita di una quindicenne francese che vive nell’Indocina coloniale insieme a una madre depressa, che alterna dolcezza e furia, e a due fratelli, il violento “maggiore” e il più fragile “fratellino”. Come ogni buona storia, anche questa inizia con un momento di rottura: quando questa adolescente sola, un po’ sregolata e incline alla tristezza incontra un giovane uomo cinese, figlio di un ricco imprenditore. L’attrazione è immediata e ben presto lei diventa “l’amante”, emarginata dalla famiglia e dalla società. Lo consiglio perché la voce narrante – quella della protagonista, che scrive cinquant’anni dopo – intreccia i ricordi trasmettendo un senso di malinconia e perdita irresistibile. E perché è breve: perfetto da leggere sui mezzi, se avete davanti un’estate di lavoro, o su quelli che prenderete per spostarvi in vacanza, anziché scrollare i social.
(Amazon – IBS)
Giulia Riva
Roderick Duddle, di Michele Mari
Ora che Michele Mari è dato per favorito alla vittoria del premio Strega è il momento di giocare d’anticipo: anziché fare la parte di chi recupera i suoi romanzi solo quando la fascetta del vincitore ne colora le copertine, leggeteli adesso, per poi vantarvi con gli amici. E magari iniziate da Roderick Duddle, l’avventurosa storia di un orfanello dickensiano scritta con una lingua che zampilla d’invenzioni e di piaceri. Spero che Mari non sia superstizioso. Di sicuro, dopo la lettura, converrete con me che è una persona spiritosa. Scommessa: quando avrete finito il romanzo vi sarete dimenticati di come il protagonista si è presentato nel primo capitoletto. Accidenti, ora che ve l’ho detto magari ci farete più attenzione. Allora, un suggerimento: iniziate direttamente dal secondo capitolo, “L’Oca Rossa”: tranquilli, della trama non perdete nulla. Il primo leggetelo solo alla fine del libro. E con il vostro miglior sorriso, brindate alla salute di un romanziere in stato di grazia.
(Amazon – IBS)
Nicola Ghittoni
Tangerinn, di Emanuela Anechoum
Mina ha trent’anni, si è trasferita a Londra da un paesello minuscolo della Calabria seguendo un desiderio di cui non conosce bene il contenuto, e si sente bloccata. È una giovane donna che viene da una famiglia migrante in un mondo di expat; ha pochi soldi e ancora meno amici; le persone che la circondano non la conoscono e quindi non la possono capire, anche se lei glielo volesse lasciar fare; a dire il vero, conosce a malapena sé stessa. Poi suo padre, con cui condivideva un rapporto complesso ma profondissimo, muore. È la premessa di un romanzo che mi ha fatta molto piangere, molto arrabbiare, molto pensare sul significato di comunità e di appartenenza. E che si tiene facilmente in borsa, pronto a essere tirato fuori nei momenti placidi delle giornate d’estate.
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Viola Stefanello
Hiroshima. Il racconto di sei sopravvissuti, di John Hersey
Gli abitanti di Hiroshima il 6 agosto del 1945 non videro nessun fungo atomico. Perlopiù, non ci capirono niente. Furono travolti da una grande esplosione senza avere idea di cosa stesse succedendo e di cosa li aveva colpiti. Hiroshima, il racconto di sei sopravvissuti racconta come sei di loro affrontarono i momenti dell’esplosione, i giorni successivi e i 40 anni seguenti. Come scoprirono pian piano l’enormità della distruzione, che prima pensavano circoscritta alla loro casa e al loro quartiere, come cercarono un posto per mettersi in salvo dagli incendi e farsi curare, come trovarono un modo per vivere dopo. John Hersey lo scrisse come reportage per il New Yorker nel 1946 e lo integrò 40 anni dopo, UTET lo ha ripubblicato per l’80esimo anniversario. Hersey era anche romanziere, lo leggerete facilmente e vi dimenticherete di quanto sia “vecchio”. Di quanto sia stato importante, invece, avevamo scritto qui.
