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  • Sabato 13 giugno 2026

Si è aperta la stagione delle “mega IPO”

Cioè delle quotazioni in borsa eccezionali: ha iniziato SpaceX, ne arriveranno altre, e ci si chiede quanto siano davvero giustificate

Foto di SpaceX a Times Square, New York, nel giorno della sua quotazione in borsa, il 12 giugno 2026 (Adam Gray/Bloomberg)
Foto di SpaceX a Times Square, New York, nel giorno della sua quotazione in borsa, il 12 giugno 2026 (Adam Gray/Bloomberg)
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La quotazione di SpaceX, l’azienda spaziale e di intelligenza artificiale di Elon Musk, è stata la più grande della storia della borsa degli Stati Uniti, e di tutte le borse mondiali. Nei prossimi mesi hanno annunciato che si quoteranno sempre a New York anche OpenAI (l’azienda del chatbot ChatGPT) e Anthropic (l’azienda del chatbot Claude), cioè le due più grandi compagnie di intelligenza artificiale al mondo: ci si aspetta anche da loro quotazioni gigantesche, chiamate dai giornali “mega IPO”.

“IPO” è l’acronimo di initial public offering, offerta pubblica iniziale, ed è il modo in cui in gergo ci si riferisce alle nuove quotazioni. “Mega” è un riferimento alla loro portata enorme. SpaceX ha raccolto 75 miliardi di dollari, portando la sua valutazione di mercato a 2.100 miliardi. Musk è diventato la prima persona al mondo ad avere più di mille miliardi di dollari di patrimonio personale, benché quasi tutto in azioni, un record che oscura praticamente tutte le ricchezze precedenti. Centinaia di persone (dirigenti, dipendenti, primi finanziatori) che detenevano quote dell’azienda sono diventate milionarie o miliardarie da un giorno all’altro.

Le aspettative su OpenAI e Anthropic sono simili, anche se i dati non sono ancora noti: a meno di colpi di scena tutte e tre diventeranno molto rapidamente tra le compagnie di maggior valore al mondo e potrebbero anche cambiare il modo in cui funzionano le borse internazionali. Stanno generando però anche molte preoccupazioni: queste valutazioni potrebbero essere troppo grandi, e anzi ingiustificatamente grandi.

Breve spiegazione di come si calcolano queste enormi valutazioni. Quando SpaceX ha annunciato la sua IPO, ha messo in vendita una frazione molto piccola delle sue azioni: il 4,2 per cento in tutto (questa frazione è chiamata flottante). Venerdì gli investitori hanno comprato questo 4,2 per cento per 75 miliardi di dollari in tutto, e la valutazione del totale dell’azienda si è basata sul valore di vendita di quella frazione, con una proporzione semplice.

Questo è importante da capire perché le valutazioni di mercato di un’azienda sono, appunto, valutazioni. Non riflettono il suo valore sottostante (i macchinari che possiede, i soldi che effettivamente guadagna) ma soltanto quanto gli investitori sono disposti a pagare per le sue azioni in un determinato momento.

Ecco, quelle di questi mesi sono “mega IPO” perché gli investitori sono disposti a pagare tantissimo, più di quanto abbiano pagato in passato per quasi ogni altra azienda: la sola IPO di SpaceX eguaglia tutte le maggiori IPO alla borsa americana dal 2000 a oggi. Bisogna capire perché.

Il debutto in borsa di SpaceX, 12 giugno 2026 (AP Photo/Frank Franklin II)

Il debutto in borsa di SpaceX, 12 giugno 2026 (AP Photo/Frank Franklin II)

Un primo elemento da considerare è che le tre aziende operano nel settore della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. SpaceX, sebbene sia nota soprattutto per i razzi spaziali, ha anche un’importante divisione di intelligenza artificiale chiamata xAI, oltre che di telecomunicazioni satellitari con Starlink.

