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  • Mercoledì 3 giugno 2026

La brutta storia della bambina di due anni morta a Bordighera

Le indagini hanno ricostruito che la madre e il compagno picchiavano lei e le sorelle, le maltrattavano, e a volte le abbandonavano a casa da sole di notte

Carabinieri al lavoro nella casa di Bordighera dove viveva la bambina trovata morta il 9 febbraio, 30 maggio 2026 (ANSA/Alice Spagnolo)
Carabinieri al lavoro nella casa di Bordighera dove viveva la bambina trovata morta il 9 febbraio, 30 maggio 2026 (ANSA/Alice Spagnolo)
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Oggi la madre della bambina di due anni trovata morta lo scorso febbraio a Bordighera, in Liguria, e il compagno di lei saranno interrogati dal giudice per le indagini preliminari. Entrambi sono in custodia cautelare in carcere, la donna da febbraio, lui dal 30 maggio. Ed entrambi sono accusati di maltrattamenti aggravati dalla morte della bambina e di maltrattamenti nei confronti delle sue due sorelle di 9 e 7 anni, anche loro figlie della donna arrestata. Il maltrattamento aggravato dalla morte è punito con una pena da 12 a 24 anni di carcere.

La mattina del 9 febbraio, alle 8:21, gli operatori del 118 hanno risposto alla chiamata di una donna, Manuela Aiello, 43 anni, che chiedeva il loro intervento a Bordighera dicendo che la figlia di due anni stava avendo una crisi respiratoria mentre si trovava a letto. Quando i soccorritori sono arrivati la bambina era già morta e sul suo corpo c’erano dei lividi, che secondo il racconto della madre erano stati la conseguenza di una caduta dalle scale avvenuta giorni prima.

Le indagini hanno però portato a una conclusione differente rispetto a quella raccontata dai due indagati. È stata eseguita l’autopsia sul corpo della bambina, sono state sentite come testimoni le due sorelle più grandi e sono stati esaminati i contenuti del telefono del compagno di Aiello, che si chiama Emanuel Iannuzzi e ha 42 anni.

Come ha spiegato nel corso di diverse conferenze stampa il procuratore capo di Imperia Alberto Lari, la morte della bambina è avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 febbraio nella casa del compagno della donna, a Perinaldo, in provincia di Imperia. La chiamata al 118 fatta il mattino successivo dalla donna sarebbe stata «sostanzialmente una messa in scena», visto che la bambina era morta già da sei ore. La donna avrebbe successivamente trasportato in auto il corpo avvolto da una coperta per una ventina di chilometri, dalla casa del compagno alla sua. In auto c’erano anche le due sorelle della bambina, figlie di Aiello e dell’ex compagno.

Il medico legale ha concluso che le ferite trovate sul corpo e sulla testa della bambina non sono compatibili con una caduta accidentale dalle scale. Alcune sarebbero state inferte con oggetti contundenti e la morte della bambina, secondo la procura, è stata causata da un trauma cranico conseguente alle continue lesioni.

Nel telefono sequestrato a Emanuel Iannuzzi sono state trovate foto e video della bambina: immagini di lei con il volto tumefatto, pieno di lividi e un video in cui viene ripresa mentre le viene imposto di fumare una sigaretta. Nel video si vede la bambina piangere mentre gli adulti presenti ridono e scherzano, ha raccontato il procuratore.

Poi sono arrivate le testimonianze delle altre due figlie della donna, che nel frattempo sono state affidate ai servizi sociali e si trovano in una casa protetta dove, dice la procura, hanno iniziato un percorso che le ha portate ad acquisire la consapevolezza di aver vissuto «in una situazione di degrado assoluto e insostenibile. Per cui hanno cominciato ad aprirsi verso gli psicologi». Le due ragazzine hanno dato una versione diversa rispetto a quella resa nelle ore successive alla morte della sorella, facendo capire che la prima era stata suggerita da Iannuzzi e da Aiello per depistare le indagini.

Anche in base a queste testimonianze la procura ha concluso che i maltrattamenti nei confronti delle tre bambine andavano avanti da tempo; che Iannuzzi, in più occasioni, aveva percosso Aiello e la figlia più piccola; e che più volte tutte le bambine erano state lasciate da sole la notte nella casa di Bordighera dove vivevano con la madre.

La sorella di 9 anni ha poi parlato degli ultimi giorni della sorella, descrivendo una situazione di grave sofferenza in cui si trovava già dal 7 febbraio. Il suo racconto è riportato nell’ordinanza di custodia cautelare. La bambina ha detto di aver sentito la sorella piccola urlare mentre si trovava in bagno con Iannuzzi, ha detto di averla vista vomitare più volte, perdere sangue dal naso e poi che, distesa nel letto, non rispondeva più agli stimoli («Se le alzavo un braccio e poi lo lasciavo, cadeva giù»).

La mattina del 9 febbraio le due sorelle sono state svegliate da Iannuzzi con la frase: «Non andate a scuola perché è successo un casino». Poco dopo sono salite in auto con il corpo della sorella più piccola avvolto in coperta.

Un amico di Iannuzzi era presente nelle ultime ore di vita della bambina, ed è stato interrogato dai carabinieri subito dopo la morte della bambina. Sembra che abbia omesso un particolare che invece è stato poi raccontato dalle bambine in un secondo momento: il giudice per le indagini preliminari ha scritto che «per come detto dalle sorelle» della bambina, l’uomo «vista la gravità delle condizioni di salute in cui versava, invitava gli indagati a richiedere l’intervento dei soccorsi. Non si comprende perché non lo abbia riferito quando è stato sentito in qualità di persona informata sui fatti se non per favorire l’amico indagato, non raccontando la tragicità» dello stato in cui si trovava la bambina.

A fine maggio è stato arrestato anche Franco Iannuzzi, padre di Emanuel. Sono stati trovati due chili di tritolo nella sua casa a Vallecrosia, sempre in provincia di Imperia, dove il figlio si era trasferito dopo il sequestro della sua casa di Perinaldo.