In Sicilia c’è una nuova crisi dello smaltimento dei rifiuti
La guerra in Medio Oriente sta aggravando una situazione già complicata, e Catania ha dovuto chiedere aiuto a Palermo

La guerra in Medio Oriente sta avendo indirettamente delle conseguenze anche sullo smaltimento dei rifiuti nella parte orientale della Sicilia, aggravando una situazione da anni già molto delicata. Nella zona, come nel resto della regione, non ci sono termovalorizzatori attivi (cioè impianti in cui i rifiuti vengono inceneriti): i rifiuti di oltre 200 comuni vengono portati all’impianto di Lentini, in provincia di Siracusa.
È un impianto TMB (Trattamento Meccanico-Biologico), cioè in cui i rifiuti non vengono direttamente smaltiti ma trattati per essere trasportati fuori dall’isola. Da qui vengono inviati soprattutto in Emilia-Romagna, Lombardia e anche all’estero, come in Danimarca, dove vengono poi smaltiti nei termovalorizzatori.
Prima che iniziasse la guerra, il costo per smaltire una tonnellata di rifiuti era di circa 250 euro; per via dell’aumento del prezzo del gasolio e della benzina causato dalla guerra in Medio Oriente, oggi è di circa 400 euro: il 60 per cento in più.
Ma i problemi si devono anche al fatto che alcuni dei termovalorizzatori che smaltiscono i rifiuti provenienti dalla Sicilia oggi sono fermi, perché stanno svolgendo le manutenzioni primaverili. Di conseguenza Sicula Trasporti, l’azienda che gestisce l’impianto TMB di Lentini, ha dovuto ridurre di un terzo l’ingresso di rifiuti nei suoi impianti, portandoli da 900 a 600 tonnellate al giorno.
La situazione è particolarmente critica soprattutto a Catania, una città che produce in media 500 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno e dove l’adozione della raccolta differenziata è molto bassa: al punto che da quando il comune anni fa ha organizzato la raccolta porta a porta e rimosso i cassonetti dai marciapiedi, molti residenti hanno continuato a depositare i rifiuti indifferenziati nei luoghi in cui una volta trovavano i cassonetti, creando delle montagnole sul ciglio delle strade. La città dipende quasi interamente dall’impianto di Lentini, e i rallentamenti rischiano di provocare nuovi accumuli di rifiuti.
Per tentare di affrontare il problema, venerdì scorso il sindaco Enrico Trantino ha firmato un’ordinanza che dispone il trasferimento straordinario di duecento tonnellate di rifiuti al giorno nell’impianto di Termini Imerese, in provincia di Palermo, nella Sicilia nordoccidentale. Trantino ha detto che il provvedimento ha «carattere contingibile e urgente», e che rimarrà in vigore fino a quando l’impianto di Lentini non ricomincerà a lavorare a pieno regime.
Negli scorsi giorni le difficoltà della Sicilia nello smaltimento dei rifiuti erano aumentate anche a causa dello sciopero degli autotrasportatori e dei pescherecci, che avevano presidiato i porti e rallentato il trasferimento dei rifiuti fuori dall’isola verso impianti del Nord Italia e del Mediterraneo, tra cui Genova e Cipro. Per ora gli autotrasportatori hanno sospeso la protesta, mentre i pescherecci hanno detto di voler continuare a tenere ferme le navi.
Il presidente della regione Renato Schifani ha annunciato che, entro il 2028, sarà ultimata la costruzione di due termovalorizzatori a Palermo e a Catania. Le gare pubbliche per assegnare i lavori dovrebbero svolgersi entro il gennaio del 2027, e i lavori dovrebbero cominciare tre mesi dopo.



