I paesi che ospitano i Mondiali hanno molte altre partite aperte
I rapporti tra Canada, Messico e Stati Uniti sono peggiorati dall'inizio del secondo mandato di Trump, con dazi e minacce

I Mondiali di calcio iniziati l’11 giugno si giocano in tre paesi del Nordamerica: Canada, Stati Uniti e Messico. Come tutte le competizioni sportive dovrebbero essere un invito alla collaborazione e all’unità, ma dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, a gennaio del 2025, i rapporti tra i paesi ospitanti sono parecchio peggiorati. È un problema che ovviamente va oltre le partite di calcio, perché per via della loro vicinanza geografica i tre non possono evitare di collaborare su moltissime questioni, a partire da quelle commerciali e di sicurezza.
Partiamo dal Canada. Soprattutto nei primi mesi del suo mandato Trump ha adottato un approccio molto aggressivo, sostenendo più volte che sarebbe dovuto diventare il 51esimo stato statunitense e quindi minacciando di annetterlo. Non ha mai fatto nulla di concreto per sostanziare le minacce, ma questo ha inevitabilmente causato scontri con il governo canadese, guidato fino ad aprile del 2025 da Justin Trudeau e poi da Mark Carney, entrambi del Partito Liberale, di centrosinistra.
Carney per esempio ha ribadito più volte che il Canada «non è in vendita, non lo sarà mai», e ha detto chiaramente che il «vecchio rapporto» tra i due paesi, «basato su una sempre maggiore integrazione delle nostre economie e su una stretta cooperazione militare e di sicurezza, è finito». Come conseguenza sta cercando di distanziarsi dagli Stati Uniti, per quanto possibile, e avvicinarsi all’Unione Europea.

Il primo ministro canadese Mark Carney a Ottawa, 22 maggio 2026 (Justin Tang/The Canadian Press via AP)
Lo scorso gennaio Carney aveva anche fatto un discorso molto duro al forum di Davos, in Svizzera: aveva parlato di «rottura dell’ordine mondiale… e dell’inizio di una realtà brutale, in cui la geopolitica tra le grandi potenze non è soggetta ad alcun vincolo». Si riferiva proprio agli Stati Uniti di Trump, che in varie occasioni hanno violato platealmente il diritto internazionale, per esempio con la cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, e ostacolato o sminuito le istituzioni internazionali che avevano contribuito a fondare, tra cui la NATO e le Nazioni Unite.
Gli Stati Uniti sono di gran lunga il primo partner commerciale del Canada, ossia il paese verso cui è diretta gran parte delle esportazioni del paese. A febbraio del 2025 Trump aveva imposto dazi sul Canada – e sul Messico – fino al 25 per cento, quindi molto alti, accusando i due paesi di non fare abbastanza per ridurre i flussi migratori e la circolazione del fentanyl, tra gli antidolorifici alla base della crisi degli oppioidi nel Nordamerica. In Canada questo aveva causato ritorsioni e atti di boicottaggio: per esempio molti canadesi avevano smesso di acquistare prodotti di provenienza statunitense, e i negozi avevano iniziato a preferire le alternative locali.

La presidente messicana Claudia Sheinbaum a Città del Messico durante un evento per il suo primo anno in carica, 5 ottobre 2025 (AP Photo/Fernando Llano)
Anche con il Messico le cose sono complicate. Trump chiede con insistenza al governo della presidente Claudia Sheinbaum di ridurre i flussi di migranti che entrano negli Stati Uniti dal confine con il Messico, e la accusa di non fare abbastanza contro i cartelli del narcotraffico. Come detto Trump ha imposto dazi pesanti anche sul Messico, cosa molto preoccupante per l’economia del paese, dal momento che circa l’80 per cento delle sue esportazioni è diretto verso gli Stati Uniti. In questi mesi Sheinbaum ha in parte ceduto alle richieste di Trump, per esempio rafforzando la sicurezza sul confine, ma ha anche dimostrato di essere una negoziatrice decisa e capace: Trump stesso, solitamente molto critico con chi non è un suo alleato, l’ha definita «una dura».
Pochi giorni fa Trump ha minacciato di non rinnovare un enorme accordo commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico, in vigore in varie forme dal 1993 e che in oltre trent’anni è stato fondamentale per incentivare e facilitare gli scambi commerciali nella regione. «Non abbiamo bisogno di nulla di quello che ha il Canada, nulla di quello che ha il Messico, ma loro hanno bisogno di tutto quello che abbiamo noi», ha sostenuto.



