Il principale avversario di Starmer
Andy Burnham è il sindaco di Manchester e il politico Laburista più popolare, ma per sfidare il primo ministro dovrà prima diventare parlamentare

Dall’inizio della crisi del governo Laburista di Keir Starmer, si sta parlando molto di Andy Burnham: è il politico che un pezzo del partito considera il successore più naturale a Starmer come leader, e quindi come primo ministro. Al momento Burnham non è in parlamento, e per questo non potrebbe ricevere immediatamente l’incarico: in base alle regole del partito, infatti, essere parlamentari è un requisito sia per presentare una mozione di sfiducia al leader in carica, sia per poter prendere il suo posto. La sua centralità però è tale che alcuni tra i Laburisti chiedono di aspettare che ci torni per fare un’eventuale elezione interna.
Burnham è un politico di lungo corso dei Laburisti, anche se poco noto all’estero. Ha 56 anni e dal 2017 è il sindaco dell’area metropolitana di Manchester. In quel ruolo, durante la pandemia di Covid-19, si era scontrato con il governo centrale di Boris Johnson (dei Conservatori) sui fondi per la regione, ricavandone visibilità. Da allora, visto che Manchester è a nord, si porta appresso il soprannome di King in the North, come un personaggio della serie tv Game of Thrones. I media l’hanno ripescato in questi giorni.
Burnham si è iscritto ai Laburisti a 14 anni e ha sempre lavorato per loro: come consigliere dei parlamentari finché non lo è diventato a sua volta, nel 2001. Ha scalato le gerarchie fino a venire promosso ministro della Sanità tra il 2009 e il 2010, nell’ultimo governo dei Laburisti prima di quello attuale, in carica dal 2024. Burnham fa parte della corrente chiamata soft left, che sta tra quella più a sinistra e quella centrista del partito.

Andy Burnham per strada a Manchester, in una foto dello scorso autunno (AP Photo/Jon Super)
Negli anni successivi Burnham si è candidato due volte alle primarie per diventare leader del partito. Nel 2010 ha ottenuto solo l’8,7 per cento; nel 2015 invece è arrivato secondo con il 19 per cento, seppure staccato nettamente dal vincitore Jeremy Corbyn. La seconda campagna è ricordata anche per una scelta peculiare, per un leader di sinistra: Burnham l’aveva aperta nella sede della società di consulenza Ernst & Young, dicendo che gli imprenditori andavano considerati eroi «tanto quanto gli infermieri».
Nel 2017 si è dimesso dal ruolo di parlamentare per andare a fare il sindaco (non sono incarichi sovrapponibili). Nel 2021 è stato rieletto come sindaco, aumentando il margine della prima volta, e di fatto da lì in poi è stato considerato un possibile leader alternativo a Starmer, ambizione che lui non ha mai nascosto.

Una veduta di Gorton e, sullo sfondo, Manchester, in una foto di fine febbraio: è dove avrebbe voluto candidarsi Burnham (Christopher Furlong/Getty Images)
Nonostante oggi Starmer sostenga di avere buoni rapporti con Burnham, non gli ha mai perdonato di non averlo sostenuto alle primarie del 2020, quando andò a Manchester a chiedere il suo appoggio. Pochi mesi fa Starmer ha impedito a Burnham di candidarsi all’elezione suppletiva nel collegio di Gorton and Denton, temendo che se fosse tornato in parlamento avrebbe potuto sottrargli la leadership. Alla fine in quel collegio avevano vinto i Verdi: era stato un altro colpo alla credibilità di Starmer, accusato di anteporre i suoi interessi a quelli del partito.
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Anche nel discorso con cui lunedì ha cercato di salvare il governo, Starmer ha dato una risposta ambivalente sul ritorno di Burnham in parlamento. Ha sostenuto che la decisione spetti al direttivo del partito, che però risponde alle sue decisioni: ha 10 membri e quelli fedeli a Starmer sono la maggioranza. È vero anche che il contesto politico è cambiato talmente tanto, in questi mesi, che è irrealistico pensare si ripeta il veto a Burnham.
Per tornare in parlamento comunque Burnham dovrebbe essere rieletto. Dato che non sono in programma a breve elezioni suppletive in cui potrebbe candidarsi, la via più veloce sarebbe far dimettere un deputato o una deputata Laburista da un seggio considerato sicuro (probabilmente nell’area di Manchester o Liverpool, dove lui è molto apprezzato) e prendere il suo posto. Al momento però nessuno ha confermato di essere disposto a farlo e in ogni caso Burnham avrebbe davanti a sé una campagna elettorale non scontata, visto che i pessimi risultati dei Laburisti in alcune elezioni recenti hanno dimostrato che nessun seggio è veramente sicuro per il partito.
Infine l’esito di un’elezione interna per la leadership dei Laburisti, con Starmer candidato per restare in carica, è complicato da prevedere. I tesserati del partito hanno votato per l’ultima volta nel 2025, quando andava scelta la nuova vicesegretaria al posto di Angela Rayner che si era dimessa: aveva vinto Lucy Powell, ossia la candidata meno gradita a Starmer. Oggi la sua leadership, così come la presa sul partito, sono ancora più fragili. Burnham invece è il politico Laburista più popolare, molto più di Starmer e dei membri del governo.



