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  • Sabato 18 aprile 2026

Sullo stretto di Hormuz c’è molta confusione

Venerdì l'Iran lo aveva riaperto, ma sabato mattina ne ha ordinato di nuovo la chiusura: nel frattempo solo poche navi sono riuscite a passare

Alcune navi bloccate nello stretto di Hormuz fotografate dalla spiaggia di Khor Fakkan, negli Emirati Arabi Uniti, l'11 marzo 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)
Alcune navi bloccate nello stretto di Hormuz fotografate dalla spiaggia di Khor Fakkan, negli Emirati Arabi Uniti, l'11 marzo 2026 (AP Photo/Altaf Qadri)
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Sabato mattina l’Iran ha detto che permetterà il passaggio nello stretto di Hormuz solo a un numero molto limitato di navi, dopo che venerdì aveva annunciato la sua riapertura completa. Nelle ore scorse diverse navi erano riuscite ad attraversarlo, dopo settimane in cui era rimasto completamente bloccato. Adesso però la situazione potrebbe cambiare di nuovo, e non è chiaro cosa succederà.

L’annuncio di sabato mattina è stato fatto dal comando militare Khatam al Anbiya, che si occupa di coordinare le forze militari dell’Iran (le forze armate regolari, e i Guardiani della rivoluzione). Il portavoce ha detto che è una ritorsione nei confronti degli Stati Uniti, che mantengono a loro volta un blocco navale sullo stretto, per le navi che cercano di lasciare o raggiungere i porti iraniani.

In serata i Guardiani della rivoluzione hanno detto che il blocco iraniano rimarrà in vigore fin quando lo sarà quello statunitense, che l’Iran considera una violazione degli accordi per il cessate il fuoco. Un funzionario anonimo ha anche confermato a CNN che l’Iran ha intenzione di continuare a chiedere un pedaggio.

La situazione è estremamente confusa, e cambia molto in fretta. Il passaggio resta parecchio rischioso, tra le altre cose perché l’Iran ha minato alcuni tratti dello stretto. Sabato due navi indiane sono state attaccate e costrette a tornare indietro. Un funzionario anonimo dell’amministrazione statunitense ha detto ad Axios che è stata attaccata anche una terza nave, ma non ha specificato che bandiera battesse.

Secondo l’Organizzazione Marittima Internazionale, ci sono circa 1.600 navi in attesa di entrare o uscire dallo stretto. Vista la confusione molte compagnie di navigazione hanno preferito rimanere caute, e non tentare il passaggio, per paura che le loro navi vengano attaccate e che la sicurezza degli equipaggi sia messa a rischio.

Un grande manifesto di propaganda iraniana a Teheran: mostra due leader militari iraniani, nell'atto di bloccare lo stretto di Hormuz (Anadolu/Getty Images/Fatemeh Bahrami)

Un grande manifesto di propaganda iraniana a Teheran: mostra due leader militari iraniani, nell’atto di bloccare lo stretto di Hormuz (Anadolu/Getty Images/Fatemeh Bahrami)

Lo stretto di Hormuz si trova tra Oman e Iran, ed è un passaggio marittimo obbligato per chi vuole entrare o uscire dal golfo Persico. Ci passa circa un quinto del petrolio e del gas naturale commerciati in tutto il mondo: dall’inizio della guerra, l’Iran lo aveva bloccato, come mezzo di pressione. I prezzi di petrolio e gas naturale erano aumentati parecchio.

Venerdì l’Iran aveva annunciato in modo confuso la riapertura dello stretto. Molte cose non erano chiare: per esempio, che rotta avrebbero dovuto seguire le navi, o se avrebbero dovuto pagare oppure no un pedaggio all’Iran.

La riapertura era sembrata fin da subito molto, molto fragile, perché la capacità dell’Iran di bloccare la circolazione nello stretto in qualsiasi momento era rimasta intatta.

Un primo ostacolo all’apertura dello stretto era la tenuta del cessate il fuoco in Libano. L’Iran ha sempre sostenuto che raggiungere un cessate il fuoco tra il governo libanese e Israele fosse una condizione necessaria per riaprire lo stretto. L’annuncio di venerdì, con cui il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi prometteva la «riapertura completa» dello stretto, era arrivato proprio dopo che era entrato in vigore un cessate il fuoco in Libano, mediato dagli Stati Uniti.

Donald Trump, il 17 aprile (AP Photo/Alex Brandon)

Donald Trump, il 17 aprile (AP Photo/Alex Brandon)

Il secondo, grosso ostacolo è il fatto che gli Stati Uniti continuano a bloccare tutte le navi dirette verso l’Iran, o in partenza dai porti dell’Iran. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sostiene che il blocco degli Stati Uniti rimarrà in vigore come mezzo di pressione nei confronti dell’Iran, fino a quando i due paesi non troveranno un accordo di pace definitivo.

Gli Stati Uniti hanno ammassato molte truppe e navi militari nell’area, e mantengono un proprio blocco a est dello stretto di Hormuz. Da lunedì 13 aprile hanno iniziato a far cambiare rotta alle navi che cercano di lasciare o raggiungere i porti iraniani, minacciando di abbordarle se non obbediscono.

L’Iran aveva già comunicato che dal suo punto di vista questo blocco era inammissibile, e che se gli Stati Uniti non avessero cambiato idea, avrebbe richiuso lo stretto, come poi ha annunciato sabato mattina.

– Leggi anche: Come sta funzionando il blocco navale degli Stati Uniti

Un manifesto della propaganda iraniana a Teheran, con una mano che chiude lo stretto di Hormuz e la scritta “Per sempre nelle mani dell'Iran”, il 17 aprile 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

Un manifesto della propaganda iraniana a Teheran, con una mano che chiude lo stretto di Hormuz e la scritta “Per sempre nelle mani dell’Iran”, il 17 aprile 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

Dopo l’annuncio di venerdì, solo poche navi sono riuscite a passare. Tra queste ci sono anche alcune petroliere. Per il momento non si sa bene a quali condizioni abbiano potuto farlo. L’annuncio della riapertura dello stretto aveva fatto calare di molto il prezzo del gas naturale e del petrolio. Era anche stato interpretato come un segnale che Stati Uniti e Iran starebbero raggiungendo posizioni più vicine nei colloqui che potrebbero portare alla fine della guerra.