• Mondo
  • Lunedì 1 giugno 2026

La nuova missione di Erin Brockovich riguarda i data center

La nota attivista ambientalista ha avviato un progetto per mapparli, visto che spesso le costruzioni iniziano senza che gli abitanti siano avvisati

L'attivista per l'ambiente Erin Brockovich durante un incontro pubblico sulle sostanze note come PFAS a Rome, in Georgia, 31 marzo 2026 (Arvin Temkar/Atlanta Journal-Constitution via AP)
L'attivista per l'ambiente Erin Brockovich durante un incontro pubblico sulle sostanze note come PFAS a Rome, in Georgia, 31 marzo 2026 (Arvin Temkar/Atlanta Journal-Constitution via AP)
Caricamento player

L’attivista per l’ambiente Erin Brockovich, diventata notissima negli anni Duemila grazie al film che si chiama come lei, ha avviato un progetto negli Stati Uniti per mappare i data center, cioè gli stabilimenti che conservano e gestiscono grandi quantità di dati e che negli ultimi anni sono stati costruiti in gran fretta per far funzionare i sistemi di intelligenza artificiale.

Brockovich ha spiegato che da tempo sentiva le persone raccontare di data center costruiti nelle loro comunità senza che fossero state informate. Ha avviato l’iniziativa il 27 aprile, chiedendo a chiunque fosse preoccupato per un data center costruito vicino a casa sua di segnalarglielo. In poco più di un mese ha ricevuto 3674 segnalazioni. Sulla mappa consultabile sul suo sito al momento ci sono 33 data center attivi, 53 in costruzione e 34 progetti in attesa di essere approvati.

L’obiettivo del progetto, dice Brockovich, è aiutare le persone a rendersi conto della rapidità con cui i data center si stanno moltiplicando negli Stati Uniti.

Le preoccupazioni rispetto alla costruzione dei data center sono diverse: il cospicuo consumo d’acqua per il raffreddamento dei server, l’aumento del costo dell’energia elettrica per la popolazione locale e il rumore. I sistemi di raffreddamento infatti producono un ronzio persistente, che può essere sentito anche a grande distanza. Brockovich scrive anche che in alcune segnalazioni si parla di animali malati, ma che quello che i cittadini hanno cominciato a lamentare più di tutto è la mancanza di trasparenza nei progetti di chi costruisce questi impianti ingombranti e invasivi.

Brockovich ha raccontato del caso di un data center di Meta (l’azienda di Facebook, Instagram e WhatsApp) di 370.000 metri quadrati chiamato Hyperion che è in costruzione a Richland, nel nord est della Louisiana. L’area che occuperà corrisponde a più di 50 campi da calcio. La comunità di residenti di Richland ha raccontato di aver scoperto del progetto solo quando sono iniziati gli scavi.

– Leggi anche: Stiamo costruendo troppi data center per l’intelligenza artificiale?

La sezione della mappa che mostra le segnalazioni dei residenti sulle costruzioni o sulla presenza di data center: sono 3674 (screenshot dal sito di Erin Brockovich)

Brockovich è diventata famosa negli anni Novanta per aver vinto una causa legale contro la compagnia energetica Pacific Gas & Electric, accusata di aver contaminato le falde acquifere di una piccola comunità in California, che venne risarcita con centinaia di milioni di dollari. Quella storia diventò un film del 2000, in cui Erin Brockovich fu interpretata da Julia Roberts, che vinse l’Oscar. Da allora Brockovich ha continuato a occuparsi di attivismo ambientalista e l’impatto della costruzione di data center sulle comunità vicine è l’ultimo dei temi di cui si è interessata.

Sul suo sito Brockovich chiede: «se i data center per l’intelligenza artificiale rappresentano un vantaggio così enorme per le comunità, perché ne vengono costruiti così tanti senza un contributo significativo da parte delle comunità stesse?». L’attivista si riferisce al fatto che le politiche locali finora hanno fatto poco per regolamentare queste costruzioni, che fino a poco tempo fa anzi venivano accolte dai governatori e incentivate con agevolazioni fiscali, soprattutto negli stati Repubblicani.

Nell’ultimo anno l’approccio però è cambiato: gli stati stanno progressivamente limitando le autorizzazioni a costruire, guadagnando così tempo per capire l’impatto di queste costruzioni sulle comunità, sull’ambiente, sul costo dell’elettricità e dell’acqua. In altri casi hanno imposto restrizioni o obblighi di rendicontazione dell’energia elettrica consumata. L’amministrazione di Donald Trump invece è ancora molto ottimista sul progresso legato all’intelligenza artificiale e non si pone il problema di regolamentarlo.

Brockovich non è la prima attivista che si occupa di data center: i giornali americani da qualche anno raccontano ogni giorno le storie di gruppi di residenti più o meno numerosi che si organizzano e protestano contro le politiche locali per impedire nuovi ingombranti cantieri, o almeno chiedere che sia fatto qualcosa per regolamentarli.

L’attivista Kelly Jacobs durante un incontro pubblico dedicato al funzionamento delle turbine a gas presso un data center di xAI, a Southaven, Mississippi, 17 febbraio 2026 (AP/Adrian Sainz)

Esistono già altri progetti di mappatura dei data center simili a quello di Brockovich che segnalano i data center in costruzione e quelli già operativi: nella mappa degli Stati Uniti di Data Center Map ce ne sono 4313.

– Leggi anche: La guerra sta cambiando i progetti sui data center