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  • Giovedì 18 giugno 2026

Trump ha scaricato Netanyahu?

L’accordo firmato con l’Iran fa pensare che accontentare Israele non sia più tra le priorità del governo americano: è una cosa nuova, e grossa

Una protesta contro gli alti prezzi dell'energia nelle Filippine, in cui alcuni manifestanti hanno portato striscioni contro Netanyahu e Trump, giugno 2026 (AP Photo/Aaron Favila)
Una protesta contro gli alti prezzi dell'energia nelle Filippine, in cui alcuni manifestanti hanno portato striscioni contro Netanyahu e Trump, giugno 2026 (AP Photo/Aaron Favila)
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Mercoledì il presidente statunitense Donald Trump ha reagito in maniera sprezzante quando, a margine del G7, i giornalisti gli hanno fatto presente che Israele è molto preoccupato per l’accordo che Trump ha concluso con l’Iran per provare a mettere fine alla guerra in Medio Oriente. L’accordo, che abbiamo spiegato qui, è in realtà un pre-accordo, perché lascia molte questioni ancora aperte. Parlando per esempio del fatto che il testo non tocca il programma missilistico iraniano, che da sempre è ritenuto una grossa minaccia per la sicurezza del Medio Oriente, Trump ha risposto: «I missili non sono un problema… Possono danneggiare un piccolo posto, ma non distruggere il mondo».

Il «posto piccolo» è un riferimento a Israele, che è il paese più minacciato dai missili dell’Iran.

L’idea che un presidente degli Stati Uniti – e soprattutto uno come Trump – possa parlare in maniera così incurante di attacchi contro Israele, lasciando intendere che non è più di tanto un suo problema, è praticamente inaudita. Ma è indicativa dello stato del rapporto tra Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che dopo un lungo periodo di deterioramento è arrivato al suo punto più basso.

Di fatto, con questo accordo, Trump ha messo in secondo piano gli interessi di Israele. Questo non significa che l’alleanza tra i due paesi sia interrotta, ma che l’amministrazione americana ha deciso di abbassare notevolmente la sicurezza di Israele tra le sue priorità politiche.

Netanyahu e Trump a Mar-a-Lago, Florida, dicembre 2025 (AP Photo/Alex Brandon, File)

Netanyahu e Trump a Mar-a-Lago, Florida, dicembre 2025 (AP Photo/Alex Brandon, File)

Se l’accordo con l’Iran è un fallimento politico e diplomatico per gli Stati Uniti, per Israele potrebbe essere invece una minaccia concreta e un disastro per la sicurezza.

L’accordo firmato mercoledì è un preliminare che sarà negoziato nei prossimi mesi, ma di fatto lascia l’Iran libero di ricostruire la propria economia, espandere il programma missilistico, continuare a finanziare le milizie alleate all’estero, come Hezbollah in Libano. Mette inoltre dei limiti molto vaghi al programma nucleare, che dovranno essere discussi in futuro. Non solo: l’accordo dovrebbe costringere Israele a interrompere le proprie operazioni militari in Libano (il governo israeliano ha detto che non lo farà, ma potrebbe subire pressioni da parte dell’amministrazione Trump).

In pratica con l’accordo l’Iran si trova libero di fare quasi tutto quello che vuole mentre Israele subisce delle importanti limitazioni militari.

Tutto questo è considerato inaccettabile da Israele. È una reazione che non riguarda soltanto Netanyahu, ma tutta la politica israeliana, che è concorde, da destra a sinistra, nel ritenere il regime iraniano una minaccia che non può essere eliminata soltanto con la diplomazia. In questi giorni gli alleati di Netanyahu stanno attaccando Trump per il suo tradimento, ma anche l’opposizione teme che l’accordo possa mettere Israele in pericolo.

Normalmente preoccupazioni di questo genere da parte di Israele sarebbero ascoltate e accolte dagli Stati Uniti. Ma varie ricostruzioni giornalistiche hanno mostrato come Trump sia ormai irritato e stanco delle continue pretese e dei tentativi di manipolazione di Netanyahu, e come ormai il presidente degli Stati Uniti veda in Israele più un problema che un alleato affidabile.

È ormai accertato, per esempio, che Netanyahu abbia convinto Trump ad attaccare l’Iran promettendogli una vittoria facile e rapida nonostante gli scetticismi dell’intelligence americana. Mentre la guerra andava avanti, Netanyahu ha continuato a spingere Trump verso nuove e continue azioni militari: «Bibi [il soprannome di Netanyahu] dice al presidente perché deve fare esplodere qualcosa, e perché l’Intelligence di Israele sa come e quando farlo, e il presidente ascolta. Le loro chiamate di solito sono sempre così», ha detto al Wall Street Journal una fonte anonima dentro all’amministrazione americana.

Alla lunga, però, Trump si è spazientito. La vittoria facile e veloce che gli era stata promessa non è arrivata, e anzi la guerra in Medio Oriente si è trasformata in un pantano che ha messo a repentaglio l’economia mondiale. Trump è crollato nei sondaggi e ha cominciato a essere risentito nei confronti di Netanyahu. Le telefonate tra i due sono diventate via via più tese e Trump qualche volta ha alzato la voce e i toni: di recente ha detto a Netanyahu che è «completamente pazzo» e che è colpa sua se tutti odiano Israele.

Netanyahu era perfettamente consapevole del fatto che fosse rischioso influenzare Trump così tanto da coinvolgerlo in una guerra: «È terrorizzato che Trump possa rivoltarglisi contro, ma al tempo stesso vede Trump come una persona che può essere convinta di qualunque cosa», ha detto sempre al Wall Street Journal l’analista Nathan Sachs. L’accordo con l’Iran è così negativo per Israele che sembra che effettivamente Trump si sia rivoltato contro Netanyahu.

Come detto, questo non significa che il rapporto storico tra Stati Uniti e Israele sia interrotto. Significa però che Netanyahu potrebbe avere perso gran parte della sua influenza nei confronti di Trump. Se le condizioni dell’accordo saranno confermate, Israele si troverà più vulnerabile e con meno margine di manovra a livello militare. Netanyahu si è spinto troppo oltre con Trump, e le conseguenze potrebbero essere gravi per Israele.