Come mettere i soldi al riparo dall’inflazione
Qualche spunto per evitare che i risparmi perdano valore, ora che il costo della vita sta salendo di nuovo

Se prima della pandemia avevate nel conto in banca risparmi per 10mila euro, e se non li avete usati fino a oggi, avete ancora 10mila euro, ma con l’inflazione che c’è stata nel frattempo – del 21 per cento dal 2020 – il loro valore è diminuito in modo considerevole. È come se, rispetto al 2020, ora valessero poco più di 8mila euro.
Con la guerra in Medio Oriente i prezzi hanno già ricominciato a crescere a un ritmo sostenuto, e il problema di un’inflazione eccezionale sta per riproporsi. Ci sono soluzioni di investimento anche molto semplici che aiutano a far crescere i risparmi in modo che almeno compensino l’aumento generale del costo della vita. Qui c’è una breve guida ad alcuni di questi, con i loro vantaggi e svantaggi, da intendersi come protezione aggiuntiva contro l’inflazione per chi ha già investimenti attivi e bilanciati, o come primo approccio di breve termine agli investimenti.
Il presupposto dei suggerimenti che seguono è uno, cioè che in un momento di inflazione è sconsigliato lasciare i risparmi fermi nel conto corrente con l’idea di tenerli al sicuro. Non è una scelta sbagliata di per sé, c’è chi può sentirsi più al sicuro: basta sapere che è una scelta che potrebbe far perdere valore a quei risparmi.
Prima, però, alcune considerazioni di base: gli investimenti di cui parleremo non sono la ricetta per arricchirsi, ma semplici spunti per proteggere i risparmi dalla sola inflazione. In più, non sono universalmente validi, perché le scelte di investimento sono strettamente personali: ciascuno ha propensioni, preferenze e ambizioni finanziarie diverse. Bisogna anche tenere a mente che negli investimenti la scelta migliore è sempre diversificare, e non investire tutto il proprio capitale su una stessa soluzione, in modo da bilanciare rischi e guadagni.
I conti deposito
La prima soluzione alternativa al conto corrente è il conto deposito, semplice per chi vuole tenere i suoi risparmi a disposizione, non vuole esporsi al rischio che il capitale scenda e non vuole stare troppo dietro all’andamento dei suoi investimenti. Sono lo strumento migliore per tenere i soldi per le emergenze o quelli accumulati per un progetto a breve termine, come una vacanza o una ristrutturazione.
I conti deposito sono conti bancari dove mettere i propri soldi, a fronte dei quali le banche garantiscono un tasso di interesse. A differenza dei conti correnti non si possono usare per pagare o fare operazioni, e a seconda della banca e del conto deposito possono cambiare le regole: alcune vogliono che i soldi siano vincolati per un certo periodo di tempo, altrimenti non danno il tasso di interesse promesso; altre invece lasciano la libertà di prendere e mettere i soldi quando si vuole, una libertà che talvolta comporta a un tasso di interesse più basso della media di mercato.

(AP Photo/Seth Wenig)
I conti deposito sono comodi perché si tengono i soldi liquidi quasi come in un conto corrente, facendoli però fruttare qualcosa senza il rischio di perderli. Come i conti correnti, anche i conti depositi sono infatti garantiti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, a cui tutte le banche italiane devono aderire: se una banca fallisce, tutti i suoi clienti con conti correnti e conti deposito fino a 100mila euro vengono rimborsati dal Fondo.
Dalla pandemia in poi i conti deposito sono diventati molto più convenienti di prima, perché seguono l’aumento dei tassi di interesse delle banche centrali. Queste aumentano i tassi di riferimento per cercare di fermare l’inflazione, dunque è possibile aspettarsi che i tassi offerti dalle banche saliranno ancora nei prossimi mesi (avevamo spiegato perché aumentare i tassi faccia diminuire l’inflazione qui). Nei momenti di picco dell’inflazione degli scorsi anni si trovavano conti deposito con un rendimento anche superiore al 5 per cento annuo lordo, mentre ora la media di mercato è intorno al 3 per cento: nell’esempio dei 10mila euro di risparmi, significherebbe garantirsi ogni anno intorno ai 300 euro lordi di interessi, a cui va tolto il costo del conto el’imposta del 26 per cento sulle rendite da capitale.
Ci sono alcune banche che offrono anche rendimenti più alti della media per i nuovi clienti e per un periodo di tempo limitato, quindi potrebbe essere anche un’occasione per cambiare banca e ottenere condizioni migliori. Per consultare facilmente cosa c’è in giro sono utili i siti che paragonano i servizi offerti dalle varie banche.
Gli ETF
Gli ETF sono uno strumento un po’ più sofisticato dei conti deposito. ETF sta per Exchange Traded Fund. Sono quote di fondi di investimento che replicano fedelmente l’andamento di una serie di titoli diversi. Invece di comprare i titoli singolarmente, gli ETF permettono di acquistare un solo strumento che ne raccoglie tanti, ottenendo lo stesso risultato e risparmiando tempo e costi di transazione. Gli ETF si possono acquistare tramite la propria banca o qualsiasi piattaforma di trading.
Ce ne sono di tutti i tipi: quelli che più si avvicinano alla funzione dei conti deposito sono i cosiddetti ETF monetari, cioè quote di fondi che replicano l’andamento dei tassi di interesse bancari e monetari, generalmente legati ai tassi di interesse delle banche centrali. Sono meno redditizi della media in periodi di bassa inflazione e tassi bassi, mentre diventano più interessanti nel momento in cui salgono i prezzi e ci si attende che le banche centrali aumentino i tassi di riferimento.