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Valerio Clari
Nella carne, di David Szalay
Forse il più inutile dei consigli della lista, dato che di questo libro vincitore del Booker Prize ha parlato per mesi mezzo mondo. Per i pochi che non fossero stati raggiunti da quelle parole: Nella carne di David Szalay è un grande libro dei nostri tempi. Attraverso la storia di un uomo, per quanto singolare, descrive molte delle forze a cui sono sottoposti tutti: quelle che controllano e quelle da cui sono controllati. Racconta la violenza che subiscono e quella che esercitano, quella che la società si aspetta da loro e quella che deplora; le responsabilità che si assumono, consapevolmente o no, e quelle che vengono loro attribuite. È un libro che non giudica né vittimizza, e incoraggia questa stessa astensione nel lettore. Non conosco una sola persona che lo abbia cominciato e mollato.
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Antonio Russo
Il grande mare dei Sargassi, di Jean Rhys
Se avete letto Jane Eyre, il romanzo di Charlotte Brontë, probabilmente vi ricorderete di Bertha Mason, la moglie impazzita e reclusa nella soffitta della grande villa dove Jane Eyre lavora come istitutrice. Nel romanzo di Brontë è una figura che resta sullo sfondo, per quanto sia una presenza spiazzante e inquietante. In Il grande mare dei Sargassi, Rhys ne racconta il passato rendendola un personaggio tridimensionale, dalla storia affascinante, tormentata e, per molti versi, straziante. La storia di Antoinette (solo dopo il matrimonio verrà soprannominata Bertha) comincia in un’isola dei Caraibi, passa attraverso l’esperienza del razzismo e di un matrimonio infelice e si conclude in Inghilterra. La sua vita è spesso influenzata dalla magia, dalla superstizione e anche dalla natura, con cui intrattiene un rapporto profondo e primordiale, tra uccellini premonitori e fiori conturbanti. Più che una lettura da ombrellone e stabilimenti balneari, è una lettura da isola deserta, adatta a chi al relax preferisce un po’ di sana rabbia.
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Valeria Sforzini
Supergods, di Grant Morrison
In soldoni: è una ricognizione della storia dei Superereroi profonda, dettagliata e personale, scritta da una persona che ne sa a pacchi. In principio queste entità erano energumeni coloratissimi e forzuti che picchiavano gerarchi nazisti a mani nude; poi, grazie a Stan Lee, cominciarono ad affliggersi per problemi simili ai nostri (l’affitto, le relazioni sentimentali, i lutti); negli anni Ottanta un manipolo di autori inglesi e americani, tra cui Alan Moore e Frank Miller, li raffigurarono come darwinisti sociali dispotici, egoriferiti e pronti a tutto pur di ribadire la loro superiorità nei confronti degli umani. E negli anni Novanta si contaminarono con altre cose: la controcultura, le droghe sintetiche, le teorie cospirative, la magia. Il saggio l’ha scritto Grant Morrison, sceneggiatore scozzese noto per aver creato serie molto apprezzate dalla critica, tra cui The Invisibles e un ciclo degli X-Men piuttosto allucinato. Qualche anno fa Bao lo aveva pubblicato in italiano, ma ora c’è solo in inglese.
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Giuseppe Luca Scaffidi
L’una e l’altra, di Ali Smith
Ali Smith è una gran narratrice: una che – ci scommetto – intrattiene gli amici raccontando storie che in bocca ad altri suonerebbero banalissime. Ha scritto questo libro poco prima di una quadrilogia sul Regno Unito di oggi, che lassù l’ha resa famosissima. Il romanzo è diviso in due parti: una parla di Georgia, una 16enne che ha appena perso la madre per un incidente mai chiarito (forse c’entrano i servizi segreti), a cui viene dato il compito di tenere insieme la sua famiglia. L’altra è incentrata su una giovane donna che nella Ferrara del Quattrocento si finge maschio per fare carriera come pittrice. Smith ha fatto stampare il libro in due versioni: una inizia con la storia di Georgia, l’altra con la pittrice. La prima storia è delicatissima, straziante, vorresti che durasse mille pagine. La seconda è terribile, sembra una caricatura del Medioevo italiano immaginata da una persona che ha visto soltanto un (pessimo) documentario sui Medici. La prima parte, però, basta da sola a giustificare il libro intero.
