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  • Giovedì 14 maggio 2026

L’allenatrice di WNBA che viene dalla NBA

Dopo aver fatto esperienza nella lega di basket maschile, Becky Hammon è passata a quella femminile, dove ha vinto tre titoli in quattro anni

Becky Hammon nel 2018 (Michael Reaves/Getty Images)
Becky Hammon nel 2018 (Michael Reaves/Getty Images)
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Becky Hammon ha 49 anni e dal 2022 allena le Las Vegas Aces in WNBA, la più importante lega femminile di basket. Con Hammon, le Aces hanno vinto tre degli ultimi quattro titoli WNBA, la cui trentesima stagione è cominciata l’8 maggio e terminerà a settembre. Anche quest’anno le Aces sono tra le favorite per la vittoria, e una buona parte di merito è di Hammon. Come ha scritto The Athletic, è «l’artefice di una dinastia WNBA», l’allenatrice di una squadra capace di vincere e di rivincere, arrivando a definire – con le sue vittorie – uno specifico periodo nella storia di uno specifico sport.

Hammon giocava nel ruolo di playmaker, in cui bisogna gestire ritmi, tempi e azioni della squadra, e in cui è importante saper trovare soluzioni creative. Per molti versi, già da giocatrice Hammon era una sorta di allenatrice in campo.

Il suo inizio in WNBA però fu difficile: nessuna squadra la scelse al draft (il momento in cui si selezionano le nuove giocatrici in arrivo dall’estero o dal basket universitario) e le New York Liberty le offrirono un contratto solo dopo averla vista giocare in un ritiro pre-stagionale. Negli anni – prima con le Liberty e poi con le San Antonio Stars – divenne una cestista molto apprezzata, con oltre 500 partite giocate in WNBA tra il 1999 e il 2014. Hammon si fece notare – e criticare – perché, dato che non veniva convocata per la nazionale statunitense, scelse di giocare per la Russia, con cui vinse un bronzo alle Olimpiadi del 2008.

Sebbene fosse alta solo 1 metro e 66, che per una giocatrice di basket è un’altezza molto al di sotto della media, si affermò grazie alla sua interpretazione del ruolo di playmaker e si fece notare per i suoi tiri con una parabola molto alta, che iniziò a fare proprio per evitare che venissero intercettati dalle braccia delle avversarie. «Altre giocatrici possono dominare la partita grazie ai loro salti e alla loro forza fisica. Io ho dovuto dominarla giocando a scacchi», ha detto Hammon parlando dei suoi anni da giocatrice.

Hammon nel 2014 (AP Photo/Gus Ruelas, File)

A 37 anni, subito dopo aver terminato la carriera di giocatrice con le San Antonio Stars, Gregg Popovich la scelse come vice-allenatrice dei San Antonio Spurs in NBA, ruolo in cui rimase fino al 2022. Per il valore della squadra e per l’importanza di Popovich come allenatore, fu qualcosa di molto significativo (prima di lei c’era stata Lisa Boyer, che era stata contemporaneamente vice-allenatrice nelle Cleveland Rockers, in WNBA, e nei Cleveland Cavaliers, in NBA). Nel 2015 Hammon allenò gli Spurs in una Summer League, un torneo estivo organizzato dalla NBA, vincendola.

Hammon e Popovich nel 2019 (Matteo Marchi/Getty Images)

Per un paio di anni, soprattutto tra il 2020 e il 2022, ci fu chi parlò del fatto che potesse diventare la prima capa-allenatrice nella storia della NBA. Nel 2022 andò però in WNBA, alle Las Vegas Aces, con un contratto da 1 milione di dollari all’anno: nessuna allenatrice, e nessuna giocatrice, era mai stata pagata tanto nel basket.

Nel 2022 le Aces erano una squadra con molto potenziale ma che non aveva ancora vinto un titolo in WNBA, che esiste dal 1997 e in cui le Aces giocano (seppur con nomi diversi) fin dall’inizio. Quando Hammon divenne allenatrice c’erano già A’ja Wilson, ora una delle giocatrici più forti del mondo, e la playmaker Chelsea Gray.

Oltre a Wilson e Gray, in squadra c’erano molte giocatrici fisicamente forti, una caratteristica che ben si prestava a mettere in pratica il tipo di gioco che Hammon aveva portato con sé dal campionato maschile. Ancora oggi il gioco delle Aces si basa infatti molto sull’aspetto fisico e sul dinamismo, in particolare nel veloce movimento della palla. Non ci sono schemi particolarmente complessi, si reagisce e si crea in base alla situazione, spesso in base alle indicazioni date da Hammon nei timeout.

Wilson e Hammon nel 2025 (AP Photo/John Locher)

Hammon non è però solo un’allenatrice che chiede dinamismo e pensa schemi nei timeout. Secondo lei «la leadership si basa sulle relazioni». Nella scorsa stagione, per esempio, per rafforzare la fiducia reciproca che era mancata nella prima metà del campionato, fece fare alle sue giocatrici un’esercitazione fuori dal comune: una parte della squadra fu bendata e camminando all’indietro dovette attraversare da una estremità all’altra un materassino cosparso di uova. Per riuscirci, le atlete bendate dovevano affidarsi alla guida delle compagne che non lo erano. Sempre nel 2025 fece preparare a ogni giocatrice uno scouting report, un documento in cui descrivere i propri punti di forza e di debolezza corredato da statistiche, da discutere poi insieme.

Le Aces vinsero il torneo nel 2022, e poi di nuovo nel 2023. Nel 2024 persero in semifinale contro le New York Liberty, che poi vinsero il torneo, e nel 2025 tornarono a vincere per la terza volta: dopo un inizio altalenante (ad agosto le Aces persero di 53 punti contro le Minnesota Lynx) la squadra ebbe un finale di campionato in crescendo: arrivarono a vincere 16 partite consecutive e ottennero il titolo vincendo quattro partite in finale contro le Phoenix Mercury. Quest’anno l’inizio è stato di nuovo così così, con una sconfitta nella prima partita.