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  • Mercoledì 3 giugno 2026

La procura di Milano non ha trovato anomalie nella grazia a Nicole Minetti

E quindi con ogni probabilità non verrà revocata da Mattarella, che aveva chiesto nuove verifiche dopo un’inchiesta del Fatto Quotidiano

Nicole Minetti in aula per il processo Ruby bis a Milano, nell'ottobre del 2014 (Federico Ferramola/LaPresse)
Nicole Minetti in aula per il processo Ruby bis a Milano, nell'ottobre del 2014 (Federico Ferramola/LaPresse)
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La procura generale di Milano ha confermato il proprio parere positivo sulla grazia concessa lo scorso febbraio all’ex consigliera regionale della Lombardia Nicole Minetti. Questo parere è il risultato di alcuni approfondimenti chiesti alla procura dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo che un’inchiesta del Fatto Quotidiano aveva messo in dubbio gli elementi su cui si era basata la grazia. In una nota trasmessa al ministero della Giustizia, la procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, ha scritto che le notizie riportate sui media «non corrispondono al vero», e che sono state smentite da «numerose dichiarazioni» raccolte durante le indagini.

Il ministero della Giustizia ha recepito le conclusioni positive della procura e le ha trasmesse al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ci si aspetta che Mattarella, a questo punto, non revochi la grazia, mettendo fine a un caso molto discusso sui media e dall’opinione pubblica, e per cui non c’erano precedenti.

Minetti aveva chiesto la grazia per condonare una pena di 3 anni e 11 mesi di reclusione per peculato e favoreggiamento della prostituzione a cui era stata condannata tra il 2019 e il 2021. La condanna aveva a che fare con il suo coinvolgimento nel cosiddetto “caso Ruby”, con al centro Silvio Berlusconi. La procura di Milano, compiuti i dovuti accertamenti, aveva espresso un primo parere favorevole alla grazia di Minetti sulla base di due valutazioni: il cambiamento dello stile di vita della 41enne e soprattutto la sua necessità di assistere il figlio malato, adottato in Uruguay con il compagno Giuseppe Cipriani, e di portarlo negli Stati Uniti per alcune cure specialistiche.

L’inchiesta del Fatto aveva messo in discussione la legittimità di entrambe le motivazioni, sollevando prima di tutto alcuni dubbi sulla correttezza del procedimento di adozione del bambino. Nel suo nuovo parere, però, la procura ha scritto che non risultano irregolarità. Ha anche fatto chiarezza sulla morte della tutrice legale del bambino che l’inchiesta del Fatto raccontava essere avvenuta in circostanze poco chiare, accostandola a una presunta conflittualità tra lei e la coppia sull’adozione. La procura, però, dice che tra loro non c’è stato nessun motivo di scontro, visto che la tutrice era favorevole all’adozione, e che sulla morte della donna non ci sono ipotesi di reato.

I magistrati hanno confermato anche la gravità della malattia del bambino, che aveva spinto Minetti e Cipriani a rivolgersi a un ospedale negli Stati Uniti. Secondo la procura, le condizioni del bambino richiedono «la presenza della madre in occasione dei controlli e terapie». Il Fatto invece aveva sostenuto che Minetti e Cipriani avessero portato il figlio a curarsi all’estero senza prima aver chiesto un parere agli ospedali italiani, come la coppia sosteneva di aver fatto.

Il Fatto, infine, aveva riportato testimonianze anonime di presunte feste private organizzate da Minetti e Cipriani nella loro tenuta in Uruguay, con droga ed escort gestite dalla stessa Minetti. La procura dice che queste affermazioni sono state «smentite da numerose dichiarazioni» di persone informate sui fatti. Ai magistrati non sono risultate, in generale, segnalazioni di reato o pendenze giudiziarie a carico di Minetti e di Cipriani, in Uruguay o in Spagna, dove i due vissero per qualche anno.

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