In Sicilia è stata sospesa la protesta degli autotrasportatori per i rincari del carburante, ma non quella dei pescherecci

A partire da venerdì 17 aprile è stata sospesa la protesta degli autotrasportatori siciliani, che avevano interrotto le operazioni di carico e scarico dei rimorchi dalle navi per protestare contro i rincari del carburante dovuti alla guerra in Medio Oriente. L’obiettivo era bloccare l’arrivo di merci verso la grande distribuzione e verso i supermercati, per spingere governo e amministrazioni a mitigare in qualche modo il rialzo dei prezzi. La protesta era iniziata martedì e sarebbe dovuta durare almeno fino a sabato 18 aprile: le cose sono cambiate dopo che il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha organizzato per il 22 aprile un incontro con i rappresentanti delle aziende siciliane della logistica.
Nel frattempo si erano unite allo sciopero anche la Federazione armatori siciliani e l’Associazione pescatori marittimi professionali, bloccando quindi lo scarico delle merci e le attività di pesca. Loro hanno detto di non voler interrompere la protesta, e hanno fatto sapere che continueranno ad astenersi dal lavoro anche dopo la scadenza dello sciopero programmata per sabato. In reazione allo sciopero il presidente della Regione, Renato Schifani, aveva annunciato lo stanziamento di 25 milioni di euro destinati ai settori messi in difficoltà dall’aumento dei prezzi del carburante, tra cui appunto quello degli autotrasportatori, l’agricoltura e la pesca. L’annuncio non aveva avuto effetti sulla protesta.
Anche nel resto d’Italia le associazioni che rappresentano gli autotrasportatori stanno valutando scioperi, ma la situazione è ancora confusa: un’associazione, Trasportounito, ha annunciato uno sciopero dal 20 al 25 aprile; un’altra, Unatras, ha annunciato uno sciopero che invece dovrebbe cominciare il 15 maggio, perché annunciato rispettando il preavviso di 25 giorni stabilito per legge.


