La marina israeliana ha intercettato tutte le barche della Flotilla

I soldati israeliani hanno sparato contro alcune barche; ora gli attivisti dovrebbero essere portati al porto di Ashdod

Una motovedetta militare israeliana che ha partecipato all'intercettazione della Global Sumud Flotilla in acque internazionali, 18 maggio 2026 (ANSA)
Una motovedetta militare israeliana che ha partecipato all'intercettazione della Global Sumud Flotilla in acque internazionali, 18 maggio 2026 (ANSA)
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Tutte le barche della Global Sumud Flotilla sono state bloccate dalla marina israeliana: l’ultima, la Lina Al-Nabulusi, è stata fermata poco prima delle 20 a circa 118 miglia nautiche dalla Striscia di Gaza, quasi 220 chilometri. L’operazione di intercettazione era iniziata lunedì mattina in acque internazionali vicino a Cipro ed è proseguita martedì, sempre in acque internazionali. L’organizzazione ha detto che centinaia di attivisti sono stati trattenuti da Israele: il ministero degli Esteri italiano ha fatto sapere che tra loro ci sono 27 cittadini italiani e che tutti dovrebbero essere portati al porto di Ashdod, fra Tel Aviv e la Striscia di Gaza. La Global Sumud Flotilla ha invece detto che al momento i cittadini italiani trattenuti sono 29 e che oltre a loro ci sono anche tre cittadini non italiani, ma residenti in Italia.

Poco prima delle 16 gli organizzatori dell’iniziativa hanno pubblicato sui social un video in cui si vede un soldato israeliano sparare contro una barca della Flotilla da un gommone che l’aveva affiancata. Non si sa che proiettili abbia usato (se di piombo, di gomma o di altro tipo) né se ci siano feriti. Maria Elena Delia, portavoce italiana della Flotilla, ha detto che gli spari hanno colpito sei barche, fra cui una registrata in Italia. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto chiarimenti a Israele: un portavoce del governo israeliano ha detto all’ANSA che non sono state usate armi da fuoco e che nessuno è rimasto ferito.

Anche la precedente spedizione della Flotilla, lo scorso autunno, si era conclusa con l’intercettazione delle barche da parte di Israele, la detenzione ad Ashdod e infine l’espulsione degli attivisti. Molti di loro avevano raccontato poi di avere subito abusi fisici e psicologici mentre erano stati trattenuti da Israele, e la procura di Roma ha aperto diverse indagini.

Lunedì i ministeri degli Esteri di dieci paesi (l’unico europeo è la Spagna) hanno diffuso un comunicato congiunto in cui hanno duramente criticato l’operazione israeliana e chiesto il rilascio immediato di tutte le persone che erano a bordo delle barche della Flotilla. Anche Tajani aveva chiesto di garantire l’incolumità degli italiani trattenuti, e di liberarli.

Martedì il team legale che assiste la delegazione italiana della Flotilla ha inviato una diffida al ministero degli Esteri e ad altre autorità italiane affinché si attivino immediatamente per sapere dove esattamente siano stati portati gli attivisti e quali siano le loro condizioni, e per ottenere la loro liberazione. Tra gli italiani trattenuti da Israele ci sono anche il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto e il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovano.

Nel frattempo la Global Sumud Flotilla ha fatto sapere che oggi è stato formalmente depositato un esposto per il reato di sequestro di persona in relazione ai fatti avvenuti il 29 aprile, il 18 e il 19 maggio quando alcune unità della marina militare israeliana hanno intercettato e abbordato la flottiglia in acque internazionali.

La Global Sumud Flotilla era ripartita a metà aprile da Barcellona, e poi dalla Sicilia a fine mese, per cercare di rompere il blocco navale imposto da Israele davanti alla Striscia di Gaza. Era una missione praticamente impossibile: lo scopo della spedizione civile e indipendente era tenere alta l’attenzione sulla situazione dei palestinesi nella Striscia e cercare di portare loro cibo e beni di prima necessità, via mare e via terra.

Anche il convoglio della Flotilla che stava cercando di raggiungere via terra il varco di Rafah, al confine con l’Egitto, è stato bloccato in Libia: era partito il 15 maggio dall’Algeria ed è stato fermato vicino a Sirte. Ha detto che il suo passaggio è ostacolato dall’opposizione dell’Esercito Nazionale Libico, la fazione che controlla la parte est della Libia.