Alex Zanardi era perfetto per “Sfide”
Fu il primo conduttore del più famoso programma di approfondimento sportivo della Rai, e lo cambiò in tante cose

Il 5 settembre del 2012, poco dopo la vittoria della prima medaglia d’oro alle Paralimpiadi di Londra, l’atleta ed ex pilota automobilistico Alex Zanardi ricevette una telefonata: era Simonetta Ercolani, autrice televisiva e ideatrice di Sfide, il famoso programma di approfondimento sportivo della Rai. Ercolani si complimentò con Zanardi per il risultato, poi gli fece una proposta: «Se vinci un’altra medaglia ti faccio condurre Sfide».
Zanardi accettò di buon grado, anche perché aveva maturato qualche esperienza in televisione: nel 2010 si era fatto apprezzare come conduttore di E se domani, programma di divulgazione scientifica di Rai 3. Due giorni dopo Zanardi vinse il secondo oro, e quindi la scommessa: diventò il primo presentatore della storia del programma. Ci sarebbe rimasto per quattro anni, durante i quali raccontò la vita di molti grandi personaggi dello sport, tra cui Federica Pellegrini, Marco Simoncelli, Felice Gimondi, Agostino Di Bartolomei e Gigi Meroni.
Quando Zanardi cominciò a condurlo, Sfide era già un programma di culto. Andava in onda dal 1998, sempre in seconda serata, ed era diventato molto riconoscibile per via di una sigla particolarmente azzeccata, “Heroes” di David Bowie, e di una modalità di narrazione efficace e coinvolgente. Ogni puntata raccontava una grande impresa sportiva attraverso filmati d’archivio, presi principalmente dalle Teche Rai, che venivano selezionati, montati e messi in sequenza per costruire un racconto coerente. Il tutto veniva commentato da una voce fuori campo, che nella maggior parte delle occasioni era quella della doppiatrice Ughetta Lanari.
I testi erano scritti con un linguaggio lontano dai tic linguistici tipici del giornalismo sportivo italiano, più originale, evocativo e colto. L’obiettivo era generare un coinvolgimento emotivo nello spettatore e l’attenzione non era rivolta soltanto allo sport in sé, ma anche al contesto storico, sociale e politico che faceva da sfondo a quelle storie.
Con l’arrivo di Zanardi cambiarono alcune cose, anche perché Ercolani gli affidò compiti che andavano oltre la semplice presentazione della puntata. Partecipava attivamente alla costruzione del racconto, intervenendo dallo studio e alternandosi alla voce narrante di Lanari con un tono sobrio, partecipe e appassionato che si integrava perfettamente con quello già molto riconoscibile di Sfide. Zanardi dimostrò di essere un narratore molto capace, e rese il programma più vario con espedienti narrativi tutti suoi: spesso si prendeva del tempo per raccontare aneddoti legati alla sua esperienza da atleta o alle occasioni in cui aveva incontrato personalmente i personaggi di cui parlava.
Ma soprattutto, il coinvolgimento di Zanardi in Sfide aveva un forte significato simbolico. Per via della sua storia personale e professionale, Zanardi era una figura molto adatta per raccontare storie di coraggio e abnegazione legate allo sport: dopo il grave incidente che nel 2001 gli causò l’amputazione di entrambe le gambe era diventato prima un importante atleta paralimpico, e poi uno sportivo di ispirazione per molti.
La prima puntata condotta da Zanardi andò in onda il 1° ottobre del 2012, ed era dedicata a un argomento che conosceva molto bene: la vita del pilota di Formula 1 canadese Gilles Villeneuve, uno dei suoi idoli sportivi. «Se avessi potuto scegliere io avrei voluto correre proprio in quegli anni, con quelle auto bellissime, anche se probabilmente non sarei sopravvissuto», disse Zanardi nell’introduzione.
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Nelle quattro stagioni in cui condusse Sfide, Zanardi si occupò di moltissimi argomenti, come lo scandalo di Calciopoli, i Mondiali dell’82 e la carriera dell’alpinista Walter Bonatti. Una delle puntate più apprezzate fu quella dedicata alle indagini sulla morte di Marco Pantani, che contribuì a rinnovare l’attenzione sul caso.
In un’intervista a Esquire, Zanardi raccontò che la sua preferita fu quella dedicata a Felice Gimondi, «un ciclista che negli anni ’70 ha vinto tantissimo, ma che a un certo punto si è trovato di fronte Eddie Merckx, “Il Cannibale”, e batterlo sembrava impossibile. In una vecchia intervista, però, Gimondi riesce a dare un senso importantissimo alla presenza di questo rivale e dice: “Credo che Merckx mi abbia preparato alla vita, che mi abbia preparato al fatto che non tutto è facile”. Ed è così».

Zanardi durante la presentazione di una stagione di Sfide (ANSA/MATTEO BAZZ)
Ercolani ha detto che scelse di affidare la conduzione a Zanardi perché «aveva uno sguardo che in genere gli sportivi non hanno, coniugava l’amore per lo sport e l’amore per la vita, e in questo si sposava perfettamente con l’anima di Sfide: era il matrimonio perfetto».
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