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  • Mercoledì 22 aprile 2026

È stato sbloccato il prestito da 90 miliardi dell’Unione Europea all’Ucraina

Soprattutto grazie all'Ungheria che ha rimosso il proprio veto, legato a un oleodotto in Ucraina danneggiato dalla Russia

Una scuola danneggiata da un attacco di droni russi contro la città ucraina di Cernihiv il 19 aprile (Maksym Kishka/Anadolu via Getty Images)
Una scuola danneggiata da un attacco di droni russi contro la città ucraina di Cernihiv il 19 aprile (Maksym Kishka/Anadolu via Getty Images)
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Mercoledì è stato sbloccato un prestito molto atteso dell’Unione Europea all’Ucraina, in sospeso da mesi a causa dell’opposizione dell’Ungheria. Per la sua approvazione definitiva servono ancora alcuni passaggi e i paesi membri hanno tempo fino a giovedì per presentare eventuali obiezioni, ma con il ritiro del veto ungherese dovrebbe essere una questione più che altro formale, dato che il prestito è molto voluto dalle principali istituzioni europee.

Il nome ufficiale della misura è Prestito di Sostegno all’Ucraina: è stato approvato dal COREPER, il Comitato dei Rappresentanti Permanenti, che si occupa dei lavori preparatori del Consiglio dell’Unione Europea, la riunione dei ministri dei paesi membri competenti per una determinata questione (in questo caso quelli degli Esteri). Ora dovrebbe essere approvato dal Consiglio Europeo in programma il 23 aprile a Cipro. Il COREPER ha approvato anche un nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia, il ventesimo.

Il prestito era già stato approvato all’unanimità a dicembre, ma a febbraio il governo ungherese di Viktor Orbán aveva cambiato idea, bloccandolo. Orbán sosteneva che l’Ucraina non stesse facendo abbastanza per riparare una sezione dell’oleodotto Druzhba (parola russa che significa “amicizia”), che porta petrolio russo in Ungheria e Slovacchia, danneggiata a gennaio da un bombardamento russo. Martedì il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che l’oleodotto è pronto a tornare in funzione, cosa che ha portato l’Ungheria a togliere il suo veto. Il petrolio è già partito e dovrebbe arrivare in Ungheria al più tardi giovedì.

– Leggi anche: L’Italia vuole costruire droni insieme all’Ucraina

La decisione di togliere il veto è arrivata pochi giorni dopo le elezioni parlamentari ungheresi, dove il partito di destra di Orbán, Fidesz, è stato pesantemente sconfitto da quello di opposizione Tisza, guidato da Péter Magyar. Orbán era il politico europeo più vicino alla Russia e si era a più riprese opposto alle decisioni dell’Unione in favore dell’Ucraina. Magyar, che dovrebbe entrare in carica come primo ministro a maggio, invece aveva annunciato una linea diversa, e aveva detto che il suo governo non si sarebbe opposto al prestito. Grazie alla ripresa prevista del transito del petrolio dall’oleodotto Druzhba, non è stato necessario neanche aspettare questo passaggio.

L’Ungheria comunque non contribuirà al prestito: assieme a Repubblica Ceca e Slovacchia aveva accettato di approvarlo solo se non avesse dovuto parteciparvi. I fondi sono garantiti dal bilancio comunitario, non hanno interessi e l’Ucraina è tenuta a restituirli solo se la Russia in futuro le pagherà delle riparazioni di guerra (quindi probabilmente mai). Sono divisi in circa 60 miliardi per il sostegno militare e 30 miliardi per il sostegno delle spese ordinarie dello stato ucraino.