• Mondo
  • Mercoledì 10 giugno 2026

Stati Uniti e Iran si sono attaccati per il secondo giorno di fila

I primi hanno colpito obiettivi vicino allo stretto di Hormuz, mentre l'Iran dice di aver attaccato basi statunitensi in Kuwait e Bahrein

Donald Trump alla Casa Bianca, il 10 giugno
Donald Trump alla Casa Bianca, il 10 giugno (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)
Caricamento player

Nella notte tra mercoledì e giovedì Stati Uniti e Iran hanno cominciato ad attaccarsi per il secondo giorno di fila. Martedì sera il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva ordinato attacchi in territorio iraniano come ritorsione per l’abbattimento di un elicottero statunitense sullo stretto di Hormuz attribuito all’Iran. Ventiquattro ore dopo, il comando centrale delle forze armate statunitensi per il Medio Oriente (CENTCOM) ha invece presentato i nuovi attacchi come «di autodifesa», una formula che in passato aveva usato per attacchi di cui voleva ridimensionare la portata.

I media iraniani hanno riferito di esplosioni a Qeshm e Hengam, due isole nello stretto di Hormuz, nel porto di Bandar Abbas e in uno degli impianti petrolchimici del giacimento di gas di South Pars, il più grande giacimento di gas al mondo, che l’Iran divide con il Qatar. Hanno riferito anche di un attacco contro un impianto di stoccaggio dell’acqua a Bemani, a sud della città di Minab, sullo stretto di Hormuz. Nelle prime ore del mattino sono state segnalate esplosioni anche nella zona di Karaj, una trentina di chilometri a sudovest di Teheran: è un’area in cui ci sono basi militari e fabbriche di armi iraniane.

I Guardiani della rivoluzione, il gruppo militare più potente dell’Iran e quello che di fatto governa il paese, hanno detto di aver attaccato in risposta diverse basi statunitensi in Giordania, Kuwait e Bahrein. In Giordania hanno detto di aver attaccato la base aerea di al Azraq e di aver distrutto alcuni caccia statunitensi che erano stanziati lì in attesa di colpire l’Iran. Gli Stati Uniti non hanno confermato né smentito l’attacco. Il Kuwait invece ha temporaneamente chiuso il suo spazio aereo e ha detto che le sue difese aeree stavano intercettando missili e droni, senza specificare da dove provenissero.

Attorno alle 3 del mattino ora italiana il CENTCOM ha detto di aver concluso le proprie operazioni: gli obiettivi riferiti erano sistemi di comunicazione, di sorveglianza e di difesa aerea in Iran.

Mercoledì pomeriggio Trump aveva minacciato attacchi più pesanti di quelli che Stati Uniti e Iran si erano scambiati nella notte precedente. Anche il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, aveva fatto dichiarazioni simili, dicendo che il comando sarebbe stato «impegnato stanotte». Giovedì nel pomeriggio il presidente ha nuovamente annunciato ulteriori attacchi per le ore seguenti.

Negli attacchi di martedì, ripresi nonostante il cessate il fuoco, le forze statunitensi avevano colpito centri di sorveglianza radar, stazioni di controllo e sistemi di difesa iraniani, sempre vicino allo stretto di Hormuz. L’Iran aveva risposto attaccando navi e basi statunitensi nei paesi del Golfo.