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  • Mercoledì 17 giugno 2026

Il Somaliland ha la sua prima ambasciata, in Israele

Più precisamente a Gerusalemme: il governo di Netanyahu è l'unico a riconoscere come sovrano lo stato che si è autoproclamato indipendente dalla Somalia

Il presidente del Somaliland Abdirahman Mohamed Abdullahi con quello israeliano Isaac Herzog a Gerusalemme, 14 giugno 2026 (AP Photo/Ohad Zwigenberg)
Il presidente del Somaliland Abdirahman Mohamed Abdullahi con quello israeliano Isaac Herzog a Gerusalemme, 14 giugno 2026 (AP Photo/Ohad Zwigenberg)
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Lunedì il Somaliland ha inaugurato la sua prima ambasciata: è a Gerusalemme Ovest, in Israele. È la prima perché il Somaliland è una regione separatista della Somalia, che nel 1991 dichiarò unilateralmente la sua indipendenza. Lo scorso dicembre Israele era stato il primo paese a riconoscerlo come stato sovrano, e finora l’unico.

All’evento di inaugurazione hanno partecipato il presidente del Somaliland Abdirahman Mohamed Abdullahi, nella sua prima visita ufficiale all’estero, e il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar. Abdullahi ha incontrato anche il presidente israeliano Isaac Herzog e il primo ministro Benjamin Netanyahu: entrambi hanno parlato dell’importanza della visita, ed Herzog ha sottolineato «il potenziale di una nuova cooperazione» tra i due paesi.

L’ambasciata del Somaliland è una delle poche a Gerusalemme Ovest. La grande maggioranza sono a Tel Aviv, dato che Gerusalemme è una città contesa tra israeliani e palestinesi e da decenni è divisa più o meno a metà: la parte ovest è sotto il controllo di Israele, quella a est per la stragrande maggioranza della comunità internazionale appartiene ai palestinesi ma dal 1967 è largamente occupata dallo stato israeliano. Aprire l’ambasciata a Gerusalemme è quindi un segnale di vicinanza alle posizioni di Netanyahu e del suo governo di estrema destra. È a Gerusalemme Ovest anche l’ambasciata statunitense: Trump la spostò lì nel 2018, durante il suo primo mandato, con una decisione storica che creò enorme scalpore.

La Somalia ha duramente criticato l’apertura dell’ambasciata, dicendo di considerare ogni relazione diplomatica con il Somaliland come una violazione della propria sovranità.

A dicembre, quando Israele aveva riconosciuto formalmente la Repubblica del Somaliland come stato autonomo e indipendente, Netanyahu aveva detto che Israele puntava a istituire il prima possibile una collaborazione con il Somaliland in vari settori, tra cui agricoltura, sanità, tecnologia ed economia. Lo ha ripetuto anche lunedì.

È possibile che Israele sia interessato al Somaliland per via del suo sbocco sul golfo di Aden, un tratto di mare attraversato da una delle principali rotte commerciali del mondo, ma che è anche parecchio pericoloso per via dei molti attacchi alle navi compiuti dagli Houthi, un gruppo militare yemenita alleato dell’Iran e nemico di Israele. Secondo una ricostruzione dell’anno scorso di Associated Press, il governo israeliano e quello statunitense avevano anche preso in considerazione il Somaliland come luogo dove espellere forzatamente una parte degli abitanti palestinesi della Striscia di Gaza. È una cosa che i tre governi hanno sempre ufficialmente negato, e di cui non si è fatto nulla.

Per Abdullahi, eletto nel 2024, la relazione con Israele è molto importante, dato che ha fatto del riconoscimento internazionale uno dei punti fondamentali del suo mandato, dopo decenni di isolamento. Nei mesi scorsi i rapporti tra i due paesi si sono consolidati: all’inizio dell’anno il ministro israeliano Saar era andato ad Hargeisa, indicata come la capitale del Somaliland, promettendo a sua volta che Israele avrebbe aperto lì la sua ambasciata. Ad aprile poi Israele aveva nominato il suo ambasciatore in Somaliland, Michael Lotem, che era già stato ambasciatore in Kenya.

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