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  • Lunedì 11 maggio 2026

In Asia il costo della plastica è diventato un problema

Per produrla serve la nafta, che molti paesi importavano soprattutto da una regione: indovinate quale

Un operaio in una fabbrica per il riciclaggio della plastica, a Tokyo, nel 2019 (AP Photo/Koji Sasahara)
Un operaio in una fabbrica per il riciclaggio della plastica, a Tokyo, nel 2019 (AP Photo/Koji Sasahara)
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Da quando è iniziata la guerra in Medio Oriente, a fine febbraio, per molti paesi asiatici produrre plastica è diventato più complicato e costoso. Il motivo principale è la chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha interrotto il traffico di nafta verso l’Asia. La nafta è un derivato del petrolio usato per produrre etilene e propilene, due gas con cui si fabbricano le plastiche usate in molti prodotti di uso quotidiano.

Secondo alcune stime i paesi asiatici importavano il 60 per cento della nafta di cui avevano bisogno dai paesi del golfo Persico. Lo Stretto di Hormuz collega il golfo al resto del mondo, e da quando l’Iran ha iniziato a bloccare le navi che lo attraversano la quantità di nafta disponibile in Asia è crollata. Il suo prezzo è quasi raddoppiato.

Molte aziende che producono plastiche hanno alzato i prezzi e ridotto la produzione. In Giappone per esempio l’Idemitsu Kosan, un importante gruppo petrolchimico di Tokyo, e il Mitsubishi Chemical Group, avevano già ridotto la produzione di etilene a marzo, due settimane dopo l’inizio della guerra. Dall’etilene si forma il polietilene, la plastica più usata al mondo, per esempio per gli involucri e le pellicole degli alimenti.

Prima della guerra il Giappone importava circa il 45 per cento della sua nafta dal Medio Oriente: la prima ministra Sanae Takaichi sostiene che il paese abbia comunque a disposizione riserve sufficienti a produrre plastica fino alla fine dell’anno.

Bottiglie di plastica in un supermercato a Yokohama, in Giappone, nel 2019 (AP Photo/Koji Sasahara)

Bottiglie di plastica in un supermercato a Yokohama, in Giappone, nel 2019 (AP Photo/Koji Sasahara)

Lin Keh-yen, il portavoce del principale gruppo produttore di plastica di Taiwan, Formosa Petrochemical, ha detto al New York Times che ha ridotto la produzione del 42 per cento rispetto a prima della guerra. Per un po’ nelle scorse settimane la mancanza di nafta aveva provocato una penuria di sacchetti di plastica, di cui si era molto discusso sui giornali locali.

Anche l’Indonesia importava praticamente tutta la propria nafta dal Medio Oriente, e il governo ha detto che dall’inizio della guerra i prezzi dei prodotti di plastica sono aumentati tra il 50 e il 100 per cento. Vari produttori hanno detto che rischiano di dover interrompere la produzione.

La Corea del Sud importava dal Medio Oriente circa un terzo della nafta di cui ha bisogno, e anche in questo caso alcune importanti aziende (come la Yeochun NCC e la Korea Petrochemical Ind.) hanno ridotto la produzione. La mancanza di plastica ha provocato anche la penuria di alcuni prodotti medici di base, come le siringhe e i sacchetti per le flebo. A metà aprile il governo ha vietato di accumulare le siringhe, per timore che questo possa peggiorare ulteriormente la situazione.

Una venditrice di strada a Jakarta, nel marzo del 2025 (AP Photo/Dita Alangkara)

Una venditrice di strada a Jakarta, nel marzo del 2025 (AP Photo/Dita Alangkara)

La scarsità di materia prima fa aumentare i costi di produzione, che si ripercuotono sui moltissimi prodotti di ampio consumo fatti di plastica, come confezioni per alimenti, detersivi o bottiglie, e quindi su chiunque li compri.

Alcuni governi hanno cercato di prendere contromisure. L’Indonesia ha eliminato i dazi per importare materiali che servono per produrre imballaggi di plastica, e altri hanno iniziato a importare nafta da altri paesi: la Corea del Sud dalla Russia, l’Indonesia ha iniziato a negoziare con India, Stati Uniti e con diversi paesi africani. Il Giappone invece ha aumentato le importazioni dalla Cina di materiali come il polietilene.

La Cina per ora non ha risentito in modo comparabile della scarsità di nafta, nonostante importasse molto petrolio proprio dall’Iran, e quindi attraverso lo Stretto di Hormuz. Ci sono almeno due ragioni: il governo ha grandi scorte proprie e la Cina continua a importare molta nafta dalla Russia. Oltre a questo, ad aprile la Cina ha anche iniziato a importare dagli Stati Uniti una grande quantità di etano, una componente del gas naturale che può essere usata come alternativa alla nafta per produrre plastica.