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  • Mercoledì 27 maggio 2026

Zamina-mina, hé-hé, Waka waka, hé-hé

Le canzoni dei Mondiali di calcio esistono da sempre, ma solo da qualche decennio sono “ufficiali”: un breve (e nostalgico) ripasso

Uno screenshot del videoclip di “Waka Waka” (YouTube)
Uno screenshot del videoclip di “Waka Waka” (YouTube)
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I Mondiali di calcio hanno la loro canzone ufficiale, a volte persino il loro album. È una tradizione che va avanti da più di trent’anni e che, per molto tempo, ha funzionato benissimo. I Mondiali del 1990 in Italia sono anche quelli di “Notti magiche”, ed è difficile pensare all’edizione del 2010 in Sudafrica senza che venga in mente “Waka Waka” di Shakira, diventata una delle canzoni più popolari di questo secolo.

Negli ultimi anni, però, gli inni dei Mondiali sembrano aver perso parte del loro impatto. Né dall’edizione in Russia del 2018 né da quella in Qatar dell’inverno del 2022 sono usciti inni memorabili, e le vecchie canzoni dei Mondiali sono così diventate anche oggetto di nostalgia tra molti tifosi. Vale anche per la stessa FIFA, la federazione internazionale del calcio che organizza i Mondiali: per la prossima edizione, in programma dall’11 giugno tra Stati Uniti, Messico e Canada, ha scelto di affidare una delle canzoni ufficiali proprio a Shakira.

La “canzone dei Mondiali di calcio” è una cosa che – in un certo senso – esiste sin dalla prima edizione del 1930. Allora, però, fu più una questione di fortunate coincidenze. La nazionale ospitante e poi vincitrice di quel torneo, l’Uruguay, aveva infatti già un suo inno celebrativo, abbastanza famoso in tutto il paese. Si chiamava “Uruguay campeones” ed era stato scritto nel 1926, l’anno in cui la Nazionale aveva vinto la Copa América, cioè il trofeo continentale sudamericano, due anni dopo aver vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi.

Ma solo dopo la Seconda guerra mondiale la Coppa del Mondo divenne l’evento globale e festoso che conosciamo oggi, e iniziarono ad arrivare anche i primi inni, seppur ufficiosi.

Nel 1962, in occasione dei Mondiali in Cile, la band rock cilena Los Ramblers scrisse la canzone “El Rock del Mundial”, che la FIFA considera il primo vero inno dei Mondiali e che definiva il torneo una «festa universale» (come avrebbe fatto qualche decennio più tardi la stessa Shakira). Ebbe anche un grande successo, diventando il singolo cileno più venduto di sempre.

Cercando di imitare la voce di Elvis Presley, il cantante dei Ramblers diceva: «Il Mondiale del 1962 è una festa universale dello sport e del pallone. Festeggiamo le nostre vittorie e balliamo rock and roll!»

Dopo il 1962, ogni edizione dei Mondiali iniziò ad avere una propria canzone, per i motivi più disparati. Nel 1966, in Inghilterra, ne venne scritta una dedicata al leone Willie, la prima mascotte ufficiale dei Mondiali. Nel 1974, invece, la nazionale della Germania Ovest registrò insieme ai propri giocatori una canzone per celebrare il primo Mondiale giocato in casa. “Fußball ist unser Leben” (“Il calcio è la nostra vita”), divenne molto popolare tra i tifosi, anche grazie al fatto che la Germania Ovest vinse quel torneo.

Dagli anni Novanta anche la FIFA capì l’importanza commerciale di avere una “canzone del Mondiale”, che poteva essere usata durante il torneo, dal vivo o in tv, e nelle pubblicità dei suoi sponsor.

In occasione dell’edizione italiana del 1990, i Mondiali si dotarono di un doppio inno: “To Be Number One”, e la sua versione italianizzata “Un’estate italiana (Notti magiche)”, composta da Giorgio Moroder e cantata, in italiano, da Gianna Nannini ed Edoardo Bennato. La versione italiana fu quella più memorabile, così tanto che in Italia tornò a essere cantata quando la Nazionale vinse gli Europei nel 2021. Ci fu anche una versione spagnola, senza successi.

Quattro anni dopo, i Mondiali negli Stati Uniti si dotarono di un intero album, Soccer Rocks the Globe: World Cup USA 94, dove si trovano sia canzoni scritte apposta (come “Gloryland”, l’inno ufficiale) sia canzoni già famose, come “We Are The Champions” dei Queen. Nell’album c’è anche una canzone dei James, la band che il 4 luglio suonerà a Peccioli (in Toscana) al festival delle Canzoni organizzato dal Post.

Dalle edizioni successive le canzoni dei Mondiali iniziarono a moltiplicarsi. Da Francia ’98 iniziarono a esserci sia un inno ufficiale sia una canzone ufficiale, che quell’anno fu l’apprezzatissima “La Copa de la Vida” di Ricky Martin.

Allez, allez, allez! Go, go, go!

Negli anni Duemila la cantante colombiana Shakira iniziò a diventare una presenza molto costante ai Mondiali, e di grande successo. Iniziò con l’edizione del 2006, in Germania, con una versione remixata di una delle sue canzoni più famose, Hips Don’t Lie. Ma il suo primo, vero inno ufficiale per la Coppa del Mondo arrivò quattro anni dopo, ai Mondiali del 2010 in Sudafrica.

In un clima già molto festoso (erano i primi Mondiali a disputarsi in Africa) il ritornello orecchiabile, la coreografia facile da imitare e il videoclip pieno di calciatori e immagini storiche del torneo resero “Waka Waka” un successo enorme. Il ritornello “Zamina-mina, hé-hé, Waka, waka, hé-hé!” riprende una popolare canzone camerunense e, a grandi linee, significa “Vieni, e fallo!”. Fallo nel senso di “fai quella cosa”, non di “azione irregolare nel calcio”.

Dai successivi Mondiali in Brasile uscirono persino due canzoni di grande successo, le ultime, fino a questo momento, per i Mondiali: “We Are One”, con Pitbull, Jennifer Lopez e Claudia Leitte; e “Dare (La La La)”, ovviamente di Shakira.

Anche i Mondiali in Russia e in Qatar avevano inni e canzoni proprie, che non ottennero però successo. Nel 2022, per capirci, la canzone di maggior successo ai Mondiali fu quella – ufficiosa e molto divisiva – dello youtuber IShowSpeed.

Negli ultimi vent’anni anche i tifosi si sono inventati inni e cori da stadio che hanno poi avuto grande successo dentro e fuori i Mondiali. Il più noto e diffuso è il “Po Po Po Po”, tratto da “Seven Nation Army” dei White Stripes e reso famoso nel 2006 dai tifosi dell’Italia vincitrice del Mondiale.

Nostalgici ora?