I memorabili Mondiali di Messico 1986, che dovevano tenersi altrove
La Colombia ritirò la candidatura a tre anni dall'inizio, e il Messico la ottenne battendo la concorrenza di Stati Uniti e Canada: fu un successo

Il 31 maggio del 1986, quarant’anni fa, iniziava in Messico una delle edizioni più memorabili nella storia dei Mondiali di calcio. Vinta dall’Argentina, fu quella del celebre gol di mano e del “gol del secolo” di Diego Armando Maradona nel quarto di finale contro l’Inghilterra; e di un altro spettacolare quarto di finale, quello vinto ai rigori dalla Francia contro il Brasile.
E mentre sugli spalti la ola diventava popolarissima tra i tifosi, in campo si potevano vedere alcuni tra i più grandi calciatori di sempre. Oltre a Maradona, considerato da molti il più forte di sempre, c’erano il raffinato centrocampista francese Michel Platini, i roboanti brasiliani Zico, Sócrates e Careca, il rapidissimo attaccante spagnolo Emilio Butragueño, il prolifico attaccante inglese Gary Lineker e i grintosi ma eleganti Karl-Heinz Rummenigge e Lothar Matthäus, della Germania Ovest.

Il brasiliano Socrates durante il quarto di finale contro la Francia; alla sua destra, con la maglia numero 10, c’è Michel Platini. Qui si può recuperare tutto quel quarto di finale (Jean-Yves Ruszniewski/TempSport/Corbis/VCG via Getty Images)
A rendere quel Mondiale indimenticabile fu anche il contesto festoso e colorato nel quale si svolse e in particolare lo stadio Azteca di Città del Messico, che allora aveva più di 100mila posti ed era già molto noto. Aveva ospitato infatti le più belle partite dei Mondiali del 1970: la spettacolare semifinale tra Germania e Italia, oggi ricordata come la “partita del secolo”, e la finale vinta dal Brasile di Pelé contro l’Italia.
E pensare che solo otto mesi prima un terremoto aveva causato in Messico decine di migliaia di morti e feriti, e oltre quattro miliardi di euro di danni. Fino a tre anni prima, inoltre, un secondo Mondiale in Messico non era nemmeno nei piani della FIFA, che già nel 1974 aveva designato la Colombia per l’edizione del 1986.
Nel novembre del 1982, però, il presidente colombiano Belisario Betancur annunciò che il suo paese non avrebbe più ospitato i Mondiali. C’erano «molte altre cose da fare» e non c’era più «il tempo di occuparsi delle stravaganze della FIFA e dei suoi membri». Per colpa di una grave crisi economica e politica, e della crescita dei cartelli del narcotraffico, la Colombia non aveva più la possibilità di ospitare un evento del genere.
Un evento che, tra l’altro, si era ingrandito rispetto ai piani iniziali. Quando i Mondiali del 1986 furono assegnati alla Colombia, infatti, il torneo si giocava ancora tra 16 squadre. Ma già nel 1982 si era allargato a 24. Insomma, rispetto ai piani iniziali servivano ancora più stadi, ancora più soldi, e la Colombia non ne aveva.
Un poster promozionale dei Mondiali in Colombia, che non si sono però mai tenuti lì
A tre anni e mezzo dall’inizio del suo torneo più importante la FIFA si trovò dunque senza un paese che potesse ospitarlo. L’occasione, però, era invitante per molti paesi, e in poco tempo decisero di candidarsi Messico, Stati Uniti, Canada e Brasile (che però si ritirò subito).
A spingere per ospitare i Mondiali negli Stati Uniti c’era soprattutto Henry Kissinger, che oltre a essere l’ex segretario di Stato del paese era anche un grande appassionato di calcio e il presidente della North American Soccer League (NASL), il vecchio campionato nordamericano. Secondo lui, un Mondiale negli Stati Uniti avrebbe ravvivato l’interesse locale nel “soccer”, e magari salvato una NASL in crisi.
Insomma, Canada e Messico dovevano far fronte alla candidatura del paese più ricco del mondo, promossa da uno dei più abili diplomatici del Novecento (Kissinger) e pure dal tedesco Franz Beckenbauer e dal brasiliano Pelé, due famosissimi ex calciatori che avevano finito la loro carriera proprio negli Stati Uniti. Molti anni dopo, in un’intervista, Pelé disse: «Molti di noi che hanno lavorato al progetto affinché gli Stati Uniti ospitassero [i Mondiali del 1986] erano convinti che avremmo vinto. Anche Kissinger credeva che sarebbe andata così, dopo le conversazioni con [il presidente della FIFA João] Havelange».

