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  • Mercoledì 27 maggio 2026

Le molte denunce di abusi su minori nelle scuole francesi

La polizia di Parigi sta indagando su oltre 100 segnalazioni di maltrattamenti e abusi sessuali, e ci sono casi simili in molte altre città

Una classe di una scuola elementare di Parigi nel 2024 (Myriam Tirler/Hans Lucas/contrasto)
Una classe di una scuola elementare di Parigi nel 2024 (Myriam Tirler/Hans Lucas/contrasto)
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La polizia di Parigi sta esaminando più di 100 denunce di maltrattamenti, molestie, violenza fisica e sessuale su bambini con un’età tra i 3 e gli 11 anni di cui sono accusati i “sorveglianti scolastici” e “animatori”, figure che non hanno un corrispettivo in Italia ma che in Francia si occupano degli alunni durante il pranzo, la ricreazione, il riposo pomeridiano e il doposcuola. Se ne è iniziato a parlare per via di una serie di inchieste giornalistiche e delle elezioni comunali di Parigi, che si sono svolte a marzo, ma negli ultimi mesi ci sono state denunce simili anche in molte altre città francesi.

A differenza degli insegnanti, spesso i sorveglianti e gli animatori non hanno una formazione o un diploma professionale e sono spesso assunti con contratti a tempo determinato o a ore (anche per un giorno solo), con retribuzioni basse. Per legge una o un sorvegliante non dovrebbe mai rimanere solo con i bambini, ma nella pratica questa regola non viene sempre rispettata.

Da tempo associazioni di genitori come #MeTooEcole e SOS Périscolaire sostengono che questo sistema sia parte del motivo per cui vengono assunte persone che non hanno le competenze o che non dovrebbero stare a contatto con i bambini. Negli ultimi anni hanno raccolto centinaia di segnalazioni di minacce, umiliazioni e violenze fisiche: per esempio bambini privati del cibo o costretti a mangiare fino al vomito, di molestie e di violenze sessuali.

Alcune di queste testimonianze sono diventate denunce e poi processi: a giugno un tribunale di Parigi si pronuncerà sul caso di un ex sorvegliante di 47 anni accusato di violenza sessuale nei confronti di tre bambine di 10 anni e di molestie sessuali nei confronti di altre sei bambine della stessa età, tutte iscritte alla scuola elementare Titon, nell’est di Parigi. È il primo caso ad andare a processo fra quelli coperti dalle inchieste giornalistiche pubblicate nell’ultimo anno.

Le associazioni e gli avvocati dei genitori delle vittime accusano le autorità competenti di aver ampiamente trascurato il problema, non fornendo abbastanza risorse per gestire tempestivamente le denunce e permettendo così a persone accusate o sospettate di abusi di continuare a lavorare, il più delle volte trasferendosi in un’altra scuola. L’avvocata Kathleen Taieb, che rappresenta diverse famiglie, ha detto all’emittente France 24 che alcuni suoi clienti hanno sporto denuncia mesi fa e non sono stati ancora ricontattati. «Quando chiamo l’unità di protezione dell’infanzia mi rispondono che sono dispiaciuti, ma sono già sommersi di lavoro e non possono accettare ulteriori denunce», ha aggiunto.

Domenica la procuratrice di Parigi Laure Beccuau ha confermato che «un numero considerevole di accuse è in attesa di essere indagato».

La procuratrice Laure Beccuau a novembre del 2025 (Eliot Blondet/ABACAPRESS.COM/ANSA)

Sebbene le segnalazioni provengano da tutta la Francia, una parte significativa riguarda proprio Parigi, che ha molti più sorveglianti scolastici e animatori rispetto ad altre città. Parigi è abitata da oltre due milioni di persone, più del doppio della seconda città più popolosa di Francia, ossia Marsiglia. Ha circa 15mila sorveglianti scolastici (per fare un confronto Bordeaux, una città di medie dimensioni con circa 261mila abitanti, ne ha 600): di questi, più di 10mila sono assunti a ore, con un turnover annuale di 3mila persone.

Da gennaio ad aprile del 2026 sono stati sospesi 78 sorveglianti, di cui 31 sospettati di abusi sessuali nei confronti di minori. Le indagini di cui ha parlato la procura di Parigi domenica scorsa riguardano 84 scuole dell’infanzia, una ventina di scuole elementari e una decina di asili nido, circa un istituto su sei della città. La stessa settimana la polizia aveva arrestato 16 persone in tre scuole, accusandone tre di comportamenti sessuali inappropriati con minori.

Molte inchieste su Parigi pubblicate negli ultimi mesi sono state usate dai candidati alle elezioni comunali per cercare di mettere in difficoltà il candidato Socialista Emmanuel Grégoire, che poi ha comunque vinto e si è insediato alla fine di marzo.

Dal 2018 al 2024 Grégoire è stato il vicesindaco di Anne Hidalgo, anche lei Socialista. I suoi rivali hanno accusato entrambi di non essersi interessati abbastanza delle segnalazioni e di aver così permesso ai sorveglianti accusati di abusi di spostarsi da una scuola all’altra senza grosse ripercussioni. A febbraio Hidalgo aveva ammesso che la sua amministrazione avesse commesso degli «errori» nella gestione di questi casi, ma aveva più che altro accusato i suoi oppositori di destra di star strumentalizzando la questione.

Grégoire, che ha rivelato di aver subìto a sua volta abusi sessuali quando era alle elementari durante un corso di nuoto del doposcuola, ha adottato un approccio diverso: ha parlato di un problema «sistemico» e si è scusato a nome del comune con le vittime e con i loro genitori. Ha accettato di istituire un’inchiesta sulla gestione dei sorveglianti richiesta dall’opposizione, e ha annunciato un piano da 20 milioni di euro per affrontare quella che ha definito una «grave disfunzione» del sistema dei sorveglianti scolastici. Ha anche istituito un’assemblea di cittadini e cittadine per discutere e ripensare il ruolo dei sorveglianti scolastici e gli animatori in città, che dovrebbe presentare un rapporto a giugno.

Alcuni manifestanti espongono un cartello con la scritta «Servizi di doposcuola in sciopero» a Parigi, il 19 maggio del 2026 (Eric Broncard/Hans Lucas/contrasto)

Infine, ha chiesto che il personale venga sospeso sistematicamente «al minimo segnale (di abuso)», aggiungendo che preferiva «essere ingiusto con loro per il momento piuttosto che correre il minimo rischio nei confronti dei bambini». Questa scelta è stata molto criticata dai sindacati della categoria, che la scorsa settimana hanno indetto uno sciopero contro le «sospensioni arbitrarie» e le condizioni precarie di lavoro.

Fra gli animatori intervistati da Le Monde durante una manifestazione che si è tenuta a Parigi durante lo sciopero, alcuni hanno parlato di una generalizzata ansia nella categoria che sta portando molti a lasciare il lavoro. Altri hanno preso atto che la formazione richiesta per legge per diventare animatore (un certificato che si ottiene dopo un corso di due settimane) è insufficiente per prepararli a gestire determinate situazioni e anche a riconoscere e agire nel momento in cui sospettano che uno dei loro alunni sia stato abusato.