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  • Lunedì 1 giugno 2026

Un simbolo dell’occupazione israeliana in Libano

L'esercito controllò il forte di Beaufort per 18 anni, dal 1982 al 2000, usandolo come avamposto e approfittando della sua posizione sopraelevata: ora ci è tornato

Il forte di Beaufort, in Libano, con la bandiera israeliana e quella della brigata Golani dopo la sua conquista da parte dell'esercito israeliano, il 31 maggio del 2026 (Marwan Naamani/ZUMA Press Wire/ANSA)
Il forte di Beaufort, in Libano, con la bandiera israeliana e quella della brigata Golani dopo la sua conquista da parte dell'esercito israeliano, il 31 maggio del 2026 (Marwan Naamani/ZUMA Press Wire/ANSA)
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Domenica l’esercito israeliano ha occupato il forte di Beaufort, nel sud del Libano: il primo ministro Benjamin Netanyahu l’ha definita una «svolta decisiva» nella guerra contro Hezbollah, e il ministro della Difesa Israel Katz l’ha celebrata sui social con messaggi propagandistici.

Il forte ha un significato sia strategico sia simbolico per Israele. Da un lato si trova su un promontorio da cui si vedono bene il Libano meridionale, il nord di Israele e le alture del Golan (un altopiano siriano occupato dall’esercito israeliano), dall’altro è un simbolo dell’occupazione e della presenza israeliana in Libano degli ultimi decenni: l’esercito l’aveva già controllato per 18 anni, dal 1982 al 2000, nella sua più grande e duratura invasione del paese finora.

Il forte di Beaufort, conosciuto in Libano con il nome arabo di Qal’at al Shaqif, si trova su una collina alta circa 300 metri vicino alla città di Nabatieh e al fiume Litani (o Leonte), sotto al quale si stanno concentrando le operazioni militari israeliane. La sua prima versione fu costruita nel Dodicesimo secolo dai Crociati, che conquistarono la collina nel 1139, sulla base di fortificazioni precedenti. Nei secoli successivi fu più volte parzialmente distrutto, ricostruito e ampliato.

Fu conquistato dalle truppe del Saladino e poi tornò ai Crociati, che lo vendettero ai Cavalieri Templari. Fu poi conquistato dal sultano mamelucco Baybars, e dopo dagli ottomani e dai francesi, che occuparono l’area all’inizio del Novecento con il Mandato francese della Siria e del Libano, istituito dalla Società delle Nazioni (l’antenata delle Nazioni Unite). Infine, negli anni Settanta passò nelle mani dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), l’organizzazione politica e armata guidata da Yasser Arafat che nel 1970 si era trasferita in Libano.

Israele conquistò e occupò il forte nel 1982, durante la sua seconda invasione del Libano con l’operazione che chiamò “Pace per la Galilea”. La Galilea è la regione biblica che comprende il nord di Israele e il sud del Libano, e la missione fu guidata dal generale Ariel Sharon, che in seguito sarebbe diventato primo ministro. Ai tempi l’esercito assediò e occupò per mesi la capitale Beirut, e fino al 2000 mantenne una presenza militare nel Libano meridionale. Quell’operazione ancora oggi è considerata un grosso successo militare dall’esercito e dalla destra israeliani.

Il forte nel maggio del 2000, dopo il ritiro delle truppe israeliane

Il forte nel maggio del 2000, dopo il ritiro delle truppe israeliane (AP Photo/Ahmed Mantash)

Nei 18 anni di occupazione fra il 1982 e il 2000 il forte fu usato come avamposto militare dall’esercito israeliano e venne ripetutamente attaccato da Hezbollah, il gruppo sciita alleato dell’Iran nato proprio in risposta all’invasione israeliana del 1982, e contro cui Israele combatte ancora oggi. Per questo motivo Beaufort divenne un simbolo dell’intera presenza israeliana in Libano.

È presente nell’immaginario collettivo anche per via del romanzo Beaufort, pubblicato nel 2005, e dell’omonimo film prodotto nel 2007 e candidato all’Oscar per il migliore film straniero. Il libro e il film furono scritti da Ron Leshem (oggi uno dei produttori esecutivi della serie tv Euphoria) e raccontano gli ultimi giorni dell’occupazione del forte da parte di un gruppo di soldati israeliani, prima della ritirata finale. 

Dopo il ritiro degli israeliani, il forte venne parzialmente restaurato e aperto al pubblico, ma negli ultimi anni è stato più volte colpito durante gli scontri fra Israele ed Hezbollah. Dal 2024 l’UNESCO l’ha posto sotto la sua protezione insieme ad altri 33 siti in Libano, auspicando che vengano risparmiati dagli attacchi. Venerdì scorso si era detto allarmato per la situazione.

In questi giorni Netanyahu ha descritto il forte come simbolo «di una battaglia eroica per i nostri combattenti», ma anche «di profonda divisione tra noi». A conquistare il forte è stata la brigata Golani, che ha posto la sua bandiera (con una pianta d’ulivo su sfondo arancione) accanto a quella israeliana sulla cima della fortezza. Nel rivendicare la conquista di questo fine settimana, il ministro della Difesa israeliano Katz ha evidenziato che la brigata Golani aveva preso parte anche alla prima battaglia per Beaufort, nel 1982.