Le funicolari di Lisbona sono ancora ferme, chissà per quanto
Dopo l'incidente di settembre a quella di Glória, e soprattutto anni di appalti al ribasso e scarsa manutenzione
di Valerio Clari

(Valerio Clari/il Post)
Dalla partenza della funicolare di Bica, nella zona sud di Lisbona, c’è un bel panorama che comprende parte della città vecchia, col fiume Tago sullo sfondo. I turisti fanno la coda per piazzarsi di fronte al vagone e farsi fare una foto. Quel vagone ha fatto su e giù fra Rua de São Paulo e Rua de Loreto per oltre 130 anni, quasi continuamente. Da settembre però è fermo, bloccato sulle rotaie e con le porte chiuse dai catenacci. Così come tutte le altre funicolari storiche, in portoghese chiamate elevadores, “ascensori”.
Gli elevadores sono monumenti nazionali, fra i simboli più riconoscibili della città anche all’estero. Sono bloccati da quasi un anno, quando quello di Glória è precipitato senza freni da un’altra ripida via, è deragliato e si è schiantato contro un palazzo. Nell’incidente sono morte 16 persone, altre 22 sono state ferite. Se ne parlò per giorni in tutta Europa.
Da allora tutti i mezzi storici in servizio da fine Ottocento come la Glória sono stati chiusi per controlli di sicurezza. Nove mesi dopo non hanno ancora riaperto, e al momento non ci sono ipotesi su quando torneranno in funzione. Le indagini tecniche e penali sull’incidente sono appena cominciate e si pensa che saranno assai lunghe.

La funicolare della Glória dopo l’incidente, il 4 settembre 2025 (AP Photo/Armando Franca)
I vagoni fermi, diventati sfondo da selfie, sono una buona rappresentazione di una città ormai popolarissima all’estero, ma piena di problemi legati a mancanza di fondi e a un modello di crescita molto focalizzato sul turismo, che fatica a risolvere i problemi di chi in città ci abita. Molte questioni aperte riguardano proprio i trasporti, sia quelli storici sia quelli più moderni.
Il primo rapporto preliminare sull’incidente del 3 settembre 2025 ha indicato come causa del deragliamento la rottura di un cavo sotterraneo di sicurezza, di quelli che collegano i due vagoni (uno che scende, l’altro che sale), che si fanno a vicenda da contrappeso. Il cavo, acquistato nel 2022, non era tecnicamente idoneo e non era mai stato testato da Carris, l’azienda del trasporto pubblico di Lisbona che si occupa tra le altre cose anche delle funicolari. Le indagini hanno individuato malfunzionamenti anche nel freno d’emergenza, che pure il conducente azionò. Sono stati esclusi errori umani.
Da ottobre 2025 non sono stati resi pubblici ulteriori risultati delle indagini. Al momento, da quello che sappiamo, tutto sembra indicare lacune tecniche, organizzative e di manutenzione. Problemi tipici delle società che hanno pochi soldi a disposizione.

Un tratto della discesa lungo il percorso della funicolare della Glória, il 4 giugno 2026 (Valerio Clari/il Post)
Oltre a Carris, le indagini riguardano anche l’azienda a cui fu affidato l’appalto della manutenzione, la MNTC – Serviços Técnicos de Engenharia. Il fatto che sia un’azienda esterna è diventata una questione rilevante. Così come i termini del contratto fra le due, piuttosto vaghi e scaduti alcuni giorni prima dell’incidente, il 31 agosto 2025.
Intanto sono stati aperti un procedimento penale e uno in sede civile, con richieste di danni da parte delle famiglie delle persone morte. La famiglia di Ana Paula Lopes per esempio ha citato in giudizio Carris, la sua assicuratrice Fidelidade e la MNTC chiedendo più di un milione di euro. In Portogallo i risarcimenti di grandi entità non sono comuni: per dimostrare l’eccezionalità dell’evento – e quindi la fondatezza della richiesta – gli avvocati della famiglia hanno chiesto una testimonianza scritta al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che nelle ore successive all’incidente aveva espresso sui social il proprio cordoglio per l’incidente. L’idea è dimostrare che se la cosa causò l’intervento pubblico di un capo di stato in guerra, non si trattò di un incidente come gli altri.
Le funicolari, del resto, per Lisbona sono qualcosa in più che un mezzo di trasporto. I loro vagoni si notano su magliette, calze, tote bag, cartoline e ogni genere di souvenir possibile. Oltre a quella di Glória e di Bica, è stata fermata anche quella di Lavra (aperta nel 1884), nonché l’Elevador Santa Justa, uno scenografico ascensore verticale attivo dal 1899. In questo caso il funzionamento è quello di un ascensore classico e la prolungata chiusura – mai davvero spiegata, a differenza delle altre – è legata alla difficoltà di assegnarne la manutenzione a una nuova azienda.

