Cosa non ha funzionato nella sicurezza alla cena dei corrispondenti
Entrare nell'hotel in cui si trovava Trump si è rivelato molto facile, anche per un uomo armato

Sabato sera un uomo ha sparato in un hotel di Washington, mentre cercava di raggiungere la sala dove si teneva un evento a cui partecipava anche il presidente Donald Trump. L’uomo, il 31enne Cole Tomas Allen, è stato rapidamente bloccato dagli agenti di sicurezza posizionati nel piano sopra alla sala, ma il fatto che sia riuscito ad arrivare armato così vicino al presidente ha sollevato dubbi e critiche sull’operato del Secret Service, l’agenzia che si occupa della sicurezza dei presidenti, e sull’organizzazione della sicurezza all’evento.
L’evento era l’annuale cena dei corrispondenti della Casa Bianca e si teneva nell’hotel Washington Hilton, un’enorme struttura a circa due chilometri dalla Casa Bianca. C’erano più di 2.500 invitati fra giornalisti, imprenditori e in generale persone note, ma anche molti membri dell’amministrazione Trump, tra cui cinque delle prime sei persone nella linea di successione presidenziale (cioè quelle che prendono il ruolo del presidente in caso di morte o incapacità di quest’ultimo o delle altre persone prima di loro nell’elenco).
Complessivamente il sistema di sicurezza dell’hotel ha funzionato come previsto: una potenziale minaccia (l’uomo armato) è stata rapidamente bloccata prima che riuscisse a entrare nella sala del presidente. È stato ferito un agente del Secret Service, che aveva un giubbotto antiproiettile ed è sopravvissuto. È stato però criticato il fatto che il perimetro di sicurezza fosse stato istituito solo nei piani attorno alla sala dell’evento, e non includeva tutto l’hotel. All’esterno della struttura c’erano dei controlli, ma per superarli bastava far vedere un invito per la cena o per uno dei molti eventi organizzati in concomitanza, senza particolari ispezioni.
È una cosa di cui ha parlato anche lo sparatore, che alloggiava nell’hotel come ospite. In un messaggio che ha inviato ai suoi familiari poco prima dell’attacco dice che la sicurezza all’evento è tutta all’esterno e rivolta verso le persone appena arrivate e a quelle che manifestavano contro Trump, mentre apparentemente nessuno pensava a cosa avrebbe potuto fare una persona già dentro l’hotel. Si chiede «cosa diavolo sta facendo il Secret Service?» e dice che nonostante si aspettasse cimici nelle stanze, telecamere di sicurezza, agenti armati e metal detector, non ha trovato «niente» di tutto ciò.
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Un agente dei servizi di sicurezza durante la cena (AP Photo/Tom Brenner)
Il Washington Hilton ha continuato a funzionare come hotel anche durante l’evento, ed è una struttura gigantesca: ha 1.017 fra stanze e suite per gli ospiti, 47 sale per riunioni ed eventi e quattro locali per mangiare. Bloccarlo completamente per un evento è impossibile. Prima della cena gli agenti del Secret Service erano stati visti mentre facevano domande allo staff e controllavano i locali dell’hotel, incluse le cucine.
Alla cena dei corrispondenti era stato assegnato un livello di sicurezza più basso rispetto ad altri momenti considerati di interesse nazionale, come la cerimonia di insediamento dei nuovi presidenti e il discorso annuale sullo stato dell’unione. È un evento privato, a cui però solitamente partecipano anche i presidenti: Trump aveva rotto questa tradizione, e sabato era la prima volta che partecipava nei suoi due mandati.
Il Secret Service non era l’unica agenzia di sicurezza presente: c’erano anche il servizio privato dell’hotel, la polizia cittadina di Washington e l’FBI, la polizia federale statunitense. Molti degli invitati avevano fatto entrare anche le rispettive scorte. In tutto gli agenti presenti erano centinaia.
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Non è la prima volta che il Secret Service viene criticato per il modo in cui gestisce un evento: un caso eclatante fu il comizio di Trump del 13 luglio 2024 a Butler, in Pennsylvania, quando venne colpito a un orecchio da un colpo di fucile sparato da un 21enne, Thomas Matthew Crooks, appostato su un tetto vicino. I proiettili uccisero una persona alle spalle dell’allora candidato presidente. Pochi minuti prima degli spari il Secret Service, che protegge anche gli ex presidenti, era stato avvisato della presenza di un uomo armato nelle vicinanze, ma non lo aveva fermato.
Il caso portò alle dimissioni della direttrice del Secret Service e a varie indagini sugli errori commessi, con diversi tentativi di riforma, ma non è l’unico incidente che ha coinvolto l’agenzia. Pochi mesi dopo il comizio di Butler, un uomo armato provò a introdursi su un campo da golf dove stava giocando Trump, prima di essere arrestato, e a febbraio un uomo è entrato armato nel club di Mar-a-Lago, dove il presidente passa gran parte del suo tempo, ed è stato ucciso (in quel momento comunque Trump era a Washington).



