Le proteste contro la partecipazione di Israele alla Biennale di Venezia
Il giorno prima dell'apertura dell'esposizione d'arte c'è stato un piccolo corteo e alcuni padiglioni sono stati chiusi

Venerdì sera a Venezia ci sono state alcune proteste contro la presenza di Israele alla Biennale, una delle esposizioni d’arte contemporanea più importanti al mondo, che sabato aprirà al pubblico. Nel tardo pomeriggio un piccolo corteo è partito da via Garibaldi, vicino ai Giardini della Biennale, con striscioni che chiedevano la liberazione della Palestina e accusavano Israele di genocidio. In prossimità del padiglione israeliano il corteo è stato fermato dalla polizia in assetto antisommossa e dopo poco si è disperso.
Alcuni padiglioni – che in questi giorni sono aperti solo alla stampa e agli addetti ai lavori – sono stati chiusi temporaneamente dal personale, in segno di solidarietà con le proteste. Fuori dalle porte sono stati affissi manifesti contro Israele. Stanno circolando per esempio le foto dei padiglioni chiusi di Ecuador, Egitto, Paesi Bassi e Belgio. Il sito Global Project, legato ai centri sociali della zona, ha scritto che sono stati chiusi anche quelli di Austria, Lituania, Catalogna, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro e Regno Unito.

L’artista olandese Dries Verhoeven all’ingresso del Padiglione Paesi Bassi, chiuso al pubblico (ANSA/ANDREA MEROLA)
Dell’opportunità della partecipazione alla Biennale di Israele – che dall’ottobre del 2023 ha invaso e raso al suolo la Striscia di Gaza, uccidendo oltre 75mila persone – si è cominciato a parlare a marzo, anche in relazione alla decisione della Fondazione che la organizza di permettere la riapertura del padiglione della Russia, che da quando ha invaso l’Ucraina nel 2022 è sottoposta a sanzioni internazionali. Nel 2024 il padiglione di Israele era rimasto chiuso per volontà degli artisti. Quest’anno la Fondazione ha sempre difeso il diritto di Russia e Israele di aprire i rispettivi padiglioni e partecipare all’esposizione.
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Alla fine di aprile però la Giuria internazionale della Biennale Arte di Venezia, che ha il compito di attribuire i premi principali, aveva dichiarato che dall’assegnazione dei premi avrebbe escluso quei paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale. Il riferimento era a Russia e Israele, perché il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sono accusati di crimini contro l’umanità commessi rispettivamente in Ucraina e nella Striscia di Gaza.
Questa scelta era stata molto criticata. Il ministero degli Esteri israeliano aveva sostenuto che questa decisione avesse «trasformato la Biennale da uno spazio artistico aperto, caratterizzato da idee libere e senza confini, in uno spettacolo di falso indottrinamento politico anti-israeliano». L’artista israeliano Belu-Simion Fainaru, che esporrà le sue opere alla Biennale, aveva minacciato di fare ricorso, sostenendo di essere stato vittima di discriminazione razziale e antisemitismo.
Il ministro italiano della Cultura Alessandro Giuli gli aveva telefonato per esprimergli la sua solidarietà. Poco dopo era arrivato l’annuncio di dimissioni dell’intera giuria.

Manifesti e cartelli a sostegno della causa palestinese sulla porta del Padiglione Belgio (ANSA/ANDREA MEROLA)