La conferenza stampa dell’ex presidente della banca centrale statunitense, Jerome Powell, trasmessa alla borsa di New York a marzo (AP Photo/Seth Wenig)
Un vantaggio degli ETF monetari rispetto ai conti deposito è che nella gran parte dei casi sono soggetti a una tassazione più bassa. Questo perché i fondi a cui si appoggiano spesso sono composti in gran parte da titoli di Stato, cioè gli strumenti con cui gli investitori prestano soldi agli Stati in cambio di un tasso di interesse. Hanno una tassazione agevolata rispetto agli altri investimenti (12,5 per cento contro il 26).
Gli ETF possono dare anche rendimenti più alti dei conti deposito perché seguono in tempo quasi reale la media di mercato, e se i tassi aumentano salgono contestualmente anche i loro rendimenti: i conti deposito invece danno un tasso di interesse garantito per un certo periodo di tempo, e quello resta anche in caso di aumento dei tassi di mercato.
Gli ETF sono anche un po’ più flessibili perché nel momento in cui si ha bisogno dei propri soldi si possono vendere facilmente sul mercato, mentre i conti deposito spesso prevedono vincoli. A differenza dei conti deposito però sono più rischiosi perché il capitale non è garantito.
I titoli di Stato indicizzati all’inflazione
Se l’orizzonte del nostro investimento non è di breve periodo, quindi se siamo abbastanza convinti che i soldi che investiamo non ci serviranno tra poco, anche i titoli di Stato possono essere una buona soluzione.
Hanno tre vantaggi: la tassazione agevolata; il fatto che sotto una certa soglia non concorrono al calcolo dell’ISEE; e il fatto che sono meno rischiosi dei titoli legati ad aziende private, dato che è meno probabile che uno Stato fallisca e dunque non restituisca i soldi. Ne esistono alcuni tipi che indicizzano i rendimenti all’inflazione, proteggendo così l’investimento dall’aumento dei prezzi.
Gli ultimi titoli di Stato di questo tipo sono i BTP Italia Sì. Sono stati creati dal governo italiano e sono riservati agli investitori privati: si possono comprare tramite la propria banca, e l’emissione sarà dal 15 al 19 giugno. Ce ne sono anche altri che hanno un meccanismo simile, sia italiani che di altri paesi.
I BTP Italia Sì hanno una durata di 5 anni: nel 2031 lo Stato restituirà agli investitori l’intero capitale che avranno investito. Nel frattempo ogni sei mesi pagherà loro interessi calcolati così: un tasso di interesse fisso (che si conoscerà al momento dell’emissione) a cui si aggiunge uno variabile basato sul valore dell’inflazione in Italia nei sei mesi precedenti. Alla fine dei 5 anni lo Stato pagherà anche uno 0,6 per cento di premio se si è tenuto il titolo fino a scadenza.

Un trader della borsa di New York, a marzo 2026 (AP Photo/Seth Wenig)
Questi titoli sono adatti a chi cerca un investimento a basso rischio e a chi sa già che non avrà bisogno di usare i soldi investiti prima della scadenza. È vero che i titoli di Stato si possono vendere in qualsiasi momento in caso di necessità, ma sono comunque esposti alle consuete fluttuazioni di mercato, e soprattutto in un momento di rialzo dei tassi di interesse tendono a perdere valore. È vero che i titoli indicizzati sono meno esposti rispetto a quelli a tasso fisso, ma se li si vende prima della scadenza si rischia comunque di non avere tutto il capitale indietro: dipende dalle quotazioni di mercato al momento della vendita.
– Leggi anche: BOT, BTP, BTP Valore: breve guida ai titoli di Stato
Legato ai titoli di Stato c’è un tipo di ETF interessante in caso di inflazione, che è quello che deriva il suo rendimento proprio dalle aspettative di inflazione: senza entrare troppo nei tecnicismi, segue il cosiddetto tasso di inflazione di breakeven, cioè la differenza tra i rendimenti dei titoli di Stato normali e quelli indicizzati all’inflazione.
Questi ETF incorporano subito le aspettative di inflazione dei mercati finanziari, e fanno guadagnare moltissimo soprattutto quando le aspettative aumentano in modo inatteso. Specularmente il loro valore scende quando si placa il timore degli investitori, cioè quando il problema dell’aumento dei prezzi inizia a risolversi da solo o quando le banche centrali cominciano a intervenire.



