Il conglomerato che ha in mano tutto a Cuba
GAESA è gestito dai militari e controlla buona parte dell'economia, a partire dal settore turistico: è al centro delle pressioni degli Stati Uniti

Secondo un’opinione condivisa da molti, sia a Cuba che all’estero, chi ha il vero potere sull’isola non è il Partito Comunista cubano ma il gruppo GAESA, un conglomerato gestito dai militari che controlla fra il 40 e il 70 per cento dell’economia cubana e che nell’ultimo decennio potrebbe aver avuto a disposizione più soldi di quelli del bilancio ufficiale dello Stato. Il gruppo fu fondato da Raúl Castro, fratello di Fidel, ed è tuttora guidato da persone legate alla famiglia.
Anche l’amministrazione statunitense ritiene che GAESA sia il centro del potere cubano, e che quindi ogni riforma del sistema economico debba passare dal suo smantellamento: per questo ha messo sotto sanzioni l’attuale presidente, la generale di brigata Ania Guillermina Lastres Morera, e arrestato sua sorella che viveva negli Stati Uniti. Nei progetti di Trump e del segretario di Stato Marco Rubio, le pressioni statunitensi dovrebbero portare a un cambio di regime a Cuba.
Il 1° maggio gli Stati Uniti hanno approvato sanzioni secondarie sulle aziende straniere che fanno affari con GAESA: un’azienda mineraria canadese e due compagnie di navigazione sono state le prime a sospendere le attività a Cuba, ma anche importanti aziende canadesi e spagnole attive nel turismo stanno per fare lo stesso.
La recente incriminazione del 95enne Raúl Castro è a sua volta considerata uno strumento di pressione che ha come obiettivo indiretto GAESA: l’ex presidente non ha più ruoli ufficiali, ma si ritiene che continui a controllare il conglomerato. Secondo varie indiscrezioni le trattative fra Stati Uniti e Cuba in cui è coinvolto suo nipote Raúl Guillermo Rodríguez Castro, detto “El Cangrejo” (il granchio), avrebbero riguardato anche gli affari del gruppo.

La manifestazione di sostegno a Raúl Castro dopo l’incriminazione negli Stati Uniti, all’Avana il 22 maggio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)
Il gruppo GAESA (Grupo de Administración Empresarial) controlla la gran parte del settore turistico di Cuba, fondamentale per l’economia: decine di hotel, villaggi, negozi di lusso, centri di immersioni e porti per gli yacht. Gestisce centinaia di stazioni di servizio (ora quasi tutte senza carburante), l’unica agenzia di viaggi, supermercati, trasporti turistici, agenzie di cambio e di invio di denaro, la compagnia di telefonia e internet, la Banca finanziaria internazionale e il porto di Mariel, non lontano dalla capitale L’Avana, che è una zona franca commerciale. Praticamente tutte le attività in cui sia coinvolta valuta forte straniera (dollari o euro) passa da GAESA, che è controllata dalle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Cuba, l’esercito.
I suoi bilanci sono segreti e non compaiono nei bilanci del governo: non è chiaro se parte dei proventi finiscano nei conti dello Stato. Nel 2024 la supervisora generale dello stato Gladys Bejerano, che ha il compito di vigilare sull’uso dei fondi pubblici, disse all’agenzia di stampa spagnola EFE di non avere competenza per sottoporre GAESA a revisione contabile: fu licenziata poco dopo. Parte della segretezza è giustificata dalla necessità di evitare le sanzioni statunitensi, ma secondo l’opposizione cubana che vive a Miami l’intero gruppo è uno strumento di corruzione e arricchimento per le élite militari e governative.
Le dimensioni economiche del gruppo emersero grazie ad alcuni documenti confidenziali pubblicati dal Miami Herald nel 2025, e relativi all’anno precedente: i profitti del gruppo erano allora di 2 miliardi di dollari per i primi tre mesi del 2024, mentre i fondi a disposizione erano di oltre 18 miliardi di dollari. Analisi di quei documenti portarono alla conclusione che GAESA valeva il 40 per cento dell’economia cubana. Indicazioni successive ridimensionarono di molto i fondi a disposizione, a un miliardo di dollari, soprattutto per effetto della crisi e delle conseguenti perdite economiche.
Altre inchieste hanno messo in dubbio l’interpretazione di quei documenti, sostenendo che la cifra finale del Miami Herald fosse frutto di una confusione tra pesos cubani e dollari e che fondi e ricavi fossero in realtà notevolmente inferiori, meno di 800 milioni di dollari.