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Luca Misculin
Il buon male, di Samanta Schweblin
Di Samanta Schweblin avevo letto, diversi anni fa, due romanzi: Distanza di sicurezza e Kentuki. Li avevo trovati stranissimi e meravigliosi. Quest’anno è uscita una sua raccolta di racconti, Il buon male, e ci ho trovato dentro la stessa stranezza e la stessa meraviglia. Le storie di Schweblin, che è argentina ma vive a Berlino, riescono a essere allo stesso tempo inquietanti e accoglienti, ambigue e cristalline, indecifrabili e precisissime. Nei racconti di questo suo ultimo libro tornano spesso i bambini, gli animali e la morte. Quello che mi è piaciuto di più è “Occhio nella gola”; quello che mi è piaciuto di meno “La donna di Atlántida”. “William alla finestra” invece vi anticipo che lei dice che «è successo davvero».
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Marta Impedovo
Nirvana, di Tommy Wieringa
Si può ancora credere che un’opera letteraria di oggi possa raccontare la “realtà” nel suo complesso? Pensavo di no, che il mondo è così grande e complesso che nemmeno i migliori scrittori contemporanei potessero darmi quell’illusione. Ma c’è riuscito il nederlandese Wieringa con questo romanzo del 2023. Parla di un uomo che prova a superare un abbandono amoroso e di un artista che cerca di nuovo un senso nella sua arte, ma anche della direzione che il mondo ha preso con la prima elezione di Trump, e molto prima col capitalismo e lo sfruttamento dei combustibili fossili. Contiene un vecchissimo nazista e ricchissimo petroliere ispirato a Pieter Schelte Heerema, alcune parole di papiamento e un personaggio che è lo scrittore Tommy Wieringa – cosa non fastidiosa come si potrebbe pensare. Lo consiglio molto a chi ha letto Quello che possiamo sapere di Ian McEwan, a cui è stranamente molto affine.
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Ludovica Lugli
Linguaggi animali – Le conversazioni segrete del mondo vivente, di Eva Meijer
Corvi e ghiandaie hanno sviluppato una teoria della mente, i delfini si chiamano per nome, i pappagalli ne ricevono uno dai genitori, i canti delle balene cambiano a seconda del gruppo, le cinciallegre hanno sviluppato dei dialetti. Ci sono animali che per comunicare con noi umani sono diventati bilingue, come i gatti che hanno sviluppato un miagolio ad hoc, mentre i cani giudicano i comportamenti sociali tra gli esseri umani. Si imparano tutte queste cose strabilianti leggendo Linguaggi animali di Eva Meijer, filosofa all’università di Amsterdam che si occupa di filosofia animale e di comunità multispecie. E si capisce subito quanto sia sbagliato definire “padrone” l’essere umano che condivide la sua vita con un altro animale. Uno di quei libri che ti fanno cambiare punto di vista, e ti migliorano.
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Emanuela Marchiafava
The Killer Department, di Robert Cullen
Una volta in Ucraina un amico mi insegnò la parola che si usa per indicare i filari di alberi che separano i campi: sono le posadka, disse. E mi raccontò che quando lui era bambino esisteva il mostro delle posadka: Andrei Chikatilo, un maniaco omicida tra i più efferati della sua categoria e il peggiore nella storia dell’Unione Sovietica. Incontrava le vittime per strada, sugli autobus o sui treni, le persuadeva a seguirlo nelle posadka e le assassinava. Almeno 53. Robert Cullen, giornalista e inviato a Mosca per dieci anni, raccontò la storia dei dieci detective russi che lo presero in questo libro del 1993, The Killer Department. Spicca per due aspetti. La bravura di Cullen, che conosceva a fondo la cultura russa e fece un lavorone. E l’ottusità della burocrazia sovietica che permise a Chikatilo di farla franca per anni, anche quando ormai tutti gli indizi portavano a lui, perché la linea ufficiale era che gli assassini seriali erano fenomeni da decadenza capitalistica e non potevano esistere dietro a una posadka.
