C’è chi sta facendo grandi profitti con le oscillazioni dei prezzi del petrolio

C'entrano gli annunci sulla riapertura dello stretto di Hormuz e alcuni investimenti fatti al momento giusto, forse troppo giusto

Un operatore di Wall Street, la borsa di New York, il 25 marzo 2026 (AP Photo/Seth Wenig)
Un operatore di Wall Street, la borsa di New York, il 25 marzo 2026 (AP Photo/Seth Wenig)
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Nei giorni scorsi l’incertezza intorno all’apertura o alla chiusura dello stretto di Hormuz, da cui prima della guerra in Medio Oriente passava un quinto del petrolio mondiale, è stata accompagnata da speculazioni anomale sui mercati finanziari. Sebbene la speculazione in borsa sia piuttosto frequente in caso di eventi eccezionali come una guerra, il tempismo con cui stanno avvenendo questi grandi movimenti intorno al petrolio li rende eccezionali, e probabilmente illegali.

Venerdì gli investitori di tutto il mondo hanno scommesso complessivamente 760 milioni di dollari sul fatto che il prezzo del petrolio sarebbe sceso a breve. Gran parte di queste transazioni è avvenuta nei 20 minuti precedenti all’annuncio del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sulla riapertura dello stretto di Hormuz, annuncio che per l’appunto ha fatto scendere le principali quotazioni del petrolio di più del 10 per cento. Il risultato è che gli investitori dietro a quei 760 milioni di dollari ci hanno guadagnato parecchio.

Le loro operazioni sono avvenute con un tale tempismo che fanno sospettare che in qualche modo sapessero che l’annuncio stava per arrivare: è il comportamento tipico dell’insider trading, reato che punisce chi guadagna o trae vantaggio in borsa grazie all’uso di informazioni riservate.

In questo caso potrebbe essere successo che l’informazione sull’annuncio imminente del governo iraniano sia trapelata da persone direttamente coinvolte o vicine al ministro. O, più probabilmente, che sia trapelata dall’amministrazione Trump, che potrebbe averlo saputo con un po’ di anticipo.

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(AP Photo/Richard Drew)

Ad alimentare i sospetti che dietro possa esserci il governo statunitense è anche il fatto che Trump ha risposto all’annuncio del governo iraniano sulla riapertura di Hormuz con post e dichiarazioni molto, molto entusiaste, contribuendo così a una discesa del prezzo ancora più marcata, e quindi a un guadagno ancora maggiore per chi aveva scommesso su una sua riduzione.

Scommesse di questo tipo si possono fare perlopiù tramite i cosiddetti strumenti “derivati”, cioè contratti il cui valore deriva dal prezzo di altre cose (petrolio, oro, gas, e via così). Un altro strumento è il sito Polymarket, un “mercato predittivo” che ricorda il funzionamento del mercato azionario: qui gli utenti non scommettono direttamente sull’esito di un evento ma comprano un titolo a esso legato.

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È già capitato varie volte dall’inizio della guerra in Medio Oriente che intorno ad annunci di Trump capaci di creare grandi oscillazioni sui mercati ci siano state transazioni talmente anomale e dal tempismo talmente azzeccato da risultare sospette. Il Financial Times ha scritto che pochi giorni prima dell’inizio della guerra il broker finanziario del segretario statunitense alla Difesa, Pete Hegseth, aveva cercato di acquistare prodotti finanziari nel settore degli armamenti per vari milioni di dollari.

La U.S. Commodity Futures Trading Commission, l’autorità statunitense che si occupa di vigilare sul mercato degli strumenti finanziari legati alle materie prime, sta già indagando su due ondate speculative anomale che si sono verificate nelle scorse settimane intorno a eventi legati alla guerra in Medio Oriente. Il 7 aprile erano state fatte scommesse per circa 950 milioni di dollari poche ore prima che Stati Uniti e Iran annunciassero il cessate il fuoco di due settimane. Il 23 marzo gli investitori hanno venduto 500 milioni di dollari di titoli legati al petrolio nei 15 minuti precedenti all’annuncio di Trump di voler rinviare gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane, cosa che aveva provocato un calo del 15 per cento del prezzo del petrolio.

Le transazioni sono anonime, e solo l’indagine delle autorità di vigilanza potrebbe dimostrare se effettivamente è stato commesso un reato e da chi.

(AP Photo/Seth Wenig)

Il solo sospetto che dietro alla diffusione di queste informazioni possa esserci il governo statunitense in passato sarebbe stato un grande scandalo, ma con Trump è stato sdoganato anche questo: in certe occasioni lo stesso Trump si è vantato pubblicamente di aver fatto guadagnare persone a lui vicine coi suoi annunci. La Casa Bianca ha smentito di essere coinvolta negli ultimi casi sospetti, anche se per ora non ha commentato quanto successo venerdì.