Uno degli hotel del gruppo GAESA, nel quartiere centrale dell’Avana, il 20 maggio 2026 (Magdalena Chodownik/Anadolu via Getty Images)
GAESA fu creata negli anni Novanta, durante il cosiddetto Periodo Especial, una grave crisi economica che Cuba visse dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Le forze armate dovevano trovare un modo per finanziarsi e Raúl convinse Fidel ad affidare alla gestione militare alcuni settori dell’economia, a partire dal turismo. L’idea era che la gestione militare sarebbe stata più efficiente, e in una prima fase funzionò: oltre a finanziarsi, l’esercito poté investire i proventi in ospedali e servizi per l’istruzione. A capo di GAESA fu nominato Luis Alberto Rodríguez López-Calleja, generale, genero di Raúl Castro e padre di due dei suoi nipoti: restò in carica fino alla morte, nel 2022.
GAESA divenne ancora più grande e influente a partire dal 2006, quando Raúl Castro succedette al fratello come presidente del paese (prima temporaneamente, dal 2008 in modo ufficiale) e quando incorporò la Banca finanziaria internazionale di Cuba: ora possiede società finanziarie a Panama, usate per aggirare le sanzioni statunitensi, e aziende in Angola.
Durante la fase di apertura nei rapporti fra Stati Uniti e Cuba, in corrispondenza della presidenza di Barack Obama (2009-2017), il gruppo decise enormi investimenti nel turismo. Iniziarono le costruzioni di decine di hotel, soprattutto di fascia alta, che sono proseguite fino al 2025. Nel 2024 Cuba spese circa il 40 per cento del suo budget nel settore turistico, per cifre vicine a 1,5 miliardi di dollari, 11 volte la cifra spesa per istruzione e sanità messe insieme. In quegli anni però gli ingressi di turisti avevano già cominciato a diminuire, soprattutto a causa di nuove limitazioni imposte dall’amministrazione Trump ai cittadini statunitensi.
Negli ultimi mesi l’arrivo di turisti si è praticamente azzerato, ma già nel 2024 il tasso di occupazione delle stanze d’albergo non superava il 30 per cento.
Il fallimento più evidente di questa scommessa sul turismo è l’hotel grattacielo Torre K-23, nel quartiere Vedado dell’Avana: ha 42 piani (è l’edificio più alto di Cuba), 600 stanze e richiese un investimento di 200 milioni di dollari. Aperto nel 2025, ora è perlopiù vuoto. Lo gestisce la spagnola Iberostar, ma come tutti gli hotel di Cuba la quota di maggioranza è statale, di GAESA. Ma non è l’unico: Cayo Cruz, sulla costa nord dell’isola, è passato in 10 anni da zona selvaggia a sede di decine di alberghi, ora chiusi o svuotati per risparmiare energia. L’assenza totale di controlli sui conti del gruppo lascia aperte grandi possibilità di cattiva gestione e di appropriazione di fondi pubblici.

La Torre K-23 nel quartiere Vedado dell’Avana, il 24 gennaio 2025 (AP Photo/Ramon Espinosa)
Oggi molti cubani accusano più o meno apertamente la classe dirigente militare di essersi arricchita a spese del resto della popolazione, tradendo gli ideali rivoluzionari. Secondo il governo cubano invece l’investimento nel settore turistico poteva essere la via più immediata e remunerativa per ottenere la valuta estera necessaria a migliorare e modernizzare tutte le altre strutture carenti dello stato, a partire da quella energetica, che si basa ancora su centrali a petrolio degli anni Cinquanta. L’embargo sempre più severo e le limitazioni imposte dagli Stati Uniti all’ingresso di turisti nel paese sarebbero la ragione del fallimento del progetto, piuttosto evidente nello stato di abbandono di molte di queste strutture, a pochi anni dall’apertura.
Martedì il Partito Comunista cubano ha difeso GAESA, dicendo tra le altre cose che il suo obiettivo è sempre stato quello di unire imprese che potessero garantire valuta straniera e risorse «per mantenere e sviluppare le conquiste sociali».



