Il parlamento ungherese ha votato per far restare il paese nella Corte penale internazionale

Il parlamento ungherese ha votato a favore della permanenza dell’Ungheria nella Corte penale internazionale, ribaltando la decisione di uscirne presa dal precedente governo di estrema destra di Viktor Orbán. La scelta di rimettere la questione al voto dei parlamentari è stata del nuovo primo ministro, Péter Magyar, che dal suo insediamento a inizio maggio ha già dimostrato di voler cambiare le posizioni dell’Ungheria su alcune importanti questioni internazionali. In particolare nei rapporti con Israele e Russia, a cui Orbán era molto vicino e su cui aveva una posizione distante da quella degli altri paesi dell’Unione Europea.
La Corte penale internazionale è il principale tribunale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Orbán, che era uno dei più stretti alleati di Israele in Europa, aveva annunciato di voler ritirare l’Ungheria ad aprile dell’anno scorso, poco prima della visita nel paese del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Nei confronti di Netanyahu (e di altri membri del suo governo) c’è un mandato d’arresto emesso dalla Corte per i crimini commessi nella Striscia di Gaza: in teoria, quindi, l’Ungheria avrebbe dovuto arrestarlo, ma Orbán si era rifiutato. La decisione aveva comunque ragioni molto più politiche, di protesta contro le accuse mosse a Netanyahu, che pratiche, perché di fatto la Corte non avrebbe avuto gli strumenti per obbligare l’Ungheria ad arrestarlo.


