L’indagine sul designatore degli arbitri di Serie A Gianluca Rocchi, in ordine
È accusato di aver scelto gli arbitri di due partite in modo da favorire l'Inter, e di aver condizionato una decisione del VAR

Sabato è emersa la notizia di un’indagine nei confronti di Gianluca Rocchi, il designatore degli arbitri dei campionati maschili di calcio di Serie A e B, che a fine giornata si è autosospeso dal suo ruolo. Il “designatore” è in sostanza il capo degli arbitri italiani, la persona che decide quali arbitri assegnare a ciascuna partita del campionato e quella che valuta il loro lavoro. Rocchi è accusato di aver indirizzato la designazione arbitrale di due partite del 2025 in modo da assecondare le preferenze dell’Inter, e poi di aver influenzato una decisione al VAR, il sistema che permette all’arbitro di cambiare una decisione sbagliata con l’assistenza di un altro arbitro in una sala video (che quindi può rivedere le azioni con calma).
Rocchi ha 52 anni, è stato a lungo arbitro in Serie A ed è designatore dal 2021. Il reato che gli viene contestato è “concorso in frode sportiva”, che punisce chi prova ad alterare il risultato di una competizione sportiva con atti illegali o fraudolenti (Rocchi è indagato in “concorso” perché si ritiene che possa aver commesso il reato con l’aiuto di altre persone). La pena prevista va da un mese a un anno, con una multa compresa tra i 250 e i mille euro.
La notizia, data per prima dall’agenzia AGI, è venuta fuori adesso perché a Rocchi è stato chiesto di presentarsi il 30 aprile per un interrogatorio. Sul caso sta indagando la procura di Milano. Nel 2025 aveva aperto un’indagine anche la procura della FIGC, la federazione calcistica italiana, che però aveva poi archiviato il caso (potrebbe anche decidere di riaprilo, se dall’indagine penale emergessero elementi ritenuti rilevanti).
L’indagine sta ottenendo grandi attenzioni e generando un certo clamore perché il modo in cui è stata presentata lascia pensare che possa esserci un più ampio sistema di condizionamenti nelle designazioni degli arbitri e anche nelle decisioni di campo prese con il VAR, che in Italia è spesso oggetto di polemiche e contestazioni. È quello che sta cercando di stabilire l’inchiesta della procura di Milano, ma al momento non ci sono elementi per poterlo sostenere: i fatti contestati a Rocchi fin qui noti si riferiscono solo a tre partite e le loro conseguenze appaiono per la verità piuttosto circoscritte. Per capire se dietro ci sia un sistema illecito più ampio bisognerà aspettare eventuali ulteriori sviluppi dell’inchiesta.
Le tre partite si sono giocate tutte nella seconda parte della scorsa stagione, quella 2024/2025. La prima è Bologna-Inter del 20 aprile 2025, finita 1-0 per il Bologna: secondo la procura di Milano, Rocchi avrebbe fatto in modo che l’arbitro della partita fosse Andrea Colombo perché gradito all’Inter. Scegliere l’arbitro per quella partita fa parte delle mansioni di Rocchi, e perciò quella scelta non è di per sé illecita: la procura ritiene quindi di avere elementi per sostenere che la scelta sia stata in qualche modo fatta nel tentativo di favorire l’Inter. A ogni modo non ci sono notizie di possibili condizionamenti dell’Inter nei confronti di Rocchi.
La seconda partita per cui a Rocchi viene contestata una designazione arbitrale è il ritorno della semifinale di Coppa Italia tra Milan e Inter, giocata il 23 aprile e vinta dal Milan per 3-0. Secondo la procura, in quella partita Rocchi avrebbe scelto come arbitro Daniele Doveri proprio perché poco gradito all’Inter, in modo da evitare che potesse arbitrare le successive partite dell’Inter (non c’è una regola fissa, ma generalmente nelle designazioni si cerca di evitare che un arbitro venga assegnato troppo spesso alla stessa squadra).
L’ipotesi della procura è che Rocchi volesse evitare di far arbitrare a Doveri le successive partite dell’Inter ritenute più importanti, come quelle della fase finale del campionato, in cui l’Inter si stava contendendo lo Scudetto poi vinto dal Napoli. È una delle accuse su cui ci sono più perplessità, per più di un motivo: il primo è che è difficile sostenere che la partita col Milan, un derby, fosse poco importante per l’Inter, che perdendo era stato eliminato dalla Coppa Italia da una sua storica rivale.
Il secondo è che secondo la procura questa decisione sarebbe stata presa da Rocchi il 2 aprile, durante la partita di andata di Coppa Italia contro il Milan (finita 1-1), e solo tre giorni dopo Doveri fu scelto come arbitro per la partita di campionato Parma-Inter, poi finita 2-2.
La terza partita al centro della accuse a Rocchi invece non c’entra con l’Inter: è Udinese-Parma del 1 marzo 2025, finita 1-0 per l’Udinese grazie a un rigore segnato dall’attaccante francese Florian Thauvin.
AGI ha diffuso un video in cui si vede Daniele Paterna, un arbitro addetto al VAR, che valuta un possibile fallo di mano del Parma nella sua area di rigore, e quindi un possibile rigore per l’Udinese. Nella discussione con gli altri addetti nella sala VAR, Paterna sembra propenso a escludere che sia necessario assegnare un calcio di rigore: a un certo punto però si gira, si rivolge a qualcuno fuori dall’inquadratura e poi dice all’arbitro in campo di rivedere l’azione di gioco registrata su uno schermo a bordo campo (di fare cioè una “on field review”). L’arbitro in campo, Fabio Maresca, rivede l’azione e decide poi di assegnare il rigore. Secondo la procura, la persona verso cui si gira Paterna sarebbe stata proprio Rocchi.
Le sale VAR con gli arbitri addetti a rivedere i video per segnalare possibili errori si trovano tutte in un’unica sede, l’International broadcasting centre di Lissone, in provincia di Monza e Brianza,. Le sale del VAR comunicano tutte con un salottino da cui sono divise da vetri: secondo la procura è da questa posizione che Rocchi avrebbe osservato quello che stava facendo l’arbitro al VAR Daniele Paterna, e lo avrebbe poi indirizzato a far assegnare il calcio di rigore. Visto che gli addetti al VAR hanno le cuffie, Rocchi non poteva parlare direttamente con loro, ma avrebbe bussato insistentemente sul vetro della sala e si sarebbe poi fatto capire.
Negli scorsi mesi Paterna era stato interrogato all’interno delle indagini, ma il procuratore lo ha poi indagato per falsa testimonianza ritenendo che stesse mentendo, sulla base di quello che mostrava il video.
È indagato per concorso in frode sportiva anche il supervisore VAR Andrea Gervasoni, anche lui a lungo arbitro in Serie A, che però è accusato per un episodio separato: la procura ritiene che abbia indirizzato l’assegnazione di un rigore in Salernitana-Modena, una partita di Serie B dell’8 marzo 2025, anche lui influenzando il lavoro del VAR.
Alcuni degli episodi contestati a Rocchi sono stati citati nell’esposto che l’anno scorso l’ex guardalinee Domenico Rocca aveva inviato alla Commissione arbitrale nazionale, segnalando presunte anomalie nella designazione degli arbitri e nelle loro decisioni. Gli episodi erano quindi già stati esaminati dalla giustizia sportiva, che funziona in maniera autonoma da quella ordinaria, ma il procuratore della FIGC, Giuseppe Chinè, aveva archiviato il caso non ritenendolo di rilievo disciplinare.
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