Il brasiliano João Havelange, presidente della FIFA dal 1974 al 1998 (Christian Liewig/TempSport/Corbis via Getty Images)
Eppure il 20 maggio del 1983, durante una riunione della FIFA a Stoccolma, il Messico fu scelto all’unanimità come paese ospitante dei Mondiali. E non fu nemmeno una sorpresa – stranamente, visto che il paese stava attraversando da tempo una grossa crisi economica e non sembrava pronto a ospitare di nuovo un torneo enorme come questo.
Nelle settimane precedenti la FIFA aveva infatti inviato una delegazione ispettiva soltanto in Messico, rifiutandosi di effettuare un sopralluogo negli altri due paesi. Fu una decisione che alimentò molti sospetti e polemiche, e Canada e Stati Uniti non la presero bene. Georges Schwartz, presidente del comitato per la candidatura canadese, disse che il documento da 10 pagine con cui il Messico aveva presentato il suo piano era uno «scherzo» a confronto con quello canadese, lungo nove volte tanto. Kissinger, invece, fu così sconsolato che disse:
La politica del calcio mi fa venire nostalgia della politica del Medio Oriente.
Per capire meglio cosa fosse successo, nel 2016 la rivista statunitense Remezcla intervistò sull’argomento Tony Tirado, un telecronista di quei Mondiali e una persona molto vicina sia al presidente della FIFA Havelange che al vicepresidente Guillermo Cañedo, messicano.
Tirado disse che la FIFA e Havelange avevano «moltissimi» legami con il Messico, anche perché il paese aveva già organizzato gli apprezzati Mondiali del 1970. Ma, soprattutto, c’era una forte amicizia tra Cañedo, Havelange ed Emilio Azcárraga, capo di Televisa (la più grande rete televisiva privata messicana) e proprietario dello stadio Azteca. La stessa Televisa avrebbe poi trasmesso i Mondiali in tutta l’America Latina, e controllato e finanziato il comitato organizzatore del Mondiale, capeggiato da Cañedo.

Due mariachi durante i Mondiali del 1986 (Bongarts/Getty Images)
Il New York Times accusò più volte la FIFA di aver favorito il Messico fin dall’inizio, proprio per i rapporti privilegiati che c’erano tra i suoi membri e Televisa, che era interessata ai diritti televisivi (molto redditizi) dei Mondiali.
Ma nonostante nei decenni successivi sia il Messico che la FIFA furono coinvolti in alcuni scandali, quelle sulla candidatura del Messico sono solo ipotesi, mai confermate. Lo stesso Tirado, anzi, ha comunque ammesso che il Messico era davvero il paese più pronto e adatto a ospitare i Mondiali. E in effetti fece un grande lavoro, nonostante lo scarso tempo a disposizione e un terremoto di mezzo.
Ancora oggi comunque l’assegnazione e l’organizzazione dei Mondiali del 1986 resta una vicenda discussa, opaca e per certi versi affascinante, tanto che Netflix ci ha fatto di recente un film, Mexico ’86. Non è proprio aderente al vero (il protagonista, per esempio, è un personaggio inventato), ma trasmette comunque il clima caotico e fumoso della politica e del calcio messicano dell’epoca.
Il film uscirà il 5 giugno, sei giorni prima dell’inizio dei nuovi Mondiali di calcio. I quali – a quarant’anni di distanza da quelli del 1986 – saranno ospitati insieme proprio da Messico, Canada e Stati Uniti.



