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  • Giovedì 7 maggio 2026

L’Argentina indaga sulle origini del focolaio da hantavirus sulla nave da crociera

Ricostruire i primi contagi è fondamentale per tracciare i contatti e ridurre il rischio di un'ulteriore diffusione del virus

Operatori sanitari aiutano alcune persone a sbarcare dalla Hondius a Praia, Capo Verde, 6 maggio 2026 (AP Photo/Misper Apawu)
Operatori sanitari aiutano alcune persone a sbarcare dalla Hondius a Praia, Capo Verde, 6 maggio 2026 (AP Photo/Misper Apawu)
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Le autorità sanitarie in Argentina hanno avviato le indagini per capire se il focolaio da hantavirus che ha interessato la nave da crociera Hondius abbia avuto origine nel loro paese. Il tracciamento dei contatti è già in corso, ma ricostruire gli spostamenti di chi potrebbe essere stato contagiato non è semplice.

Dalla scoperta del focolaio tre persone che erano a bordo della nave sono morte, un’altra è ricoverata in terapia intensiva e tre passeggeri sono stati fatti sbarcare mentre la Hondius era nelle vicinanze di Capo Verde, nell’oceano Atlantico al largo dell’Africa. Un passeggero che aveva fatto solo una parte della crociera ed era poi rientrato in Svizzera è risultato positivo, ma non ci sono ancora informazioni chiare sulla sua salute. Nel Regno Unito due partecipanti alla prima parte del viaggio hanno detto di essersi messi in autoisolamento per precauzione, ma sostengono di non avere sintomi.

Dal momento del contagio alla manifestazione dei sintomi (il periodo di incubazione) possono trascorrere tra una e otto settimane, cosa che rende difficile la ricostruzione dei primi contagi. La Hondius era partita dall’Argentina il primo aprile per una crociera in Antartide e in alcune isole dell’oceano Atlantico meridionale. Nuovi casi potrebbero emergere ancora per settimane, considerati i tempi e il fatto che trasportava circa 150 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio.

Le preoccupazioni riguardano soprattutto una ventina di persone sbarcate il 23 aprile sull’isola di Sant’Elena, al termine del tratto della crociera che avevano prenotato. Stando alle ricostruzioni, quei passeggeri potenzialmente contagiati sono tornati nei loro paesi. Ci sono notizie di persone tenute sotto osservazione dalle autorità sanitarie statunitensi in Georgia, California e Arizona, mentre non ci sono informazioni chiare su diversi altri passeggeri sbarcati a Sant’Elena. Avere più dettagli sulle caratteristiche del virus potrebbe aiutare le attività di tracciamento.

L’Argentina è tra i paesi in cui annualmente si registrano più casi di infezione da hantavirus nel Sudamerica. Il ministero della Salute argentino ha confermato che dal giugno del 2025 a oggi sono stati registrati 101 casi in tutto il paese, circa il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La maggior parte delle infezioni era dovuta al virus Andes, che può causare seri problemi respiratori e ha un alto tasso di letalità tra i casi conosciuti: circa il 40 per cento di loro muore. Dalle verifiche condotte finora almeno due casi sulla nave sono stati ricondotti al virus Andes.

Alcuni roditori come ratti e topi fanno da riserva naturale del virus, che può essere contratto dagli umani nel caso in cui entrino in contatto con feci, urina o saliva di roditori infetti. A oggi non si sa con certezza se una persona infetta possa contagiarne un’altra o se il contagio avvenga solamente da roditori a umani.

Le indagini delle autorità sanitarie dell’Argentina hanno lo scopo di ricostruire dove fossero stati i passeggeri infetti prima di imbarcarsi sulla nave, in modo da capire se fossero stati contagiati prima di iniziare il viaggio e se ci possano essere stati altri contagi. Isolare le persone potenzialmente infette è importante per ridurre il rischio di un’ulteriore diffusione del virus. Due dei passeggeri morti avevano viaggiato anche in Uruguay e Cile prima di imbarcarsi a Ushuaia, la città nell’estremo sud dell’Argentina da dove era partita la Hondius.

Da mercoledì sera la nave è intanto in viaggio da Capo Verde alle isole Canarie, dove ha ricevuto un permesso per attraccare e proseguire l’assistenza sanitaria alle persone a bordo. Il presidente delle Canarie (che sono una comunità autonoma spagnola) ha però espresso perplessità sulla scelta e sui rischi per la comunità locale.

Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha detto che l’OMS è «in costante contatto con gli operatori della nave per tenere strettamente sotto controllo la salute dei passeggeri e dell’equipaggio». Ha poi chiarito che il tracciamento dei contatti è già stato avviato in collaborazione con i paesi coinvolti e che il «rischio per la salute della popolazione in generale rimane basso».