Lula riprova ad asfaltare l’autostrada che taglia in due la foresta amazzonica
Usando una legge approvata dal parlamento di destra: è un progetto molto contestato dagli ambientalisti

In Brasile il governo di sinistra di Luiz Inácio Lula da Silva ha detto di voler completare un progetto infrastrutturale discusso da oltre trent’anni, e in parte contestato per via del suo impatto ambientale: il rifacimento di una lunga strada che taglia in due la foresta amazzonica e che fu costruita ai tempi della dittatura militare (tra gli anni Sessanta e Ottanta).
Si chiama BR-319 e in Brasile è indicata come “rodovia”. Non è un’autostrada per come la intendiamo solitamente. Oggi è quasi interamente sterrata, perché anche i tratti asfaltati in passato si sono deteriorati per mancanza di manutenzione. In alcuni punti durante la stagione delle piogge diventa impercorribile. Collega Manaus, uno dei principali centri industriali del Brasile settentrionale, con Porto Velho, più a sud. Il tratto che passa nell’area più remota della foresta è lungo circa 405 chilometri. In tutto è lunga 885.
Venne inaugurata nel 1976 ma venne chiusa poco più di 10 anni dopo per le scarse condizioni di viabilità. Vari governi, di sinistra e di destra, hanno tentato di riasfaltarla totalmente per facilitare i collegamenti tra il nord e il resto del paese e promuovere lo sviluppo economico delle regioni più remote.
Hanno però sempre incontrato critiche e resistenze. La licenza per la ripavimentazione della strada è stata oggetto di un iter legale travagliato, con vari ricorsi in tribunale presentati dalle associazioni ambientaliste, sospensioni, e successivi ricorsi del governo. Semplificando, ora per poter procedere con i lavori il governo di Lula ha usato una legge che era stata approvata l’anno scorso dal parlamento (di destra) e che lui stesso aveva contestato, che facilita le licenze riducendo verifiche e controlli.

Un tratto dissestato della strada nel 2015 (Getty Images)
I critici si soffermano sul fatto che riasfaltare la Br-319 aumenterà la deforestazione, perché promuoverà la costruzione di un reticolo di strade secondarie che dall’autostrada entreranno nella foresta. Sostengono anche che contribuirà ad alimentare alcuni fenomeni illegali già in corso: per esempio l’accaparramento delle terre delle comunità indigene da parte di gruppi criminali e aziende, e il disboscamento per la creazione di campi da coltivare e terreni per l’allevamento.
Lula ha difeso il progetto sostenendo che la strada sarà rifatta «con la massima attenzione» per l’ecosistema. Secondo i giornali brasiliani, che citano fonti anonime, il governo prevede un investimento iniziale di oltre 255 milioni di euro, che saranno spesi non solo per il rifacimento ma anche per finanziare una serie di tutele ambientali.
Per esempio dovrebbero essere creati dei “caselli” per tracciare il passaggio dei mezzi pesanti e verificare che non devino su strade secondarie e illegali. Il governo ha previsto anche l’apertura di bandi per agenzie di sorveglianza private, e la creazione di un’area di cinquanta chilometri per lato sottoposta a controlli regolari di polizia e agenti dell’Ibama, l’ente federale per l’ambiente.
– Leggi anche: Nella città della prossima COP sul clima si costruisce una tangenziale nella foresta

Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva il 20 aprile 2026 (AP Photo/Martin Meissner)
Sono promesse simili a quelle che lo stesso Lula fece durante il suo primo governo, quando finanziò l’asfaltatura di un’altra grande strada in Amazzonia, la BR-163, che collega lo stato meridionale di Rio Grande do Sul con quello di Parà, a nord. Secondo dati dell’INPA, l’ente pubblico brasiliano per lo studio dell’Amazzonia, la pavimentazione della BR-163 causò un aumento della deforestazione nonostante le promesse di tutela ambientale.
Lula è stato criticato anche per il fatto che il piano di protezione ambientale viene presentato insieme all’avvio dei lavori, mentre secondo esperti e attivisti avrebbe dovuto essere discusso, approvato e attuato prima, in modo da garantire la sua fattibilità e dare il tempo per prevedere aggiustamenti.
La deforestazione dell’Amazzonia è un problema che riguarda non soltanto il Brasile, ma tutto il mondo. È uno dei luoghi più biodiversi del pianeta e uno degli ambienti più importanti per la regolazione del clima e la riduzione dei gas serra. Secondo dati dell’INPE, l’ente pubblico per la ricerca, l’Amazzonia ha già perso il 21 per cento della sua vegetazione originaria. Un grosso impatto su questo fenomeno lo hanno avuto gli anni della presidenza di Jair Bolsonaro, che promosse politiche che favorirono il disboscamento.
Lula venne eletto nel 2022 anche con la promessa di aumentare le tutele ambientali e riparare ai danni di Bolsonaro, cosa che in parte ha fatto. Per esempio, i dati sulla deforestazione sono molto migliorati da quando è al governo. Al ministero dell’Ambiente scelse Marina Silva, una storica attivista ambientalista e una politica molto rispettata. Silva era tra i maggiori critici del progetto di pavimentazione della BR-319, ma ad aprile si era dimessa per potersi candidare alle elezioni parlamentari di ottobre.
– Leggi anche: La COP30 si è arenata sui combustibili fossili



