I farmaci per dimagrire stanno entrando nella ricerca sul cancro

Diversi studi hanno osservato una riduzione del rischio per alcuni tumori e sospettano un ruolo diretto di Ozempic, Wegovy e gli altri, ma servono più approfondimenti

(Getty Images)
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Negli ultimi anni milioni di persone hanno potuto tenere sotto controllo l’obesità e il diabete di tipo 2 grazie ai farmaci agonisti del recettore del GLP-1, come Ozempic e Wegovy. Il loro impiego ha rivoluzionato le terapie per questi problemi di salute e ci si inizia a chiedere se Ozempic e gli altri possano avere anche un altro effetto: ridurre il rischio di sviluppare alcune forme di tumore.

Questa eventualità è stata dibattuta a lungo nei recenti incontri dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), organizzati come ogni anno a Chicago, negli Stati Uniti, per fare il punto sulle terapie contro i tumori. Diversi gruppi di ricerca hanno presentato i risultati dei loro studi, dicendo di avere osservato una riduzione di alcuni tumori tra i pazienti che prendono gli agonisti del GLP-1. I dati sono basati per lo più sull’osservazione di che cosa accade tra le persone (i cosiddetti “studi osservazionali”), quindi non con sperimentazioni cliniche più accurate (“test clinici randomizzati”), ma gli esiti sembrano confermare quanto era stato osservato finora nei test di laboratorio e con modelli animali.

I farmaci come il Wegovy agiscono mimando gli ormoni che regolano il metabolismo e contribuiscono a indurre un senso di sazietà, favorendo la perdita di peso nelle persone obese e il mantenimento di una dieta più regolare per chi ha il diabete di tipo 2 (quindi con livelli elevati di zucchero nel sangue, l’iperglicemia). Già negli scorsi anni ci si attendeva quindi che potessero avere un effetto anche sui tumori, per lo meno indirettamente, considerato che l’obesità è considerata un fattore di rischio per diversi tipi di cancro.

– Ascolta anche: Le tortuose e inattese origini dell’Ozempic

L’obesità può comportare alti livelli di insulina, l’ormone che regola la quantità di zucchero nel sangue, che insieme ad altri fattori può stimolare la crescita e la proliferazione delle cellule, comprese quelle tumorali. Il grasso produce estrogeni, che sono associati a un maggior rischio di alcuni tipi di tumori, per esempio alla mammella. In generale, inoltre, l’obesità favorisce un’infiammazione cronica, che nel lungo periodo può favorire errori nella replicazione di alcuni tipi di cellule con un maggior rischio che se ne producano di tumorali.

Considerati questi e altri effetti, secondo diversi gruppi di ricerca il crescente ricorso agli agonisti del GLP-1 negli ultimi anni potrebbe aver portato a una riduzione della quantità di tumori. Uno studio presentato alla conferenza dell’ASCO ha rilevato una riduzione del rischio di sviluppare il tumore al seno del 30 per cento in un gruppo di oltre 100mila donne che avevano assunto quel tipo di farmaci. Un altro studio ha riscontrato un miglioramento nel tasso di sopravvivenza di persone con tumore al colon, mentre un’altra analisi ha rilevato che i pazienti oncologici che assumevano gli agonisti del GLP-1 avevano un minor rischio di progressione della malattia verso stadi più aggressivi o metastatici.

Una parte importante dei dati condivisi è derivata da studi osservazionali, e devono quindi essere presi con cautela. Le ricerche di questo tipo analizzano dati già esistenti, come le cartelle cliniche, per vedere che cosa è successo a gruppi di persone che stavano già assumendo un farmaco per un altro motivo. Sono importanti per identificare associazioni e correlazioni, ma non possono dimostrare un chiaro rapporto di causa-effetto. Per farlo si ricorre ai trial clinici randomizzati, dove ai pazienti viene assegnato casualmente un farmaco o una sostanza che non fa nulla (placebo). In questo modo si può isolare meglio l’effetto del farmaco da altre variabili, stabilendo se sia proprio il principio attivo a portare ai benefici che vengono misurati.

Gli andamenti indicati dai partecipanti alla conferenza dell’ASCO sono comunque rilevanti e secondo gli esperti non devono essere sottovalutati. Inizialmente si pensava che risultati come questi fossero imputabili quasi esclusivamente alla perdita di peso, considerati gli effetti dell’obesità sulla salute in generale, ma stanno emergendo altre ipotesi.

Ozempic e gli altri farmaci simili potrebbero avere un ruolo diretto nella riduzione dell’infiammazione cronica nei pazienti obesi. Una parte rilevante delle cellule del corpo, non solo quelle dello stomaco e del pancreas, è del resto soggetta agli effetti degli agonisti del GLP-1, che modulano le reazioni innescate dall’infiammazione.

Si è inoltre notato che alcuni tumori sembrano essere più sensibili all’azione di questi farmaci, ma non ci sono ancora spiegazioni pienamente convincenti. Un gruppo di ricerca ha preso in considerazione sette tipi di tumori e ha notato differenze significative nella sopravvivenza tra i pazienti che avevano masse tumorali che si sospetta fossero ricche di siti (recettori) che riconoscono e si legano al GLP-1. Nel periodo dopo il trattamento, queste persone avevano circa il 33 per cento di probabilità in meno di morire durante il periodo dello studio, rispetto a chi aveva una minore concentrazione dei recettori.

Come hanno ricordato gli stessi oncologi alla conferenza dell’ASCO, è comunque presto per trarre qualche conclusione, anche perché negli ultimi tempi sono emersi studi che hanno rilevato un possibile aumento del rischio di altri tumori in seguito all’uso degli agonisti del GLP-1. Anche in questo caso i dati sono ancora scarsi e basati per lo più sull’osservazione dei pazienti e della loro storia clinica.

È stato rilevato un aumento del rischio di tumore al rene, in particolare tra i pazienti con meno di 65 anni o quelli in sovrappeso e non obesi. Le cause biologiche non sono chiare e altri studi hanno segnalato come gli agonisti del GLP-1 abbiano un ruolo nel migliorare la funzione renale.

Il rischio assoluto rimane comunque basso e per molte persone i benefici derivanti dalla perdita di peso, e dal miglioramento del loro metabolismo, sono considerati superiori al potenziale rischio. Gli agonisti del GLP-1 sono impiegati su larga scala per trattare l’obesità da meno di cinque anni ed è quindi normale che manchino ancora molte risposte sui loro effetti a lungo termine in vari ambiti clinici.