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Daniele Raineri
Donna, vita, libertà, di Marjane Satrapi, AA.VV., Jean-Pierre Perrin, Farid Vahid
Quest’anno ci sono almeno due buone ragioni per ripescare dalla libreria i fumetti di Marjane Satrapi, oltre a tutte quelle che ci sono sempre. Donna, vita, libertà non è il suo lavoro più conosciuto e probabilmente nemmeno il più adatto a conoscerla come autrice, essendo un’opera collettiva. Ma è una delle ultime cose che ha fatto ed è un libro che racconta molto: dell’Iran del 2022 e della condizione di Satrapi, un’autrice diventata famosa per aver raccontato all’Occidente un paese in cui non è più potuta ritornare. Il libro unisce i disegni di 17 tra illustratori e illustratrici, non soltanto iraniani, e i testi di politologi, giornalisti e storici. A partire dalla morte di Mahsa Amini parla delle gigantesche proteste che ha generato quel singolo ma simbolico atto di violenza; di quella che Satrapi chiamava «la prima rivoluzione femminista della storia»; degli uomini che si sono uniti e della repressione brutale che ne è conseguita. È un buon libro per ricordare Satrapi nell’anno della sua morte e per conoscere un po’ meglio un paese di cui siamo tornati a parlare quotidianamente.
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Antonella Serrecchia
4 3 2 1, di Paul Auster
Spesso penso alla catena di tutti gli eventi, piccoli e grandi, che ci hanno reso ciò che siamo. Che tra tutte le mie alternative ne sia venuto fuori proprio io mi fa sempre un po’ strano. A quanto pare anche per Paul Auster è così, visto che ha scritto questo libro per raccontare le quattro vite possibili di uno stesso ragazzo, Archie. Se anche voi vi perdete in queste fantasticherie amerete questo libro. Se non è questo il caso, pazienza: da qualche parte c’è una versione di voi che lo adora.
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Rodolfo Toé
Mammut, di Eva Baltasar
Per il suo 24esimo compleanno la protagonista senza nome di Mammut vuole rimanere incinta e quindi organizza una festa nel suo appartamento per trovare uno sconosciuto con cui andare a letto e fare in modo che accada. Poco dopo decide di trasferirsi in una fattoria isolata e fatiscente, in cui nonostante lo sporco, la fatica e la pancia che cresce si sente più a suo agio che in un asettico posto di lavoro a Barcellona. Mammut supera appena le cento pagine ma è uno dei libri più potenti che abbia letto nell’ultimo anno. La voce della sua protagonista mi è tornata in mente nei momenti più disparati, accomunati solo dalla sensazione di essermi allontanata troppo dalla natura: nelle sconfinate stazioni della M4 di Milano, quando mi passo il disinfettante sulle mani perché ho paura dei germi, o mentre valuto al supermercato se comprare un singolo cetriolo bio avvolto in una pellicola di plastica.
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Ginevra Falciani
La rivoluzione dopodomani, di Francesco Maselli
Il libro è un saggio e racconta i cambiamenti che stanno avvenendo nell’industria e nell’economia italiana, di cui però raramente si sente parlare sui giornali o nelle televisioni. Ogni capitolo è dedicato a un argomento diverso e i temi sono molto diversi tra loro, dato che si passa dalla produzione di vini in Piemonte alla gestione del porto di Gioia Tauro in Calabria. Mi ero interessato a questi argomenti dopo aver letto vari reportage – alcuni anche sul Post – sui cambiamenti in corso nei distretti industriali italiani e ne volevo sapere di più. Il libro insiste anche sul fatto che in Italia non sia tutto immobile o immodificabile come a volte si è portati a credere, ma offre degli esempi concreti di come alcune realtà industriali, a volte grandi, a volte piccole, si stiano relazionando con il cambiamento per cercare di uscirne migliori.