Questo è il settore che negli ultimi anni ha generato enormi ricchezze finanziarie e cambiato gli equilibri dell’economia statunitense. Elon Musk, Sam Altman (il capo di OpenAI) e Dario Amodei (il capo di Anthropic) sostengono con toni diversi che l’intelligenza artificiale cambierà il mondo e rivoluzionerà ogni settore dell’economia. La promessa è: le aziende che domineranno le AI domineranno l’intera economia, e gli azionisti di queste aziende diventeranno ricchissimi. A questo Elon Musk e SpaceX aggiungono promesse di viaggi spaziali su Marte, datacenter costruiti in orbita e altre imprese fantascientifiche la cui realizzazione è ancora lontana.

Gli investimenti nell’AI avvengono di fatto sulla base di questa promessa: se davvero le aziende del settore domineranno il mondo, gli investitori vogliono accaparrarsene un pezzetto a tutti i costi, anche se al momento significa pagare prezzi spropositati, perché i guadagni futuri saranno comunque incredibili. Di conseguenza il valore delle aziende già quotate che operano nel settore si è gonfiato a dismisura, mentre quelle che ancora si devono quotare fanno appunto delle “mega IPO”.

Questo ragionamento ha ovviamente un problema ben noto: e se la promessa non fosse mantenuta? Cioè: se l’intelligenza artificiale si rivelasse meno rivoluzionaria del previsto o incapace di generare gli eccezionali ritorni assicurati da Musk e Altman? Significherebbe che le eccezionali valutazioni di mercato che stiamo vedendo in questi anni sono in realtà una bolla che scoppierà non appena i mercati si accorgeranno che i loro investimenti eccezionali non produrranno i risultati sperati.

In questo contesto le “mega IPO” aggiungono un elemento di preoccupazione, almeno a livello finanziario. Se il settore tecnologico è tutto abbastanza sopravvalutato dalla promessa rivoluzionaria dell’intelligenza artificiale, le aziende delle “mega IPO” sono molto sopravvalutate.

Qui dobbiamo introdurre il concetto di prices to sales ratio, cioè rapporto prezzo/ricavi, che mette in relazione la valutazione in borsa di un’azienda con i suoi ricavi annuali. È un dato utilizzato per capire quanto un’azienda è sopravvalutata: se la sua valutazione in borsa è il doppio dei suoi ricavi, il suo prices to sales ratio sarà di 2, se è dieci volte sarà 10, e così via.

Normalmente, un prices to sales ratio sano sta attorno ai 10: le grandi aziende tecnologiche tradizionali come Google, Amazon, Meta o Apple al momento delle loro quotazioni in borsa l’avevano in media di 10,7. Quello di SpaceX ha sfiorato invece i 100 al momento dell’IPO. Significa che SpaceX ha una valutazione spropositata rispetto ai ricavi reali.

Il debutto in borsa di SpaceX, 12 giugno 2026 (AP Photo/Frank Franklin II)

Elon Musk durante il debutto in borsa di SpaceX, 12 giugno 2026 (AP Photo/Frank Franklin II)

Quindi: in un mercato finanziario che è già tutto abbastanza gonfiato dalla promessa dell’AI e della tecnologia, sono in arrivo delle aziende gonfiatissime. Cosa succederà?

È plausibile che il prezzo delle azioni di SpaceX cali anche di molto nei prossimi giorni e nei prossimi mesi, sgonfiando un po’ le aspettative iniziali. Alcuni analisti sostengono che una valutazione più realistica dell’azienda sia di circa la metà, e che le sue azioni, anziché valere i 135 dollari ciascuna a cui Musk le ha messe in vendita inizialmente valgano invece 63 dollari. Questo di per sé è abbastanza fisiologico: quasi tutte le aziende che hanno fatto IPO spettacolari nel passato sono poi andate abbastanza male nei primi mesi, o addirittura nei primi anni.

Quello che è importante capire è cosa succederà dopo. Se SpaceX, OpenAI, Anthropic e tutte le altre manterranno almeno in parte la promessa di rivoluzione tecnologica, allora il valore delle loro azioni potrebbe salire anche esponenzialmente e rendere ricchi o ancora più ricchi i loro investitori. Se la promessa non sarà mantenuta – o se saranno altre aziende, che magari ancora non sono state fondate, a realizzarla – a quel punto la bolla potrebbe scoppiare.