L’elevador Santa Justa, il 4 giugno 2026 (Valerio Clari/il Post)

I cartelli che indicano che l’ascensore è monumento nazionale, ma anche che è fuori servizio, il 4 giugno 2026 (Valerio Clari/il Post)
In una città costruita a valle di molte colline, l’unica funicolare tornata attiva è quella di Graça. Che però è una struttura moderna, inaugurata nel 2024 su una linea che era chiusa dal 1909. Al momento è tutt’altro che affollata: in quelle storiche c’erano sempre code, questa viaggia semivuota. Forse per un po’ di timore, forse perché senza il fascino dell’antico ha meno presa sui turisti.
Catarina Carvalho è la cofondatrice del giornale online Mensagem, un esperimento di buon successo di giornalismo locale a Lisbona, con grande attenzione alla vita concreta dei residenti. Dice che nonostante quello che si dice sulla stampa nazionale e internazionale, il sistema delle funicolari era ancora piuttosto usato dagli abitanti, soprattutto quelli che devono affrontare le salite quotidianamente, per tornare a casa o andare a fare la spesa. Fra le 16 persone morte, 5 erano portoghesi. Da tempo alcuni gruppi di residenti chiedevano accessi prioritari per evitare le code create dai turisti. Lamentano lo stesso problema sui tram storici numero 28, che si arrampicano e scendono fra le viuzze, fra grandi rumori e repentine frenate.
Oggi al posto delle funicolari ci sono dei bus sostitutivi, con percorsi molto meno diretti.
I giornali portoghesi dicono che durante le indagini è stato creato un modello in scala della funicolare deragliata, per capire i malfunzionamenti e le possibili soluzioni. Frederico Raposo è il giornalista che si è occupato di più della questione per Mensagem. Ipotizza che per riaprirla potrebbero «volerci anni»: «È difficile pensare che possa tornare in funzione così com’è, perché le indagini hanno evidenziato che i sistemi di sicurezza non bastano. Dovrà essere creato un nuovo sistema da zero».

Il tratto della discesa dove la funicolare è deragliata, il 4 giugno 2026 (Valerio Clari/il Post)
Secondo Simone Tulumello, ricercatore dell’Istituto di Scienze sociali dell’Università di Lisbona, l’incidente della funicolare della Glória è avvenuto nell’ambito di un «degrado generalizzato dei trasporti, che non si sono mai ripresi dalle politiche di austerità del 2011».
Dopo la crisi del 2008-2009 il Portogallo ottenne un prestito di 78 miliardi di euro dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, necessario per evitare il fallimento. Il prestito arrivò in cambio di radicali politiche di riduzione della spesa pubblica. Da allora furono tagliati i fondi a tutto il sistema dei trasporti: è in quegli anni che Carris esternalizzò la manutenzione delle funicolari. Quindici anni dopo la fase di risparmi non si è ancora conclusa, come se il Portogallo fosse rimasto traumatizzato da quel periodo di grandi difficoltà.
Meno fondi significano meno mezzi – e mantenuti peggio – ma anche meno autisti, con una conseguente diminuzione della frequenza delle corse. Dice Tulumello: «Fino a cinque anni fa nelle stazioni della metro c’era una tabella che indicava la frequenza dei passaggi. Da qualche tempo l’hanno tolta, perché continuava a estendersi. Capita di aspettare più di 8 minuti di giorno, più di 15 la sera».

Il tram storico numero 28 nel quartiere Alfama di Lisbona, il 4 aprile 2023 (AP Photo/Armando Franca)
A Lisbona inoltre il sistema dei trasporti è molto frammentato fra metropolitana di Metro Lisboa (statale), altri mezzi pubblici di Carris (comunale), treni suburbani di Comboios de Portugal (statale) e traghetti di Transtejo (statale). Tutte le aziende hanno vari problemi economici, ma i riferimenti sono diversi: da una parte il sindaco Carlos Moedas, di centrodestra e al secondo mandato, dall’altra il governo centrale, dal 2024 guidato da Luís Montenegro e sostenuto da una minoranza di centrodestra, che tratta l’approvazione delle singole leggi ora con la sinistra, ora con l’estrema destra di Chega. Ma la situazione non era molto diversa sotto il governo di sinistra di António Costa, in carica dal 2015 al 2024.
I disservizi sono evidenti e quotidiani. Dai tempi di attesa degli autobus alle scale mobili della metropolitana, invariabilmente ferme. Nel 2019 la percentuale di quelle non funzionanti era del 4 per cento, nel 2024 era salita al 14 per cento (e al 24 per gli ascensori). Inchieste giornalistiche e indagini dell’amministrazione locale hanno individuato le ragioni di un problema diventato cronico negli appalti: la manutenzione. Il contratto che la affidava a un’azienda esterna non prevedeva la responsabilità in caso di avarie successive alla riparazione: se la scala mobile veniva riparata, ma si fermava un giorno dopo, i manutentori non ne erano responsabili. Così il comune risparmiava qualche soldo, e le aziende erano tutelate dal punto di vista legale.
La poca affidabilità dei servizi pubblici ha anche portato a un aumento delle auto in città, sia private che di servizi di app di noleggio con conducente, e quindi del traffico. Nel centro cittadino i tuk-tuk elettrici, utilizzati per trasportare i turisti, continuano ad aumentare di numero e in certe zone occupano buona parte delle strade, tanto che è stato necessario limitarne la circolazione. Alcuni dei giri proposti dai guidatori prevedono fra le fermate quella alla funicolare della Bica, per una foto con il «caratteristico vagone», ovviamente fermo.