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Alberto Chiumento
Alla buon’ora, Jeeves!, di P. G. Wodehouse
La storia è quella di Bertram Wooster, un aristocratico tonto e nullafacente che combina un disastro dietro l’altro mentre cerca di sistemare una serie di intrecci sentimentali; e del suo brillante valletto Jeeves, chiamato a sistemare i guai del padrone con piani ingegnosi e impeccabili. Me lo aveva consigliato un collega qualche mese fa per migliorare la mia scrittura. Sembra abbia avuto successo. Io ve lo ripropongo, ma per ragioni meno nobili: questo libro fa ridere, non ha una morale ed è piccolo, leggero, quindi comodo da portare in giro.
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Riccardo Trabattoni
Circe, di Madeline Miller
È un libro che ho letto colpevolmente solo di recente. Si intuisce dal titolo che la protagonista è la maga Circe, personaggio raccontato in modo marginale della mitologia greca che si studia a scuola e perlopiù legato alla storia di Odisseo. Ho amato questo libro perché le dà la centralità che merita anche senza che la sua storia sia intrecciata a quella di un uomo: Circe è una donna con un carattere inizialmente remissivo che poi trova la forza del suo riscatto grazie a suoi poteri e alle sue intuizioni. Il libro intreccia la sua storia con quelle più note della mitologia, cosa che risveglia con nostalgia piacevole gli studi umanistici purtroppo molto lontani. È un libro che scorre velocemente e con molte sorprese. Lo trovo perfetto per una lettura estiva e immersiva, quando si ha tempo di passare ore e ore a leggere. Io l’ho letto in inverno, senza ferie, e sono stata sveglia la notte per finirlo tanto mi aveva appassionato.
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Mariasole Lisciandro
Roma 1943, di Paolo Monelli
Ero convinto parlasse dei mesi terribili dell’occupazione nazista di Roma. Il titolo del resto era chiaro: Roma 1943. Poi però per quaranta pagine mi sono ritrovato a leggere un lungo trattato sul carattere degli italiani: con grande diffidenza iniziale, perché quello è un esercizio che quasi sempre, salvo rare eccezioni, scade nella retorica. Mi sono ricreduto, perché la prosa di Paolo Monelli in quelle eccezioni ci rientra, eccome. Di lì in poi, è stato amore. Perché Monelli dimostra che esiste davvero quella figura del giornalista come storico del presente: lui non racconta solo il 25 luglio, o l’arresto di Mussolini, ma riferisce anche delle confidenze che gli aveva concesso Galeazzo Ciano, delle colazioni fatte coi consiglieri del re. Ne esce fuori un racconto in presa diretta di quei mesi terribili, in cui il senno del poi non distorce mai il gusto della cronaca, e al tempo stesso la cronaca non prescinde mai dalla storia. Ed è una virtù che, in chi di mestiere racconta la politica, genera parecchia invidia.
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Valerio Valentini
Non sono la stupida bionda di nessuno. Una storia di Marilyn Monroe, di Ilenia Rossini
Non ho una grande passione per le storie individuali, ma questo libro rilegge la vita di Monroe offrendoci, come scrive l’autrice Ilenia Rossini nell’introduzione, «una mappa per comprendere il ruolo delle donne nella società del secondo dopoguerra e gli atteggiamenti contraddittori verso la sessualità femminile e la classe lavoratrice». Lo fa tenendosi lontana da miti consolatori, appiattimenti e sublimazioni. «Please, don’t make me look like a joke», chiese Monroe poche settimane prima di morire. Ed è da quel suo desiderio che nasce il racconto di Rossini. Che ci porta nella vita, complessa e contraddittoria, di una lavoratrice dello spettacolo che costruì con lucidità la propria immagine pubblica, che lottò per il rispetto professionale, che si radicalizzò politicamente, che fu un’intellettuale autodidatta e una donna che non smise mai di interrogarsi su chi ci fosse davvero dietro il personaggio che il mondo pretendeva da lei.
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Giulia Siviero
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Disclaimer: con alcuni dei siti linkati nella sezione Consumismi il Post ha un’affiliazione e ottiene una piccola quota dei ricavi, senza variazioni dei prezzi. Ma potete anche cercare le stesse cose su Google. Se invece volete saperne di più di questi link, qui c’è una spiegazione lunga.



