La giacca da lavoro in fabbrica che oggi va di moda
Nata come "bleu de travail" in Francia a metà dell'800, da qualche anno è molto popolare nei mercati dell'usato e tra le celebrità

Da diversi anni ormai alcuni capi e accessori nati come abbigliamento da lavoro hanno smesso di essere utilizzati solo in fabbrica e nei cantieri e cominciato a essere usati – o addirittura ad andare molto di moda – anche nella vita di tutti i giorni. È successo per esempio con gli scarponcini Timberland e i pantaloni di Carhartt e Dickies. Più di recente è successo con “la giacca da lavoro blu”, in inglese nota come chore jacket o workwear jacket.
Dal 2020 circa ha iniziato a essere molto indossata prima dagli amanti del vintage, che le scovavano nei mercatini o nei negozi di seconda mano, e poi da giovani uomini molto famosi del mondo dello spettacolo. Tra questi ci sono per esempio il cantante Harry Styles e gli attori Jeremy Allen White, Jacob Elordi e Austin Butler. Nelle ultime settimane se ne è parlato perché Palantir – la controversa azienda di analisi dei dati che ha forti legami con il settore militare statunitense – ne ha messa in vendita una sua versione da 239 dollari, come parte di una strategia per dare un’immagine più cool di sé.
Le giacche da lavoro in generale cominciarono a diffondersi con la nascita delle fabbriche durante la Prima rivoluzione industriale. Prima, chi lavorava nei laboratori artigiani indossava un grosso grembiule in pelle resistente, che però era molto ingombrante e non si adattava bene al lavoro in fabbrica. Il grembiule da lavoro fu quindi sostituito inizialmente con una salopette con una grossa tasca sul davanti e poi con giacca e pantaloni da lavoro.
La giacca blu, che inizialmente fu chiamata bleu de travail, cioè “blu da lavoro”, nacque in Francia alla fine dell’Ottocento, quando con la sintesi dell’indaco artificiale da parte del chimico tedesco Adolf von Baeyer, il blu divenne una tinta più accessibile. Essendo un colore che nasconde meglio le macchie di grasso e che non scolorisce, iniziò a diffondersi largamente anche negli indumenti da lavoro, che fino a quel momento erano stati di colori più neutri come marrone e grigio.
Poiché è pensata per lavorare in fabbrica, la bleu de travail è una giacca molto resistente, poco ingombrante ma sufficientemente larga da permettere a chi la indossa di muoversi comodamente. Ha tante tasche per riporre gli strumenti da lavoro e ha linee molto sobrie perché non deve avere elementi che rischino di impigliarsi nei macchinari. Oggi piace soprattutto per le linee pulite, perché è larga e comoda, e perché ha la pesantezza giusta per essere indossata nelle mezze stagioni. Il blu delle giacche da lavoro poi è riconoscibile ma anche facilmente abbinabile.
Non è chiaro cosa possa aver contribuito alla recente massiccia diffusione di queste giacche, ma tra i personaggi che più spesso vengono citati in relazione a questa tendenza c’è il fotografo di streetstyle del New York Times Bill Cunningham, morto nel 2016 a 87 anni. Cunningham la indossava sempre, come una sorta di divisa quotidiana, quando andava a fotografare le persone per strada. Nel 2010, dopo l’uscita del documentario dedicato alla sua vita e alla sua carriera, Bill Cunningham New York, si lamentò di essere diventato famoso: la sua giacca blu lo rendeva immediatamente riconoscibile e non gli era più possibile cogliere di sorpresa i suoi soggetti.

Bill Cunningham nel 2010 a New York (Foto Mike Coppola/FilmMagic/Getty Images)
Tra i primi a produrre questo tipo di indumenti ci fu dal 1844 l’azienda francese Lafont, che esiste tuttora e continua a occuparsi di abbigliamento da lavoro, anche se non più solo per operai industriali. Diversi siti specializzati le attribuiscono l’invenzione del bleu de travail. Oggi tantissime aziende – oltre a quelle storiche francesi ancora attive – ne producono una loro versione, spesso non identica all’originale. Tra le più note ci sono The Row, che ne ha prodotta una da oltre 1.700 dollari; Uniqlo, che ne ha fatta una da circa 40 euro; e Velasca, da 220.

Harry Styles a Londra, nel 2025 (Foto Neil Mockford/GC Images/Getty Images)
La giacca originariamente era fatta in tessuto moleskin, un tipo di cotone molto resistente, simile al fustagno, con una superficie morbida e spazzolata che ricordava appunto il pelo di una talpa (in inglese “mole’). Aveva una forma molto squadrata, che oggi viene definita “boxy”, quattro bottoni centrali, tre tasche visibili: due sulla base della giacca, che servivano per mettere gli attrezzi, una sul petto per il tabacco e il blocco note, e una quarta interna per gli effetti personali.

Jeremy Allen White a New York nel 2024 (Foto Gotham/GC Images/Getty Images)
Dalla Francia le giacche da lavoro iniziarono a essere utilizzate in tutta Europa e poi negli Stati Uniti. Il termine statunitense “blue collar” (ovvero “colletto blu”, con cui si indicavano gli operai o i dipendenti che svolgevano lavori manuali più umili rispetto ai “white collar”, ovvero i colletti bianchi, che facevano lavoro da ufficio) storicamente si fa risalire proprio al colore blu delle divise da lavoro.
Oggi le bleu de travail non sono più così diffuse come indumenti da lavoro, in parte sostituite dalle tute con la zip o da capi più tecnologicamente avanzati e performanti. Moltissime delle giacche da lavoro dismesse sono finite nei mercatini di seconda mano, ancora in ottime condizioni proprio perché fatte di un materiale resistente e in una tinta che difficilmente si scolorisce. Le marche storiche più famose, da cercare sui capi quando si spulcia nei mercati dell’usato, sono Lafont, Le Laboureur e Mont Saint Michel.



