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  • Giovedì 4 giugno 2026

Le proteste contro gli stranieri in Sudafrica

Le organizzano gruppi xenofobi e riguardano soprattutto migranti africani: succede da dopo l'apartheid, oggi è diventato un tema elettorale

Attivisti di March and March nelle proteste a Johannesburg del 29 aprile 2026 (AP Photo/Themba Hadebe)
Attivisti di March and March nelle proteste a Johannesburg del 29 aprile 2026 (AP Photo/Themba Hadebe)
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Nelle ultime settimane in Sudafrica ci sono state diverse proteste contro persone straniere, organizzate da gruppi che non si definiscono xenofobi ma che hanno istanze e usano argomentazioni xenofobe. Dicono di essere contro l’immigrazione irregolare ma se la prendono anche con stranieri che risiedono regolarmente in Sudafrica e provengono da altri paesi dell’Africa meridionale.

Le proteste sono state poco partecipate ma violente: gli attivisti sono entrati nei negozi, nei cantieri e negli insediamenti informali dove lavorano o abitano persone straniere. Hanno chiesto loro i documenti, picchiandole e minacciandole e dando fuoco alle case di lamiera con gente all’interno.

«Dicevano “sei uno straniero, non hai legami con il Sudafrica, devi andartene”» ha raccontato un cittadino mozambicano ad AFP. Un negoziante del Camerun ha detto che gli uomini che sono entrati nel suo negozio lo hanno chiamato makwerekwere, un termine dispregiativo per descrivere gli stranieri africani. Lo hanno picchiato con mazze da golf e gli hanno spruzzato spray urticante addosso.

La polizia ha confermato che due cittadini mozambicani sono stati uccisi nella città meridionale di Mossel Bay, ma il numero di morti ricollegabili agli scontri è probabilmente più alto. Centinaia di persone hanno dovuto lasciare la propria casa per timore di nuove aggressioni e diversi paesi africani hanno organizzato o annunciato piani di rimpatrio per i propri cittadini residenti in Sudafrica.

Attivisti vestiti in abiti tradizionali durante le proteste del 29 aprile 2026 a Johannesburg (AP Photo/Themba Hadebe)

Quello della violenza xenofoba in Sudafrica non è un problema nuovo, isolato o recente.

Solo l’anno scorso il progetto Xenowatch dell’Università Witwatersrand, tra le migliori in Africa, ha registrato 151 aggressioni xenofobe contro non sudafricani, e in particolare contro non sudafricani neri. Diversi osservatori sudafricani parlano di “afrofobia”, perché l’odio e le discriminazioni sono dirette soprattutto verso cittadini di altri stati africani e in misura minore verso gli stranieri in generale. Xenowatch definisce le aggressioni xenofobe in Sudafrica una «realtà diffusa» e «costante».

Il fenomeno ha radici antiche e ha anche a che fare con l’apartheid, il periodo di violenta segregazione razziale imposto tra il 1948 e il 1994 dai sudafricani bianchi, discendenti dei colonizzatori europei.

Quelle politiche razziste crearono disuguaglianze che si vedono ancora oggi: in Sudafrica la maggior parte del potere economico è in mano ai bianchi, che rappresentano meno del 10 per cento della popolazione ma hanno maggiore accesso a università e posti di lavoro remunerativi. L’esclusione dalle possibilità di crescita e benessere ha portato alla nascita di rivendicazioni tra i neri, che sono state strumentalizzate e sfruttate da movimenti nazionalisti e xenofobi.

I primi scontri risalgono al periodo subito successivo alla fine dell’apartheid, quando le politiche di accoglienza del presidente Nelson Mandela resero più facile l’ingresso di persone provenienti dagli stati più poveri della regione. Sono proseguiti negli anni. Nel 2008 ci furono proteste violente in cui vennero uccise 60 persone, soprattutto migranti da Mozambico, Zimbabwe e Somalia, e decine di migliaia rimasero sfollate.

Il Sudafrica è uno dei paesi più ricchi e industrializzati del continente, e quindi la principale destinazione per i migranti economici di paesi dell’Africa meridionale come Zimbabwe, Malawi, Botswana, Mozambico. I sentimenti xenofobi sono peggiorati con la pandemia, che come altrove nel mondo ha inasprito le difficoltà economiche e ha esacerbato le istanze anti-immigrazione. Oggi nel paese ci sono quasi 4 milioni di stranieri, circa il 5 per cento della popolazione.

– Leggi anche: 30 anni dopo la fine dell’apartheid, il Sudafrica è il paese più diseguale del mondo

Un uomo ripara una finestra della sua casa a Città del Capo, accanto a un cartello che dice «No xenofobia, no afrofobia, l’Africa per gli africani», in seguito a proteste simili a quelle di questi giorni, che si tennero nel 2015 e in cui vennero uccise diverse persone (AP Photo/Schalk van Zuydam)

Da alcuni anni i gruppi che guidano le proteste sono principalmente due: March and March e Operation Dudula, che sostengono che l’immigrazione irregolare sia la causa di molti problemi in Sudafrica, dalla disoccupazione alla carenza di servizi pubblici, e chiedono un piano di espulsioni di massa.

Sostengono che i migranti siano causa dell’aumento dei crimini e della violenza, che il Sudafrica stia venendo «invaso» dagli stranieri, che gli stranieri causino la mancanza di opportunità lavorative per i sudafricani. Sono affermazioni tendenzialmente false o distorte, spesso motivate da posizioni xenofobe e nazionaliste e che portano a manifestazioni violente come quelle di queste settimane.

A novembre in Sudafrica si terranno le elezioni locali, e la campagna anti-immigrazione è uno dei temi principali della campagna elettorale. Il presidente Ciryll Ramaphosa, del partito del Congresso (ANC), ha condannato gli atti violenti. Al tempo stesso ha promesso nuove restrizioni e maggiori controlli alle frontiere, in parte legittimando la retorica dei movimenti xenofobi. A sostenere apertamente March and March e Operation Dudula sono invece i partiti di destra o estrema destra, come ActionSa, Alleanza Patriottica e il Partito della Libertà Inkatha.

L’ANC è il partito che fu di Mandela, che ha guidato la lotta per la liberazione della popolazione nera dall’apartheid e che ha governato il paese per trent’anni. Dal 2024 governa in coalizione con Alleanza Democratica, un partito composto in prevalenza da bianchi la cui base è fatta anche di ex elettori del partito di estrema destra che istituzionalizzò l’apartheid. Questo compromesso politico, unito al peggioramento delle condizioni economiche e all’aumento delle istanze xenofobe nel paese, ha portato l’ANC a indurire le proprie posizioni contro i migranti in vista delle elezioni.

– Leggi anche: Da dove arriva la teoria di un “genocidio dei bianchi” in Sudafrica