Come Stellantis proverà a uscire dalla crisi
Con 60 miliardi di euro di investimenti entro il 2030, 60 nuovi modelli e la promessa di non chiudere nessuno stabilimento italiano

Stellantis ha presentato il suo nuovo piano industriale, il primo da quando a guidare il gruppo automobilistico c’è Antonio Filosa, diventato amministratore delegato a metà del 2025 dopo l’uscita di Carlos Tavares. Il piano si chiama “Fastlane 2030” ed è stato illustrato nella sede statunitense del gruppo ad Auburn Hills, vicino a Detroit. La promessa più rilevante per l’Italia è che non verrà chiuso nessuno stabilimento.
Stellantis è il quarto produttore di automobili al mondo, nato nel 2021 dalla fusione tra il gruppo italo-americano FCA – a sua volta nato dall’unione tra Fiat e l’americana Chrysler – e il gruppo francese PSA, che controllava i marchi Peugeot e Citroën, tra gli altri. Negli ultimi tre anni è andato molto male: da leader di mercato in Italia e in Europa, il gruppo non è stato in grado di innovare i processi e i prodotti, e ha invece puntato a rinnovare in maniera solo marginale vecchi modelli, perdendo quote di mercato e portando a un lento degrado dei suoi processi e dell’intero indotto. Il nuovo piano serve soprattutto a invertire questa tendenza.
Il numero che ricorre di più nel piano industriale è 60: Filosa ha promesso 60 miliardi di euro di investimenti entro il 2030 e 60 nuovi modelli da lanciare nello stesso periodo.
Degli investimenti, 36 miliardi (il 60%) andranno a marchi e prodotti, mentre 24 miliardi (il 40%) serviranno per le piattaforme, per i motori e le altre tecnologie. Le piattaforme sono l’insieme dei componenti standard come il telaio, le sospensioni e l’alimentazione, che possono essere utilizzate per costruire una gamma di diversi veicoli. Una quota molto consistente degli investimenti, il 60% di quei 36 miliardi destinati ai prodotti, andrà al Nord America, che il piano indica come il mercato su cui puntare di più.
Sul fronte dei conti, Stellantis punta a portare i ricavi dai circa 154 miliardi di euro del 2025 a 190 miliardi nel 2030, con un aumento di poco superiore al 20%. La crescita più forte è prevista negli Stati Uniti, del 25%, e una più contenuta in Europa, del 15%.
Una delle novità principali riguarda la riorganizzazione dei marchi e l’abbandono della strategia precedente, che puntava tutto sull’auto elettrica. I 60 nuovi modelli e i 50 aggiornamenti previsti combineranno motori elettrici, ibridi e termici. La maggior parte degli investimenti sarà concentrata su quattro marchi considerati globali – Jeep, Ram, Peugeot e Fiat – mentre altri marchi come Chrysler, Dodge, Citroën, Opel e Alfa Romeo diventeranno invece “regionali”, cioè legati ai paesi di origine. Ds e Lancia passeranno sotto il coordinamento rispettivamente di Citroën e Fiat.
Tra i nuovi modelli, Fiat ne avrà cinque (Topolino, Tris, Quattrolino, Next Gen 500 e Pandina), Peugeot sette, Opel quattro e Citroën tre, compresa una nuova 2 Cavalli. Alfa Romeo ne presenterà due. Per Maserati sono previsti due nuovi modelli, ma la strategia completa del marchio sarà presentata a parte, a Modena, a dicembre del 2026: con questa precisazione Filosa ha smentito le voci su una possibile vendita del marchio. «Il piano Fastlane suona così come una sveglia per tutti i player dell’auto e sembra dire: basta fughe in avanti con prematuri “all-in” sull’elettrico, rimettendo il cliente al centro, perché alla fine il mercato lo fa chi compra e sceglie», ha scritto il giornalista esperto di automotive Mario Cianflone sul Sole 24 Ore.
Per quanto riguarda l’Italia, Filosa ha elencato gli investimenti previsti nei vari stabilimenti, una sorta di rassicurazione dopo il deciso calo di produzione degli ultimi anni. A Mirafiori, a Torino, è in corso l’aumento della produzione della Fiat 500 ibrida. A Pomigliano d’Arco, vicino a Napoli, verranno prodotte le e-car: piccole automobili elettriche, sviluppate probabilmente con la cinese Leapmotor, che dovrebbero essere vendute attorno ai 15mila euro con i marchi Fiat e Citroën. A Melfi, in Basilicata, è confermato un modello in più rispetto al piano precedente, una delle due nuove Alfa Romeo. Ad Atessa, in provincia di Chieti, resta l’assegnazione del nuovo Ducato, il furgone che è il prodotto principale dello stabilimento.
Restano però alcune incognite, soprattutto sullo stabilimento di Cassino, nel Lazio: il suo futuro è legato al piano Maserati che sarà presentato a dicembre. Filosa si è limitato a dire che «Cassino ha un futuro», ma senza dare dettagli. Anche la produzione dei motori a Termoli, in Molise, resta da chiarire.
I sindacati hanno reagito in modo diverso l’uno dall’altro: la FIM-CISL ha parlato di un passo avanti rispetto a una situazione di forte difficoltà, mentre la FIOM ha giudicato il piano insufficiente e ha chiesto al governo di intervenire. La presentazione del piano non ha avuto effetti positivi in Borsa: alla fine della giornata di giovedì, il titolo Stellantis a Milano ha chiuso in calo di circa due punti percentuali, a 6,3 euro.



