Trump è infine intervenuto sulle AI
Con un approccio poco rigido, che chiede alle aziende di sottoporre volontariamente i modelli più avanzati a una revisione del governo

Il presidente statunitense Donald Trump ha infine firmato l’ordine esecutivo sull’intelligenza artificiale di cui si parlava da diverse settimane, e che introduce una prima forma di regolamentazione al settore.
Il provvedimento chiede alle aziende di sottoporre volontariamente i modelli più avanzati a una revisione governativa almeno 30 giorni prima della messa online, affinché le agenzie incaricate possano verificare che non sussistano rischi per la sicurezza nazionale. Non è obbligatorio, e il preavviso è meno ampio di quello di cui si era discusso in precedenza, ma la decisione segna comunque una svolta importante nella politica di Trump, che aveva sempre sostenuto la deregolamentazione.
Il provvedimento prevede inoltre che entro un mese venga istituito un “Centro coordinamento per la sicurezza informatica” in materia di AI, che si occuperebbe di esaminare le vulnerabilità in materia di sicurezza. Anche questo prevede una collaborazione con il settore su base volontaria.
Trump avrebbe dovuto firmare l’ordine già a fine maggio, ma aveva rimandato dopo settimane di discussioni. Secondo le ricostruzioni di vari giornali americani, il rinvio era stato deciso su pressione di alcune personalità importanti del settore, che si oppongono da sempre a qualsiasi tentativo di regolamentazione. In particolare, di quelle dell’investitore ed ex “czar dell’AI” David Sacks (“czar” è un titolo informale che nel gergo politico americano indica un funzionario incaricato di una certa questione).
Sacks è uno di quelli che sostiene che una minore regolamentazione possa favorire l’innovazione, e che al contrario le regole rallenterebbero lo sviluppo e favorirebbero competitori come la Cina. A marzo Sacks aveva lasciato il ruolo di responsabile dell’AI per il governo, ed erano subentrati funzionari più favorevoli a introdurre delle regole blande: la capa di gabinetto Susie Wiles e il segretario al Tesoro Scott Bessent.

Il ceo di Meta Mark Zuckerberg (destra) insieme a David Sacks alla Casa Bianca, settembre 2025 (AP Photo/Alex Brandon)
L’amministrazione Trump aveva iniziato a valutare una forma di regolamentazione dopo il caso Mythos, il nuovo modello di AI sviluppato dall’azienda Anthropic che si era rivelato in grado di trovare, e quindi potenzialmente sfruttare, le falle di sicurezza nei sistemi informatici di banche, assicurazioni, aziende private e siti governativi. L’accesso a Mythos è ancora strettamente riservato al governo e ad alcune aziende che lo stanno testando, ma secondo quanto ricostruito dal New York Times il rischio aveva convinto l’amministrazione a rivedere l’approccio tenuto finora.
Su quanto intervenire però era divisa. Politico ha ricostruito che all’interno dell’amministrazione esistono tre scuole di pensiero: una era quella di Sacks; la seconda quella del segretario alla Difesa Pete Hegseth, che sosteneva un approccio più rigido; la terza quella di Wiles e Bessent, che erano favorevoli a un approccio blando e su base volontaria come quello effettivamente adottato.
Sulla base delle informazioni emerse finora, anche sui tempi il testo finale sembra una mediazione. La bozza iniziale, quella che avrebbe dovuto essere firmata a fine maggio, prevedeva un preavviso di 90 giorni, mentre fonti anonime hanno riferito a Politico che il settore spingeva perché fosse ridotta a 14. Nell’ordine esecutivo comunque Trump prova a prendere le distanze da un approccio troppo invadente, scrivendo che nulla di quanto riportato dovrebbe essere interpretato come un modo per introdurre una forma di «autorizzazione governativa» o di «licenza».
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